I giovani uomini della Generazione Z risultano significativamente più tradizionalisti rispetto ai baby boomer in materia di ruoli di genere. È quanto emerge da una ricerca internazionale condotta da Ipsos e dal Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra su un campione di 23mila persone in 29 Paesi, tra cui Stati Uniti, Brasile, Australia e i principali Paesi europei, Italia compresa.
Secondo lo studio, un terzo dei giovani della Gen Z — la generazione nata tra il 1997 e il 2012 — ritiene che la moglie debba obbedire al marito e che spetti all’uomo avere l’ultima parola sulle decisioni familiari importanti. Un dato che contrasta nettamente con quello dei loro padri baby boomer, dove tale convinzione è molto meno diffusa.
Un quarto dei ragazzi appartenenti alla Gen Z pensa inoltre che le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti o autosufficienti: una posizione condivisa soltanto dal 12% dei baby boomer. In termini complessivi, gli uomini della Gen Z hanno il doppio delle probabilità rispetto ai più anziani di esprimere opinioni tradizionali sui ruoli di genere. Lo stesso trend si registra, con percentuali inferiori, anche tra le donne: 18% nella Gen Z contro il 6% tra le baby boomer.
Significativi anche i dati legati all’idea di mascolinità: il 43% degli uomini della Gen Z concorda sul fatto che i giovani maschi dovrebbero cercare di essere fisicamente forti, anche senza una predisposizione naturale. La convinzione che un uomo che si occupa dei figli a casa sia meno uomo cresce inversamente all’età: dal 12% tra i boomer al 28% tra i più giovani. Il 21% dei ragazzi ritiene inoltre che una “vera donna” non debba mai prendere l’iniziativa, rispetto al 7% dei più maturi.
Non mancano però le contraddizioni: il 41% dei giovani della Gen Z ritiene che le donne con una carriera di successo siano più attraenti per gli uomini, un dato che rivela una visione complessa e non del tutto coerente dei ruoli femminili.
“L’indagine di quest’anno ci mostra che stiamo assistendo forse a una grande rinegoziazione del modo in cui uomini e donne incarnano i ruoli di genere nella società odierna. Questa dualità di prospettive apre un dialogo vitale su come le norme di genere vengono rimodellate” — ha commentato Kelly Beave, amministratrice delegata di Ipsos nel Regno Unito e in Irlanda.
Preoccupazione è stata espressa anche da Julia Gillard, ex primo ministro australiana e presidente del Global Institute for Women’s Leadership: “È preoccupante constatare che gli atteggiamenti verso la parità di genere non siano più positivi, soprattutto tra i giovani uomini. Dobbiamo continuare a impegnarci di più per sfatare l’idea di un gioco a somma zero in cui le donne sono le uniche beneficiarie di un mondo con parità di genere”.
Gli esperti attribuiscono questo ritorno a modelli tradizionali a più fattori: l’incertezza economica, che spinge verso schemi di mascolinità più rigidi e rassicuranti, ma anche l’influenza di algoritmi e social media, che avrebbero polarizzato il dibattito pubblico creando una narrazione di contrapposizione tra i sessi anziché di collaborazione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
