Nel Regno Unito, dire addio a un parente o a un amico davanti al terminal aeroportuale è diventato un gesto non più soltanto emotivo, ma anche economico. Dal 1° gennaio 2026, tutti i principali scali britannici applicano tariffe comprese tra le 7 e le 13 sterline per chi accompagna qualcuno in auto fino all’ingresso dei terminal. È il cosiddetto drop-off charge, la tassa per lo “scarico” dei passeggeri, che impone un pagamento anche per soste inferiori ai dieci minuti. Il fenomeno, ormai sistematico in tutto il Paese, rappresenta un unicum a livello globale.
A London City, bastano cinque minuti per vedersi addebitare 8 sterline, che diventano 13 se si raddoppia il tempo. Heathrow si ferma a 7 sterline, mentre a Bristol la soglia è di 8,5. Fino a pochi mesi fa, queste stesse aree erano accessibili gratuitamente, o al massimo con una tariffa simbolica. A differenza di scali italiani come Roma Fiumicino o Milano Malpensa, dove resta garantita un’area di sosta gratuita per i primi 15 minuti, nel Regno Unito il modello di business è ormai radicalmente mutato.
Le società di gestione aeroportuale giustificano la scelta con obiettivi ambientali: ridurre il traffico privato, incentivare l’uso dei mezzi pubblici e tagliare le emissioni. Le entrate, sostengono, servono anche a finanziare il miglioramento dei servizi. Tuttavia, secondo molti addetti del settore, la leva reale è economica. Le compagnie aeroportuali, spesso vincolate da rigidi regolamenti sulle entrate legate ai voli, trovano nelle tariffe accessorie uno spazio utile per aumentare i ricavi. Secondo un’analisi del Corriere della Sera, nel solo 2026 il totale incassato da questa forma di pedaggio supererà i 150 milioni di sterline. Una cifra significativa, che non include le spese sostenute da taxi, Uber e servizi privati, ugualmente soggetti alla tassa.
Le proteste non mancano. La Business Travel Association parla apertamente di «una delle leve di guadagno più facili», soprattutto negli aeroporti mal collegati con i mezzi pubblici o nelle fasce orarie notturne, quando treni e bus sono poco frequenti. Il paragone con il resto del mondo evidenzia l’eccezionalità del modello britannico: tra i 2.000 principali scali internazionali analizzati dal Corriere, solo quelli del Regno Unito applicano in modo così sistematico un pagamento per una sosta così breve.
Nel 2015, meno di un decennio fa, la maggior parte degli aeroporti britannici non applicava alcun tipo di tariffa. Oggi, escluse alcune isole minori e le categorie protette come i disabili, la “tassa sull’abbraccio” è praticamente onnipresente. Gatwick è emblematico: nel giro di un anno la tariffa è aumentata del 43%, toccando le 10 sterline. Il pendio, per molti, è scivoloso: si teme che la logica del profitto possa compromettere l’accessibilità degli scali e la qualità dell’esperienza dei passeggeri. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
