Dopo la tragedia del liceo Einaudi-Chiodo di La Spezia, dove lo studente diciottenne Abanoud Youssef è stato accoltellato a morte da un compagno di scuola, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara rilancia l’ipotesi di introdurre metal detector all’ingresso degli istituti scolastici italiani considerati più a rischio. Una misura, precisa il ministro, che non sarà imposta dall’alto ma potrà essere attivata su richiesta dei presidi, in accordo con i prefetti, nei territori dove l’allarme sicurezza appare più urgente. Valditara sarà oggi a La Spezia, proprio all’istituto teatro dell’omicidio, e da lì ribadirà la linea del governo: non più tolleranza verso il fenomeno crescente dell’uso e del possesso di coltelli da parte degli studenti.
Il precedente della provincia di Napoli, dove già da mesi sono attivi controlli agli ingressi con l’ausilio di metal detector, unità cinofile e perquisizioni da parte delle forze dell’ordine, rappresenta per il ministro un modello di intervento già sperimentato. Secondo i dirigenti scolastici di quelle aree, i controlli avrebbero prodotto un effetto deterrente visibile. Ora il governo valuta l’estensione della misura anche a livello nazionale. L’attenzione, però, non si concentra solo sul controllo fisico. Per Valditara l’aumento della violenza giovanile è il sintomo di un problema più ampio, che affonda le radici in un impoverimento culturale e valoriale. «Sembra diventata una moda avere un coltello – osserva – sempre più spesso acquistati online, come fossero accessori qualsiasi». La risposta, avverte, deve andare oltre l’azione repressiva: «Serve una rivoluzione culturale».
Il ministro punta il dito anche contro una certa deriva familiare. In un’intervista al Giornale, Valditara critica duramente la figura del «genitore amico» e del «genitore sindacalista», che difende a oltranza il figlio anche quando sbaglia, delegando l’educazione agli strumenti digitali. È in questo vuoto educativo che, secondo il ministro, si alimenta il disagio adolescenziale. «Bisogna ridare autorevolezza ai genitori e responsabilità ai ragazzi», afferma. La scuola, in questo quadro, deve recuperare una funzione formativa profonda, capace non solo di istruire ma di formare la persona. Una sfida che, per Valditara, non si vince solo con i controlli, ma con una trasformazione del patto educativo tra scuola, famiglia e istituzioni. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
