L’Inps procederà al ricalcolo di migliaia di pensioni di vecchiaia dei lavoratori pubblici iscritti alle quattro ex casse Inpdap — enti locali, sanità, ufficiali giudiziari e insegnanti d’asilo — liquidate a partire dal 1° gennaio 2024 applicando per errore le nuove aliquote di rendimento meno vantaggiose introdotte dalla Manovra 2024, anziché le vecchie aliquote più favorevoli previste per legge per le pensioni di vecchiaia. L’Istituto ha fornito chiarimenti con il Messaggio n. 787 del 5 marzo 2026, dopo approfondimenti condivisi con il ministero del Lavoro.
La vicenda origina dalla legge di Bilancio 2024, che ha ridotto le aliquote di rendimento per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni ex Inpdap che al 31 dicembre 1995 avevano meno di 15 anni di contributi, con un possibile taglio della quota retributiva dell’assegno. Secondo le stime ufficiali, la misura avrebbe interessato oltre 31.000 pensioni solo nel 2024, fino a coinvolgere 732.000 trattamenti in vent’anni. Durante l’iter parlamentare, however, la norma è stata corretta: la stretta è stata limitata alle sole pensioni anticipate, escludendo espressamente le pensioni di vecchiaia.
Il punto centrale del chiarimento Inps è che le nuove aliquote si applicano solo alle pensioni anticipate, comprese quelle dei lavoratori precoci, e non alle pensioni di vecchiaia. Il criterio discriminante non è come il lavoratore lascia il servizio, ma quale tipo di pensione ottiene. L’esclusione vale anche per i trattamenti di vecchiaia liquidati in cumulo, se la quota retributiva è stata calcolata con le nuove aliquote invece che con quelle precedenti.
Quanto alla soglia temporale, l’Inps conferma che le nuove aliquote non si applicano a chi aveva già maturato i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2023: in questi casi continua a valere il vecchio sistema di calcolo, anche se la decorrenza della pensione è successiva. Per i lavoratori precoci, le nuove aliquote non si applicano se il diritto alla pensione è stato maturato e certificato entro il 31 dicembre 2023, anche se la decorrenza effettiva è arrivata dopo.
Per tutte le pensioni di vecchiaia colpite dall’errore, l’Inps dispone il ritorno alle vecchie aliquote di rendimento precedenti alla Manovra 2024, con l’obiettivo di riportare l’importo dell’assegno a quello corretto fin dall’origine. La revisione avverrà d’ufficio, senza necessità di nuova iniziativa da parte del pensionato. Le sedi territoriali dell’Inps dovranno intervenire anche sui ricorsi amministrativi ancora aperti, correggendo gli atti in autotutela e annullando i provvedimenti errati.
I pensionati interessati riceveranno le differenze arretrate maturate dal momento della decorrenza della pensione, con l’aggiunta di interessi legali e, quando dovuta, della rivalutazione monetaria. Quanto agli indebiti pensionistici generati dall’errore iniziale, l’Istituto stabilisce che dovranno essere annullati con la motivazione di “insussistenza originaria del debito per errore nel calcolo della pensione”.
Fonti normative: Legge di Bilancio 2024 (legge 30 dicembre 2023, n. 213); Messaggio Inps n. 787 del 5 marzo 2026. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
