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Bonus Mamme Lavoratrici, aumento fino a 720 euro: chi può fare domanda. Scadenza il 31 gennaio

Il bonus mamme cresce a 720 euro l’anno, ma per ottenerlo bisogna rispettare requisiti precisi e agire in fretta: c’è tempo solo fino al 31 gennaio 2026 per inviare la domanda.
Credit © Unsplash

Con la legge di Bilancio 2026, il governo rilancia con decisione il sostegno alle madri lavoratrici, potenziando il bonus già introdotto negli anni precedenti. L’Inps, con una nota pubblicata il 27 gennaio, ha chiarito tutti i dettagli operativi del contributo, dall’importo aggiornato ai requisiti per accedervi, fino alle scadenze per presentare domanda. La misura è pensata per rafforzare il legame tra genitorialità e occupazione femminile, soprattutto nelle fasi più delicate della crescita dei figli.

La novità principale è l’aumento dell’importo mensile, che passa da 40 a 60 euro, con un incremento netto del 50%. Su base annua il beneficio può così arrivare fino a 720 euro, contro i 480 dell’anno precedente. Si tratta di un contributo esentasse, che non entra nella base imponibile e viene erogato direttamente dall’Inps in un’unica soluzione, calcolata in base ai mesi effettivamente lavorati nel corso del 2025. Il pagamento per le domande inviate entro il termine ultimo del 31 gennaio 2026 è previsto entro il mese di febbraio.

A chi spetta il Bonus Mamme Lavoratrici 2026?

Il bonus spetta alle lavoratrici dipendenti, sia nel settore pubblico che privato, ma anche a libere professioniste e autonome, a patto che rispettino alcune condizioni precise. In primo luogo, il reddito annuo non deve superare i 40mila euro. Il beneficio è legato alla composizione del nucleo familiare: nel caso di due figli, il più piccolo non deve aver compiuto 10 anni; se i figli sono tre o più, il limite di età sale a 18 anni. Restano escluse le lavoratrici domestiche e le madri con almeno tre figli e contratto a tempo indeterminato che già beneficiano dell’esonero contributivo IVS introdotto con la legge di Bilancio 2024, per evitare cumuli di agevolazioni.

L’Inps ha confermato che anche le lavoratrici a tempo determinato, incluse le supplenti della scuola – docenti e personale Ata – possono accedere al bonus, purché nei mesi di riferimento risulti attiva una posizione lavorativa. La platea è dunque ampia, ma con controlli rigorosi: l’istituto sta infatti verificando tutte le istanze presentate, soprattutto quelle che non hanno superato i controlli automatici, permettendo alle interessate di intervenire sul portale per regolarizzare eventuali incongruenze o aggiornare le modalità di pagamento.

Come presentare la domanda entro il 31 gennaio

La domanda va presentata tramite il datore di lavoro, comunicando il numero di figli e i relativi codici fiscali. Per chi ha avuto un figlio nel 2025, è necessario attendere il rilascio del codice fiscale del neonato prima di inoltrare la richiesta. L’Inps ha anche aggiornato il servizio online per permettere l’invio di domande integrative: chi ha dimenticato di indicare alcuni mesi lavorati nel 2025 può sanare l’omissione entro la scadenza del 31 gennaio 2026. Lo stesso termine è valido per coloro che hanno maturato i requisiti tra il 9 e il 31 dicembre 2025. In origine, la scadenza ordinaria era fissata al 9 dicembre, ma è stata prorogata per effetto delle festività.

Il meccanismo del bonus resta invariato rispetto all’anno scorso: nessuna erogazione mensile, ma un’unica somma corrispondente ai mesi in cui la madre ha lavorato nel corso del 2025. Il tetto massimo di 720 euro si raggiunge solo in caso di 12 mensilità piene. Per chi ha già presentato domanda entro dicembre 2025, i pagamenti sono partiti già nello stesso mese, mentre l’Inps sta completando l’erogazione per tutte le altre richieste pervenute nei tempi previsti. L’accesso al beneficio, seppur semplificato, richiede quindi attenzione alle scadenze e alla correttezza dei dati inviati.

La misura si inserisce in un più ampio disegno di sostegno alla genitorialità e all’occupazione femminile, e la sua efficacia sarà misurata anche sulla capacità di intercettare le reali esigenze delle lavoratrici. L’aumento dell’importo rappresenta un segnale, ma resta fondamentale che le beneficiarie siano messe nelle condizioni di conoscere, richiedere e ottenere senza ostacoli l’agevolazione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!