LONDRA – L’annuncio delle nuove linee guida del governo laburista britannico che permettono agli studenti, fin dai quattro anni di età, di cambiare nome, pronome e uniforme scolastica in base al genere con cui si identificano ha acceso un dibattito rovente, che va ben oltre i confini del Regno Unito. Si tratta infatti di una svolta ideologica che riguarda non solo la scuola, ma il modo stesso in cui intendiamo l’infanzia, lo sviluppo psichico e la funzione educativa dello Stato.
Lungi dal trattarsi di una semplice apertura al rispetto delle diversità, il provvedimento autorizza ciò che viene chiamato “transizione sociale” – ovvero l’adozione, anche tra i banchi delle primarie, di un’identità di genere diversa da quella biologica – senza interventi medici, ma con effetti simbolici e psicologici che possono essere molto profondi e duraturi. Ed è proprio qui che si apre il cuore del problema: non si sta parlando di adulti consapevoli, ma di bambini in piena fase di sviluppo cognitivo e affettivo. A quattro anni, un essere umano sta appena iniziando a costruire il senso di sé, tra fantasia e realtà, tra gioco simbolico e prime esperienze di socializzazione. Attribuire a questa fase delicatissima una consapevolezza tale da giustificare un cambio di identità pubblica – peraltro supportato dalle istituzioni scolastiche – è un salto nel vuoto educativo.
I difensori del provvedimento sottolineano che ogni decisione dovrà essere presa “con cautela”, previo parere medico e coinvolgimento dei genitori. Ma questa prudenza formale è contraddetta dalla sostanza della misura, che istituzionalizza il principio secondo cui un’identità percepita può e deve prevalere su quella biologica, anche in età prescolare. E in un contesto scolastico già fragile e sotto pressione, non è difficile immaginare come questa apertura possa tradursi in una spirale di conformismo ideologico e deresponsabilizzazione degli adulti, che temendo accuse di transfobia finiranno per assecondare ogni richiesta, per quanto precoce o confusa.
Non stupisce, dunque, che le critiche siano arrivate non solo dai conservatori, ma anche da esperti come la baronessa Cass, autrice del celebre rapporto che nel 2024 ha demolito l’uso sbrigativo dei bloccanti della pubertà, mettendo in guardia contro transizioni affrettate in età adolescenziale. È la stessa Cass che oggi, paradossalmente, sembra appoggiare le nuove linee guida, sostenendo che esse “riflettono” le sue raccomandazioni. Ma il suo stesso rapporto – se letto senza forzature – invocava un approccio terapeutico olistico e un’estrema cautela nell’autorizzare cambiamenti identitari prima dell’età adulta. È difficile comprendere come un provvedimento che consente a bambini dell’asilo di cambiare pronome possa essere in linea con questa impostazione.
Inoltre, il tempismo politico dell’iniziativa fa pensare a una risposta ideologica, quasi punitiva, contro le recenti sentenze che hanno ribadito con chiarezza la distinzione giuridica tra sesso biologico e identità percepita. Dopo il verdetto della Corte Suprema che ha riaffermato che la definizione legale di “donna” riguarda le femmine biologiche – e dopo l’intervento critico della Relatrice ONU sulla violenza contro le donne – il governo sembra aver scelto di ignorare questi segnali di allarme, preferendo radicalizzare la propria posizione.
C’è un confine sottile, ma cruciale, tra l’accoglienza e la deresponsabilizzazione, tra il rispetto della diversità e la rinuncia al ruolo educativo. Quando lo Stato, per paura o per ideologia, smette di proteggere i bambini da scelte premature e potenzialmente dannose, non sta difendendo i loro diritti: li sta tradendo. Chi si oppone a questa deriva non lo fa per odio o ignoranza, ma per una visione dell’infanzia come tempo sacro della crescita, che va protetto con rigore, responsabilità e amore. Sostenere che una bambina possa iniziare la scuola materna come “lei” e laurearsi come “lui” non è solo una favola pericolosa: è la resa di una società che ha smarrito il senso dei limiti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
