Saqqara, la vasta necropoli a sud del Cairo, continua a essere un laboratorio vivente della memoria egizia. Gli scavi recenti hanno riportato alla luce un sepolcro di straordinario rilievo: la tomba del Principe Userferre, figlio del faraone Userkaf, sovrano fondatore della V dinastia (circa 2.500 a.C.). Il ritrovamento, avvenuto nell’aprile scorso, è frutto del lavoro congiunto tra il Consiglio Supremo delle Antichità egiziano e la Fondazione Zahi Hawass, guidata dal celebre archeologo che ha accompagnato personalmente una delegazione australiana sul sito. La sepoltura si distingue non solo per la qualità dei reperti, ma anche per i misteri che pone agli studiosi, a cominciare dalla sua complessa stratificazione d’uso nel tempo.
Il cuore simbolico della scoperta è una monumentale falsa porta in granito rosa, alta 4,5 metri. Perfettamente conservata, la struttura rappresentava per gli antichi Egizi un punto di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti, una soglia sacra per il transito dello spirito. Le iscrizioni geroglifiche, ancora nitide dopo oltre quattro millenni, hanno permesso di identificare chiaramente il rango del defunto: Userferre fu Vice-Ministro, Giudice e Scriba Reale, un uomo di potere al centro della macchina statale del tempo.
Ma ciò che ha acceso l’attenzione degli egittologi è il cosiddetto “giallo delle statue”: nella tomba sono infatti emerse numerose statue raffiguranti il faraone Djoser, la sua consorte e le dieci figlie. Un’anomalia evidente, visto che Djoser regnò almeno due secoli prima di Userferre. Le statue, secondo le prime analisi, erano originariamente collocate presso la Piramide a Gradoni – il monumento iconico di Djoser – e sarebbero state trasportate nella tomba del Principe solo in epoca tarda, forse nella XXVI dinastia. Il motivo del loro spostamento resta avvolto nel mistero: segni di un riutilizzo rituale o di una forma di venerazione dinastica? Le ipotesi si susseguono, ma al momento non esiste una risposta definitiva.
La tomba si è rivelata un vero scrigno di tesori. Tra i reperti più significativi si annoverano un tavolo per le offerte in granito rosso con liste dettagliate dei doni rituali, una statua in granito nero alta 1,17 metri datata alla XXVI dinastia – ulteriore conferma del riuso del sito in epoche posteriori – e tredici statue in granito rosa, alcune delle quali raffigurano le mogli del principe. Secondo Hawass, si tratta di una scoperta “unica nella regione”, capace di ampliare la nostra comprensione dell’arte scultorea e della società aristocratica dell’antico Egitto.
Eppure, come spesso accade in Egitto, ciò che è emerso è solo una frazione del tutto. Zahi Hawass stima che oltre il 70% dei tesori dell’antico Egitto sia ancora sepolto sotto le sabbie. La missione attualmente in corso a Saqqara intende proseguire gli scavi nell’area circostante, nella speranza di svelare altri elementi della tomba e, forse, di chiarire il mistero legato alla presenza delle statue di Djoser.
In un Egitto che continua a sorprendere anche dopo secoli di scavi, Saqqara riafferma il suo ruolo centrale come luogo di memoria e di enigmi. La tomba di Userferre non è soltanto un ritorno alla luce del passato, ma anche una finestra aperta sulle pratiche religiose, politiche e artistiche di un mondo che, nonostante le sabbie del tempo, non ha mai smesso di parlare. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
