Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto Energia, un intervento da circa 5 miliardi di euro che punta a rafforzare il sostegno a famiglie e imprese contro il caro bollette, intervenendo sia sul fronte dei bonus sociali sia su quello degli oneri di sistema. Ad annunciarlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio diffuso dopo il Cdm del 18 febbraio, sottolineando l’aumento del contributo per le famiglie più fragili.
Il bonus luce per i nuclei a basso reddito sale da 90 a 115 euro per il 2026 e si aggiunge al bonus sociale strutturale da 200 euro già previsto, portando il totale a 315 euro. La platea interessata comprende circa 4,5 milioni di famiglie con Isee fino a 9.796 euro, soglia che sale a 20 mila euro in presenza di almeno quattro figli. Le misure straordinarie si affiancano ai contributi già riconosciuti ai titolari di bonus sociale, che potranno ricevere fino a 125 euro aggiuntivi. Per le famiglie con Isee sotto i 25 mila euro ma non beneficiarie del bonus sociale, il contributo sarà invece rimesso alla scelta volontaria dei venditori di energia.
Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il provvedimento “vale oltre tre miliardi di euro” e rappresenta un intervento prioritario per garantire energia a prezzi più bassi, con risparmi effettivi per famiglie e imprese e un impatto sulla competitività del sistema Paese.
Accanto alle misure per i nuclei domestici, il decreto introduce una novità rilevante sul fronte fiscale. Per finanziare la riduzione degli oneri di sistema in bolletta alle piccole e medie imprese non energivore, viene previsto un aumento dell’aliquota Irap per le imprese del comparto energetico. L’aliquota ordinaria salirebbe di circa due punti percentuali, dal 3,90 al 5,90 per cento, replicando uno schema già adottato in passato per il settore bancario. L’incremento dovrebbe generare circa 900 milioni di euro in due anni, risorse destinate a ridurre la componente Asos degli oneri di sistema per le Pmi.
Il beneficio atteso per le aziende si aggira intorno ai 20 euro per megawattora, un alleggerimento che punta a sostenere soprattutto le realtà produttive di minori dimensioni. Il decreto estende infatti la rimodulazione degli oneri anche alle utenze non domestiche con potenza inferiore a 16,5 kW, includendo categorie come carrozzieri, parrucchieri e lavanderie, finora escluse da parte delle agevolazioni.
Sul capitolo Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, il governo ha scelto di proseguire lungo la linea dell’alleggerimento degli oneri, avviando contestualmente un confronto con Bruxelles, trattandosi di un meccanismo di matrice comunitaria. L’obiettivo è ridurre l’impatto dei costi legati alla transizione energetica senza compromettere gli impegni ambientali.
Il decreto conferma dunque una strategia che combina sostegno diretto alle famiglie più vulnerabili e interventi strutturali a favore del tessuto produttivo, finanziando parte delle misure attraverso un maggiore prelievo sulle imprese energetiche. Una redistribuzione che punta a contenere l’impatto sociale del caro energia e a sostenere la competitività delle Pmi, in un contesto ancora segnato da volatilità dei prezzi e tensioni sui mercati internazionali.
Il nuovo pacchetto rappresenta l’ennesimo tassello della politica di contenimento dei costi energetici avviata dall’esecutivo, con un equilibrio delicato tra esigenze di bilancio, sostegno sociale e rispetto delle regole europee. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
