Il governo Meloni studia un pacchetto di misure selettive per contenere gli effetti dei rincari di benzina e gasolio sull’economia italiana, in risposta all’escalation del conflitto in Medio Oriente che ha fatto impennare le quotazioni del petrolio. L’ipotesi di un taglio generalizzato delle accise sembra tramontata, almeno per il momento, mentre prende corpo l’idea di un bonus anti-rincari riservato alle famiglie meno abbienti e di sgravi fiscali per le imprese più esposte alla crisi.
Il punto di riferimento nel governo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che lavora in coordinamento con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. In un’intervista al Quotidiano Nazionale, Urso ha annunciato che ci saranno “interventi compensativi mirati e quindi più efficaci a favore delle famiglie meno abbienti, dell’autotrasporto e delle imprese”. La platea principale del bonus sarebbe composta dalle famiglie con un ISEE inferiore ai 15.000 euro. In parallelo, sono allo studio sgravi fiscali per le aziende maggiormente colpite dai rincari, tra bollette energetiche e blocchi all’export.
Tra le soluzioni concrete che circolano nelle stanze del governo vi è il ripristino della carta “Dedicata a te” anche per l’acquisto di carburante, misura già adottata nel 2023 e nel 2024 che prevedeva un contributo di circa 77 euro per le famiglie in condizioni di grave difficoltà economica. Si valuta inoltre l’introduzione di un credito d’imposta per le imprese del settore logistico e dell’autotrasporto, con l’obiettivo di evitare che i rincari del gasolio si trasferiscano a cascata sui prezzi dei beni di prima necessità trasportati su gomma.
La scelta di puntare su interventi mirati, anziché sul taglio delle accise, è motivata da Urso con l’esperienza del governo Draghi durante la crisi energetica del 2022. Secondo il ministro, la riduzione delle accise decisa allora “costò allo Stato, ai cittadini, circa un miliardo al mese e non raggiunse l’obiettivo: l’inflazione, infatti, continuò a crescere e, peraltro, come certificò l’Ufficio di Bilancio della Camera, i benefici andarono in gran parte ai ceti più abbienti”. L’argomento di fondo è che uno sconto lineare alla pompa avvantaggerebbe chi consuma di più, penalizzando la redistribuzione verso chi ha redditi bassi.
Il Codacons contesta però questa lettura. Secondo l’associazione dei consumatori, “la riduzione della tassazione sui carburanti operata da Draghi nel marzo del 2022 portò un calo immediato di mezzo punto dell’inflazione (dal 6,5% al 6%) che, tradotto in soldoni, equivale a un risparmio da circa 4 miliardi di euro per la collettività dei consumatori”. Il Codacons calcola inoltre che il maggior esborso per gli automobilisti italiani causato dall’attuale crisi ammonta a 16,5 miliardi di euro al giorno, una cifra che rende urgente qualsiasi forma di intervento.
Nel frattempo, dall’opposizione, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein rilancia con forza il meccanismo delle accise mobili, previsto dalla legge per il 2008 e aggiornato nel 2023, che consente al ministro dell’Economia, di concerto con quello dell’Ambiente, di ridurre temporaneamente le accise usando il maggiore gettito IVA derivante dall’aumento del prezzo del greggio. Anche il vicepremier Antonio Tajani si era detto favorevole a questa soluzione, creando una divergenza interna alla maggioranza con le posizioni di Urso. Le simulazioni disponibili, tuttavia, stimano un risparmio di soli 4-5 centesimi al litro per la benzina e 7-8 centesimi per il gasolio nell’ipotesi di un Brent a 105 dollari al barile, un risultato giudicato insufficiente sia dalle opposizioni sia dalle associazioni dei consumatori.
Sul piano dei tempi, l’esecutivo non ha ancora fissato la data del prossimo Consiglio dei ministri in cui dovrebbero essere annunciati i provvedimenti. Due fattori concorrono al rinvio: il Consiglio europeo del 19 marzo, dal quale potrebbe emergere una linea comune dell’Unione Europea per contenere i prezzi dell’energia, e la campagna referendaria in corso, che secondo alcuni osservatori spingerebbe il governo a temporeggiare fino alla settimana successiva. Urso, al question time in Senato del 12 marzo, aveva spiegato che “nei prossimi giorni, quando si avrà più contezza su conseguenze e durata del conflitto, presenteremo i nostri provvedimenti alle forze produttive e sociali”.
La strategia che si delinea punta dunque sulla selettività economica: nessun sconto generalizzato alla pompa, ma misure calibrate a proteggere le fasce più vulnerabili e la tenuta della catena logistica. Resta aperta l’incognita dei tempi di attuazione, che rischiano di essere troppo lunghi rispetto alla velocità con cui i prezzi continuano a salire alle pompe di carburante in tutta Italia. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
