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7 Gennaio, il Tricolore compie 229 anni: come è nata la bandiera italiana

Il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia, il Parlamento della Repubblica Cispadana adottò ufficialmente il Tricolore verde, bianco e rosso come bandiera nazionale, tracciando il primo atto ufficiale di una storia che avrebbe portato, 64 anni dopo, alla proclamazione del Regno d’Italia.

In questa data del 1797, precisamente il 7 gennaio, accadde un evento che avrebbe segnato indissolubilmente la storia d’Italia: l’adozione ufficiale del Tricolore come bandiera nazionale. Furono i rappresentanti della Repubblica Cispadana, primo Stato italiano sovrano, a fare questo passo decisivo nella Sala Patriottica del Palazzo comunale di Reggio nell’Emilia, trasformato da quel momento in poi nella celebre Sala del Tricolore. La mozione che portò all’adozione ufficiale del vessillo fu presentata da Giuseppe Compagnoni di Lugo, deputato della neonata Repubblica, il quale propose che si rendesse universale lo stendardo di tre colori: verde, bianco e rosso. Con questo gesto, la Repubblica Cispadana non soltanto si dotava di un simbolo nazionale, ma creava un emblema destinato a rappresentare nei secoli a venire l’intera penisola italiana nelle sue aspirazioni di libertà e indipendenza.

Quanto agli albori del tricolore, la storia si intreccia profondamente con i tumultuosi eventi rivoluzionari che caratterizzarono la fine del Settecento europeo. La Rivoluzione francese, con i suoi ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, aveva diffuso in tutta Europa una nuova visione dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli. Furono proprio questi stessi ideali a ispirare due giovani studenti bolognesi, Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis, i quali nella notte tra il 13 e il 14 novembre del 1794 tentarono una rivolta contro il governo pontificio di Bologna. I due patrioti, desiderosi di replicare il successo della rivoluzione parigina anche sul territorio italiano, pensarono di adottare una coccarda simile a quella francese, ma con una variante cruciale: sostituirono il colore blu, proprio della Francia, con il verde. Questa scelta non era casuale, ma rappresentava un’affermazione di identità italiana distinta pur nell’atto di abbracciare i medesimi principi rivoluzionari. Sebbene la sommossa fosse repressa e i due giovani catturati, la loro intuizione aveva piantato un seme che sarebbe cresciuto negli anni successivi.

La comparsa ufficiale dei tre colori nazionali italiani risale al 21 agosto 1789, quando testimoni oculari videro a Genova alcuni manifestanti che esibivano sulla propria veste una coccarda verde, bianca e rossa. Pochi anni dopo, il 11 ottobre 1796, la Legione Lombarda a Milano adottò il tricolore come stendardo militare, e il 18 ottobre dello stesso anno la congregazione dei magistrati e deputati aggiunti di Bologna lo assunse come vessillo civico. Questi antecedenti storici testimoniavano come i tre colori fossero ormai radicati nel patrimonio simbolico della popolazione dell’Italia settentrionale, in particolare dove più forte era stata l’influenza della presenza napoleonica durante la Campagna d’Italia del 1796-1797. Il bianco e il rosso comparivano nell’antico stemma comunale di Milano, una croce rossa su campo bianco, mentre il verde era il colore tradizionale delle uniformi della Guardia civica milanese dal 1782.

Fu pertanto in questo contesto storico e culturale che il Parlamento della Repubblica Cispadana, riunito nella Sala Patriottica di Reggio Emilia nella seduta del 7 gennaio 1797, deliberò all’unanimità sulla proposta di Compagnoni. Il verbale della seduta XIV del Congresso Cispadano riporta testualmente: “Gli intervenuti sono cento, deputati delle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Giuseppe Compagnoni di Lugo fa mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Vien decretato”. Una delibera che avrebbe cambiato il corso della storia italiana. La bandiera adottata in quella circostanza presentava, diversamente da come la conosciamo oggi, tre bande orizzontali anziché verticali, con il rosso in posizione superiore, il bianco in mezzo e il verde in basso. Al centro della fascia bianca era collocato lo stemma della Repubblica Cispadana.

I significati attribuiti ai tre colori del tricolore si sono evoluti nel corso dei decenni, stratificandosi con il susseguirsi degli eventi storici. Durante i primi anni di utilizzo, il verde simboleggiava l’uguaglianza e la libertà, seguendo l’interpretazione delle coccarde rivoluzionarie europee. Durante il periodo napoleonico, tuttavia, acquisirono progressivamente un significato più profondamente idealistico: il verde rappresentava la speranza di un’Italia libera e unita, il bianco simboleggiava la fede e la purezza, mentre il rosso incarnava l’amore per la patria e il sacrificio. Nel corso del Risorgimento, in particolare, il colore rosso assunse una connotazione ancora più carica di significato emotivo, rappresentando il sangue versato dai patrioti e dai soldati che combatterono per l’indipendenza e l’unificazione della penisola. Sebbene la tradizione popolare abbia successivamente associato il verde ai prati italiani, il bianco alle nevi perenni delle Alpi e il rosso al sangue dei caduti, questi accostamenti rimangono principalmente costruzioni storiche posteriori e non rispecchiano le origini effettive della scelta cromatica.

La Repubblica Cispadana, pur rappresentando l’eccezionalità di uno Stato italiano sovrano, ebbe una vita breve ma straordinariamente significativa dal punto di vista simbolico e istituzionale. Costituitasi formalmente in dicembre del 1796 su parte dei territori delle attuali Emilia-Romagna e Toscana, essa incarnava i principi democratici della Rivoluzione francese nel contesto italiano. Tuttavia, il 29 giugno del 1797, a seguito dei preliminari di pace firmati tra Napoleone e l’Austria, fu deciso di unire la Repubblica Cispadana con la già esistente Repubblica Transpadana, generando così la Repubblica Cisalpina, proclamata solennemente il 9 luglio 1797. In questa aggregazione territoriale, il tricolore mantenne il suo valore simbolico e continuo ad essere utilizzato come bandiera nazionale, propagandosi attraverso il Regno italico e poi attraverso tutti i territories dell’Italia napoleonica fino al 1814.

Seguì un periodo di significativa repressione durante la Restaurazione, allorché il tricolore fu esplicitamente vietato dalle autorità austriache e papali nei loro rispettivi territori. Paradossalmente, questo divieto trasformò il Tricolore da semplice emblema nazionale in un simbolo potentissimo di resistenza, libertà e aspirazione all’indipendenza. Durante i moti del 1831, le rivolte mazziniane, l’impresa dei fratelli Bandiera e tutti i movimenti patriottici che costellarono il secolo precedente l’unificazione, il Tricolore sventolò come bandiera di chi desiderava rompere le catene dell’oppressione straniera e riunire l’Italia in un unico stato nazionale. Il 17 marzo 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, il Tricolore assurse finalmente a statuto ufficiale di bandiera nazionale di uno Stato italiano realmente unito, coronando così un sogno inseguito da generazioni di patrioti e rivoluzionari.

Le trasformazioni formali del Tricolore proseguirono nei decenni successivi. Durante il regno sabaudo, la bandiera integrò lo stemma della Casa Savoia al suo interno. Nel 1925, il regime fascista procedette a definire per legge i modelli ufficiali della bandiera nazionale e della bandiera di Stato, introducendo specifiche tecniche precise in termini di dimensioni e proporzioni. Dopo il referendum del 1946, che decretò la fine della monarchia e la nascita della Repubblica Italiana, la bandiera fu radicalmente semplificata, rimuovendo lo stemma centrale e mantenendo i soli tre colori. Un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, che fu successivamente confermata dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita solennemente nell’articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana.

L’articolo 12 della Costituzione Repubblica, tuttora vigente, recita: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”. Con questa formulazione costituzionale, il Tricolore assunse formalmente la configurazione con le bande verticali, anziché orizzontali come nella versione originaria cispadana. Nel 2004, una circolare del Consiglio dei Ministri specificò ulteriormente le tonalità esatte dei tre colori secondo il sistema Pantone: verde prato brillante, bianco latte e rosso pomodoro, standardizzando in maniera definitiva le caratteristiche visive della bandiera nazionale. Sebbene nel corso della storia il Tricolore abbia subito molteplici modificazioni formali, il suo significato profondo di unità, libertà e identità nazionale ha rimasto immutato.

L’istituzione della Festa del Tricolore, ufficialmente denominata Giornata nazionale della Bandiera, fu sancita dalla legge numero 671 del 31 dicembre 1996, con la manifesta intenzione di celebrare il bicentenario della nascita della bandiera italiana. Le celebrazioni ufficiali avvengono ogni anno il 7 gennaio a Reggio Emilia, nella medesima città dove nacque il Tricolore quasi due secoli e mezzo orsono. La ricorrenza rappresenta un momento di riflessione collettiva sull’identità nazionale italiana e sugli ideali di libertà, democrazia e coesione sociale che il Tricolore simboleggia. In questa occasione, i palazzi istituzionali si tingono dei colori della bandiera, e le cerimonie solenni commemorano i passaggi cruciali della storia italiana, dall’Illuminismo settecentesco sino alla contemporaneità. Il Tricolore, dunque, non rappresenta meramente un oggetto di stoffa con tre bande colorate, bensì un depositario della memoria collettiva di una nazione che ha saputo trasformare l’aspirazione alla libertà in realtà storica durevole. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!