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Da lunedì 42 miliardi di tredicesime per 36 milioni di italiani, 13,8 andranno all’erario

Dal primo dicembre, 36 milioni di italiani riceveranno 42 miliardi di euro netti di tredicesima. Pensionati primi beneficiari, seguiti entro Natale dai lavoratori dipendenti pubblici e privati.

A partire da lunedì prossimo, 1° dicembre, prenderà ufficialmente il via la stagione della tredicesima mensilità, la gratifica di fine anno che rappresenta, da quasi novanta anni, uno dei momenti più attesi dagli italiani. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, nel periodo compreso fra il primo dicembre e la vigilia di Natale, ben 36 milioni di persone riceveranno questa mensilità aggiuntiva, per un importo netto complessivo pari a 42 miliardi di euro. Al lordo delle imposte, tuttavia, le erogazioni complessivamente da sostenere dall’Inps, dalle Amministrazioni pubbliche e dai datori di lavoro privati ammontano a 55,9 miliardi di euro, mentre il fisco ne preleverà la considerevole somma di 13,8 miliardi di euro tramite le ritenute Irpef e i contributi previdenziali.

La progressione temporale del pagamento della tredicesima segue un ordine consolidato. I pensionati, che complessivamente ammontano a 16,3 milioni, saranno i primi beneficiari della gratifica natalizia, ricevendo l’accredito sui conti correnti o potendo ritirare contanti presso gli uffici delle Poste Italiane già a partire da lunedì. Successivamente, nel corso del mese di dicembre e comunque entro la vigilia di Natale, il pagamento interesserà anche i 19,7 milioni di lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che del settore privato. La data esatta della liquidazione per gli impiegati della pubblica amministrazione è fissata al 15 dicembre, giorno in cui verranno accreditati contestualmente anche gli stipendi ordinari del mese, anticipati rispetto alla data usuale del ventitré. Diversa è la tempistica per i lavoratori del settore privato, dove il pagamento dipenderà dalla specifica disciplina contenuta nei singoli contratti collettivi nazionali di lavoro e, pertanto, potrà avvenire fra il dieci dicembre e il ventiquattro dicembre.

Dal punto di vista del calcolo, la tredicesima non rappresenta una mensilità straordinaria aggiuntiva, ma piuttosto la risultanza di un meccanismo di accantonamento che si realizza progressivamente nel corso dell’intero anno solare. La formula matematica applicata prevede la moltiplicazione della retribuzione lorda mensile per il numero di mesi effettivamente lavorati, con il risultato poi diviso per dodici. Affinché un mese sia contabilizzato nella determinazione della tredicesima è necessario che il lavoratore abbia prestato servizio per almeno quindici giorni. Per i pensionati, il calcolo è sensibilmente più semplice, in quanto la tredicesima corrisponde semplicemente a una mensilità aggiuntiva dell’importo della pensione percepita. Occorre sottolineare come l’ammontare della tredicesima ricevuta sia sempre inferiore rispetto a una mensilità ordinaria, poiché è soggetto alle trattenute previdenziali ordinarie e alle aliquote Irpef vigenti, che per l’anno in corso rimangono al ventitré per cento per i redditi fino a ventottomila euro, al trentacinque per cento per quelli fino a cinquantamila euro e al quarantatre per cento per gli importi superiori.

L’analisi della distribuzione geografica della tredicesima rivela disparità significative fra le diverse aree del territorio nazionale. A livello provinciale, la provincia di Roma si configura come quella con il maggior numero di beneficiari, con 2.756.629 persone interessate, sia fra i lavoratori dipendenti che fra i pensionati. Seguono immediatamente la provincia di Milano con 2.484.590 percettori, la provincia di Napoli con 1.420.000 beneficiari e la provincia di Torino con 1.400.000 persone. Complessivamente, il nord Italia concentra una proporzione notevolmente più elevata delle tredicesime, con il novanta per cento circa delle risorse destinate al settentrione. Il fenomeno è riconducibile sia alla maggiore concentrazione della popolazione occupata e della popolazione anziana in queste aree, sia alla presenza di retribuzioni mediamente più elevate. Infatti, secondo le medesime indagini della CGIA, le buste paga nel settentrione risultano mediamente il cinquanta per cento superiori rispetto a quelle del Meridione, determinando di conseguenza tredicesime di importo sensibilmente più consistente.

L’impatto economico della tredicesima mensilità sulla compagine nazionale non si limita alla sfera dei redditi individuali, ma si estende all’intero tessuto economico e sociale del Paese. La stagione della tredicesima costituisce tradizionalmente un momento di rilancio dei consumi, soprattutto in riferimento all’acquisto di regali natalizi, il pagamento di bollette arretrate e il saldo di debiti. Secondo le stime elaborate da organismi specializzati, gli italiani destineranno circa 10 miliardi di euro all’acquisto di doni e articoli per le festività natalizie. Tale incremento di spesa comporta effetti positivi significativi per il commercio al dettaglio, in particolare per le piccole e medie imprese, e rappresenta un fattore di stabilizzazione per le bilance dei nuclei familiari durante il periodo invernale, evitando tensioni creditizie e riducendo il rischio di difficoltà economiche diffuse.

Per l’anno in corso, il governo italiano ha introdotto alcune misure accessorie destinate a integrare la tredicesima ordinaria. Tra queste figura il cosiddetto “bonus mamme”, un contributo straordinario destinato alle lavoratrici dipendenti o autonome che siano madri di almeno due figli a carico e che risultino in possesso di un reddito annuale lordo non eccedente i quarantamila euro. L’importo di tale bonus è determinato nella misura di quaranta euro per ciascun mese lavorato nel corso del 2025, fino al raggiungimento di un massimale pari a quattrocentottanta euro, e sarà corrisposto una tantum nel corso del mese di dicembre. Parallelamente, il governo ha confermato anche per l’anno in corso la corresponsione di un bonus straordinario di quasi centocinquantacinque euro destinato ai pensionati dell’Inps di età superiore ai sessantaquattro anni che risultino in possesso di redditi molto modesti. Per accedere a tale contributo, gli aventi diritto devono percepire una pensione annuale non eccedente l’importo del trattamento minimo Inps, stabilito per il 2025 in settemilasottoquarantasei euro e venti centesimi, e devono inoltre rientrare negli specifici limiti di reddito complessivo, sia nel caso di pensionato singolo che nel caso di coppia, secondo le disposizioni vigenti in materia.

Dal punto di vista della pressione fiscale, la tredicesima mensilità rappresenta una voce di gettito rilevante per l’erario, configurandosi fra i momenti dell’anno di maggiore prelievo di imposte dirette sui redditi da lavoro. Il gettito Irpef derivante dal pagamento della tredicesima 2025 è stato stimato in 13,8 miliardi di euro, un importo che incide significativamente sulle entrate tributarie complessive dell’amministrazione finanziaria dello Stato. Tale circostanza ha suscitato ripetutamente l’interesse del dibattito politico, con proposte ricorrenti di riduzione della tassazione sulla tredicesima al fine di incrementare il reddito disponibile per i lavoratori e stimolare ulteriormente i consumi nel periodo natalizio. In precedenti cicli legislativi sono state avanzate ipotesi di detassazione totale della tredicesima, che avrebbero determinato una riduzione delle entrate fiscali dell’erario di circa quattordici virgola cinque miliardi di euro, oppure proposte di tassazione sostitutiva al dieci per cento, con una perdita di gettito stimata fra i sei e i sette miliardi di euro. Tuttavia, per l’anno 2025, il governo ha optato per il mantenimento della tassazione ordinaria, senza prevedere agevolazioni specifiche sulla gratifica natalizia.

Storicamente, l’istituto della tredicesima mensilità affonda le proprie radici nel 1936, quando venne introdotta esclusivamente per i dipendenti del settore industriale. L’estensione a tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore di occupazione, avvenne successivamente, nel 1960, attraverso il Decreto del Presidente della Repubblica numero milleosettanta. Tale provvedimento segnò un momento di significativa evoluzione nella regolamentazione dei rapporti di lavoro in Italia e rappresentò un riconoscimento del principio secondo cui i lavoratori meritassero di beneficiare di una mensilità aggiuntiva, quale strumento di integrazione della loro retribuzione annuale. Nel corso dei decenni successivi, la tredicesima si è consolidata come istituto centrale nella cultura economica italiana, rappresentando non soltanto un elemento di tutela del reddito, ma anche un fattore di coesione sociale, in quanto consente a milioni di italiani di affrontare il periodo natalizio con maggiore serenità e di celebrare i riti tradizionali dello scambio di doni. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!