La mattina dell’8 gennaio 2026 ha offerto agli abitanti del Nord Italia uno spettacolo raro e incantevole, divenuto sempre più infrequente negli ultimi anni a causa del riscaldamento globale. La galaverna, quel particolare fenomeno meteorologico che trasforma gli alberi e la vegetazione in sculture di ghiaccio cristallizzato, ha imbiancato ampie zone della Pianura Padana, del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, regalando paesaggi da fiaba in un contesto di temperature eccezionalmente rigide.
Il fenomeno si è manifestato in concomitanza con quella che è stata registrata come la notte più fredda dell’inverno fino ad oggi, con valori termici che in diverse località hanno raggiunto livelli record non registrati da oltre 10 anni. La combinazione di nebbia persistente, temperature ampiamente sotto lo zero e assenza di vento ha creato le condizioni ideali perché il vapore acqueo presente nell’atmosfera si trasformasse in minuscoli aghi e scaglie di ghiaccio, depositandosi su ogni superficie esposta e creando quel caratteristico manto bianco che ha sorpreso migliaia di cittadini al risveglio.
La galaverna rappresenta uno dei fenomeni meteorologici invernali più affascinanti e meno compresi dal grande pubblico. A differenza della neve, che cade dal cielo, o della brina, che si forma per condensazione diretta del vapore acqueo su superfici fredde, la galaverna nasce da un processo fisico particolare chiamato sopraffusione. Quando la nebbia incontra temperature inferiori a 0 °C e condizioni di vento molto debole o assente, le microscopiche goccioline d’acqua in sospensione nell’aria non si congelano immediatamente, ma rimangono allo stato liquido anche a temperature negative. Nel momento in cui queste goccioline sopraffuse entrano in contatto con una superficie solida – alberi, erba, pali della luce o qualsiasi altro ostacolo – si solidificano istantaneamente formando depositi di ghiaccio che possono accumularsi in strutture anche piuttosto spesse.
Il risultato visivo è spettacolare: ogni ramo, ogni filo d’erba, ogni superficie esposta si ricopre di uno strato bianco scintillante che può raggiungere anche diversi centimetri di spessore. Gli alberi assumono un aspetto fiabesco, completamente ricoperti da questo manto candido che, sotto la luce del sole quando finalmente riesce a penetrare la coltre di nebbia, riflette una miriade di cristalli brillanti. La galaverna si distingue anche dalla neve perché aderisce perfettamente alle superfici verticali e può creare formazioni che sembrano sfidare la gravità, con accumuli trasversali sui pali e sulle strutture metalliche.
Il fenomeno è stato segnalato in numerose località del Nord Italia durante la giornata dell’8 gennaio. A Torino e nella sua cintura metropolitana, incluse località come Grugliasco, la galaverna ha fatto la sua comparsa già nei giorni precedenti, con manifestazioni particolarmente intense il 4 gennaio. A Parma città, le stazioni meteorologiche hanno rilevato il fenomeno in atto con temperature prossime a -2 °C. Anche ampie zone della Pianura Padana, dell’Emilia-Romagna e delle valli liguri interne hanno registrato la presenza di galaverna, con accumuli significativi soprattutto nelle aree rurali e nei parchi cittadini.
Le temperature registrate nella notte tra il 7 e l’8 gennaio 2026 hanno stabilito nuovi record locali in molte zone. In Piemonte si sono toccati valori prossimi a -15 °C. Nelle colline dell’Astigiano, in particolare nelle Langhe, i termometri sono scesi fino a -12 / -13 °C, mentre in Alta Langa, a quote intorno ai 600 m, si sono registrati valori vicini a -14 °C.
Alle 7:30 dell’8 gennaio, a Camerana (località San Giovanni Belbo, CN) è stata registrata la minima regionale con -13,7 °C. Seguono Capriglio con -12,3 °C e numerosi comuni dell’Astigiano con valori tra -9,8 °C e -10,7 °C.
Nel centro di Torino le temperature si sono mantenute tra -3 °C e -5 °C, mentre in periferia si sono registrati -6,2 °C (Madonna di Campagna), -8 °C a Venaria Reale e -7,2 °C all’aeroporto di Caselle. In Val di Susa, per effetto del foehn, si sono raggiunti +8 °C, con uno scarto di oltre 15 °C rispetto ad Avigliana (-7 / -8 °C).
In Lombardia, a Livigno (1.850 m) si sono registrati -22 °C, il valore più basso dal 2019. A Santa Caterina Valfurva -18 °C, a Bormio -10 °C. In pianura lombarda, valori compresi tra -5 °C e -8 °C, con -9 °C a Sondrio, -5 °C a Varese e -4,2 °C a Milano.
In Veneto, alla Torbiera di Pian Cansiglio si sono misurati -18,8 °C, mentre sulla Piana di Marcesina si è toccato il record regionale con -22 °C. Belluno ha registrato -10 °C, Padova (Legnaro) e Treviso -3 °C, Venezia (Cavallino) e Rovigo -1 °C.
In Friuli Venezia Giulia, Fusine ha segnato -19,8 °C. In Liguria, Monte Pennello -6,4 °C, Vobbia -7,5 °C, Pratomollo di Borzonasca -8,4 °C, Santo Stefano d’Aveto -8,3 °C.
In Emilia-Romagna, sull’Appennino si sono registrati -15 °C a Campigna e Santa Sofia, -12 °C a Verghereto, -11 °C a Sarsina. In pianura: Cesena e Forlì -9 °C, Faenza -6 °C, Rimini -5 °C, Ravenna -3 °C. A Parma la galaverna si è formata con temperature attorno a -2 °C.
In Trentino-Alto Adige, sulle Alpi minime tra -7 °C e -18 °C, con massime tra -6 °C e +1 °C. Sull’Anticima di Cima Libera (3.399 m), tra il 5 e il 6 gennaio, si sono toccati -25 °C.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
