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Toscana, Recita di Natale con Gesù “censurato”, via dal testo della canzone: Genitori in rivolta

A Magliano, in Toscana, una scuola ha rimosso il nome di Gesù da un canto natalizio per “rispettare la laicità”. Scoppia la polemica: famiglie e politici denunciano la cancellazione delle tradizioni.

Nel cuore della Maremma, a Magliano in Toscana, la recita di Natale diventa terreno di scontro culturale e ideologico. In una scuola primaria del piccolo comune grossetano, le insegnanti hanno deciso di modificare il testo della canzone “Din Don Dan” – versione italiana del celebre “Jingle Bells” – rimuovendo il riferimento esplicito a Gesù. «Aspettando quei doni che regala il buon Gesù» diventa così «aspettando quei doni che regala il buon Natal». Una sostituzione solo apparentemente innocua, ma che tradisce un’impostazione culturale ben precisa: quella di una laicità fittizia, che non tutela nessuno, ma censura tutto.

Il Natale, per definizione, celebra la nascita di Gesù Cristo. Cancellarlo dal lessico scolastico per non “disturbare” chi non condivide la fede cristiana è un paradosso che ferisce la storia, la cultura e le tradizioni di un intero popolo. È il segnale più preoccupante di una civiltà che ha smesso di credere in se stessa, pronta a rinunciare ai propri simboli in nome di un malinteso spirito d’inclusione.

Non si tratta solo di una canzone modificata. Si tratta di un principio fondamentale: una comunità che rinnega le proprie radici è una comunità che si dissolve. L’integrazione non nasce dalla rimozione della tradizione, ma dal rispetto di essa. Chi arriva in Italia è giusto che venga accolto con rispetto, ma è altrettanto giusto che impari e si adegui alla cultura millenaria che lo accoglie. È profondamente sbagliato – e pericoloso – invertire il principio: non deve essere l’Italia ad abdicare alla propria identità per non “offendere” chi la incontra. L’ospitalità non è svendita.

La reazione dei genitori, che hanno definito la scelta una “cancellazione identitaria”, dimostra che una parte sana del Paese è ancora vigile. E ha ragione Susanna Ceccardi della Lega quando denuncia che, dietro la maschera della laicità, si cela un progetto ideologico che vorrebbe svuotare il Natale di ogni significato storico e religioso, riducendolo a una festa commerciale, fatta di renne, lucine e pupazzi. Ma non è questo il Natale. Non lo è mai stato.

Anche Fratelli d’Italia, con il deputato grossetano Fabrizio Rossi, ha espresso un giusto sdegno. È inaccettabile, dice, che un dirigente scolastico si arroghi il diritto di censurare ciò che ha plasmato la civiltà italiana per secoli. Il Natale è parte della nostra memoria collettiva, è un ponte tra generazioni, è un momento in cui la famiglia, la fede e la cultura si ritrovano unite. Spiegare ai bambini che “Gesù non si nomina” per rispetto di altri è un tradimento educativo: significa insegnare che la propria identità è un problema, qualcosa da nascondere. È una menzogna dannosa.

Questa non è una battaglia religiosa, è una battaglia culturale. Difendere il Natale cristiano non significa imporre una fede, ma proteggere un patrimonio comune. E ogni volta che questo patrimonio viene negato, arretriamo di un passo verso la perdita di senso, verso il disorientamento, verso una società che non ha più il coraggio di guardarsi allo specchio.

Il presepe realizzato dal sindaco di Magliano è una risposta simbolica ma potente. La tradizione non si negozia, si custodisce. Perché senza tradizione non esiste identità, e senza identità non c’è futuro. Se l’Italia continuerà su questa strada – quella della rinuncia e della cancellazione – si condannerà da sola al declino. È tempo di dire basta a chi vuole sostituire la verità con la paura, le radici con l’oblio. E di ricordare, una volta per tutte, che Natale è, e resterà, la nascita di Gesù.

Difendere il Natale è difendere l’Italia: senza radici non c’è identità, senza identità non c’è futuro. L’integrazione vera parte dal rispetto della nostra storia, non dalla sua cancellazione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!