Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Pensioni, dal 2027 cambia tutto: a che età si potrà smettere di lavorare

Dal 1° gennaio 2027 scattano i nuovi requisiti pensionistici: età e contributi aumentano gradualmente per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, con un incremento complessivo di tre mesi distribuito nel biennio 2027-2028.

Con la Circolare n. 28/2026, l’Inps ha recepito ufficialmente l’adeguamento dei requisiti pensionistici agli incrementi della speranza di vita per il biennio 2027-2028, dando attuazione alle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) e al decreto direttoriale del 19 dicembre 2025. Si tratta di un aggiornamento atteso e tecnicamente obbligato, previsto dalla Legge Fornero, che lega in maniera automatica i requisiti di accesso alla pensione all’evoluzione della speranza di vita certificata dall’Istat. Il risultato pratico è che dal 1° gennaio 2027 le soglie di uscita dal mercato del lavoro si alzeranno per la prima volta dopo anni di stabilità, con un incremento complessivo di tre mesi distribuito in due fasi distinte nel corso del biennio.

Il meccanismo dell’adeguamento

Il sistema di adeguamento alla speranza di vita fu introdotto con la riforma Fornero del 2011 e prevede che, con cadenza biennale, i requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento vengano rivalutati in funzione dell’incremento della vita media della popolazione italiana, così come stimato dall’Istat. Dopo un periodo di congelamento dovuto alla riduzione della speranza di vita registrata durante la pandemia da Covid-19, l’incremento torna ora in vigore, sebbene con una modulazione graduale introdotta dall’ultima Legge di Bilancio per attenuarne l’impatto sui lavoratori prossimi alla pensione. Nello specifico, l’aumento complessivo di tre mesi viene spalmato su due anni: un mese scatterà dal 1° gennaio 2027 e gli ulteriori due mesi entreranno in vigore dal 1° gennaio 2028, portando il totale a tre mesi in più rispetto ai requisiti attuali. Senza questa modulazione, l’intero incremento trimestrale sarebbe scattato in una sola volta nel 2027, con effetti più bruschi per i lavoratori già prossimi alla soglia.

Pensione di vecchiaia: l’età sale

Per la pensione di vecchiaia ordinaria, il requisito contributivo di venti anni rimane invariato, ma cambia quello anagrafico. Dal 1° gennaio 2027 sarà necessario aver compiuto 67 anni e un mese, mentre dal 1° gennaio 2028 la soglia salirà ulteriormente a 67 anni e tre mesi. Tale requisito si applica alla generalità dei lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) e alle gestioni sostitutive, esclusive ed esonerative, indipendentemente dal regime previdenziale — misto o integralmente contributivo — cui appartengono. Per i lavoratori interamente nel sistema contributivo, privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, resta confermato l’ulteriore vincolo legato all’importo dell’assegno, che deve essere almeno pari all’assegno sociale per accedere alla pensione a 67 anni.

Vecchiaia contributiva: la soglia dei 71 anni

Per i lavoratori che non raggiungono il requisito contributivo di venti anni ma possono vantare almeno cinque anni di contribuzione effettiva, la normativa prevede un canale alternativo di accesso alla pensione di vecchiaia, senza vincoli sull’importo dell’assegno. Anche questo canale subisce l’adeguamento: l’età minima richiesta passa da 71 anni a 71 anni e un mese nel 2027, per poi salire a 71 anni e tre mesi nel 2028. Si tratta di una misura residuale, destinata prevalentemente a lavoratori con carriere discontinue o con bassa contribuzione, che però riflette pienamente la logica del meccanismo automatico di revisione dei requisiti.

Pensione anticipata: più contributi per tutti

L’adeguamento alla speranza di vita incide in modo significativo anche sulla pensione anticipata ordinaria, che — a differenza della vecchiaia — non prevede un requisito anagrafico fisso, ma è interamente basata sull’anzianità contributiva maturata. Dal 1° gennaio 2027, gli uomini dovranno aver accumulato 42 anni e 11 mesi di contributi, mentre le donne ne dovranno contare 41 anni e 11 mesi. Dal 1° gennaio 2028 il requisito salirà a 43 anni e un mese per gli uomini e a 42 anni e un mese per le donne, con un incremento complessivo di due mesi rispetto ai requisiti del 2026. È opportuno sottolineare che a questi valori si applica il consueto meccanismo di fenestra mobile di tre mesi, che posticipa ulteriormente la decorrenza effettiva del trattamento pensionistico rispetto alla maturazione del diritto.

Lavoratori precoci: deroghe e soglie specifiche

Una disciplina peculiare è riservata ai cosiddetti lavoratori precoci, ossia coloro che possono far valere almeno dodici mesi di contribuzione effettiva prima del compimento del dicianovesimo anno d’età e che si trovano in una delle condizioni di tutela previste dalla normativa (disoccupazione, invalidità, assistenza a familiari non autosufficienti, svolgimento di lavori gravosi o usuranti). Per questa categoria, l’accesso alla pensione anticipata avviene con requisiti contributivi ridotti, anch’essi tuttavia soggetti all’adeguamento biennale: dal 2027 sarà necessario un’anzianità di 41 anni e un mese, che salirà a 41 anni e tre mesi dal 2028. Fa eccezione la categoria dei lavoratori gravosi e usuranti, per i quali la soglia contributiva rimane fissa a 41 anni, senza adeguamento alla speranza di vita, come espressamente stabilito dalla Legge di Bilancio 2026.

Esonerati dagli aumenti: le categorie protette

La legge di bilancio 2026 ha confermato l’esclusione dall’adeguamento alla speranza di vita per alcune categorie specifiche di lavoratori, in linea con una tendenza consolidata nelle ultime riforme previdenziali. Sono esonerati dall’incremento i titolari di Opzione Donna, i beneficiari di Ape Sociale e i lavoratori che accedono alla pensione tramite accordi di esubero aziendale con fondi di solidarietà bilaterali. Per questi ultimi, i requisiti restano ancorati alle soglie precedenti, senza scatti automatici, a conferma della funzione ammortizzatrice che il legislatore attribuisce a questi strumenti nel gestire le uscite anticipate dal mercato del lavoro, soprattutto in contesti di ristrutturazione industriale.

Lo scenario oltre il 2028

L’adeguamento per il biennio 2027-2028 non rappresenta un episodio isolato, ma è parte di un processo strutturale destinato a proseguire. Già nel 2029 è atteso un nuovo aggiornamento dei requisiti, sulla base della revisione della speranza di vita che l’Istat effettuerà nei prossimi anni: le stime correnti suggeriscono un ulteriore incremento di circa tre mesi, che — cumulato agli scatti del biennio in corso — proietterebbe la pensione di vecchiaia verso 67 anni e sei mesi entro il 2030, per poi avvicinarsi a 67 anni e nove mesi entro il 2033. Si tratta di previsioni indicative, soggette alla variabilità dei dati demografici e a possibili interventi legislativi, ma che tracciano con chiarezza la traiettoria di lungo periodo del sistema previdenziale italiano: un sistema in cui l’uscita dal lavoro avverrà sempre più tardi, in parallelo all’allungamento della vita media della popolazione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!