Il Giappone ha compiuto un passo decisivo nel suo controverso ritorno all’energia nucleare. Dopo oltre un decennio di inattività, la centrale di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande al mondo per capacità installata, ha riattivato il reattore numero 6. È la prima volta che un impianto gestito da Tokyo Electric Power Company (Tepco) torna operativo dal disastro di Fukushima del 2011, un evento che ha segnato profondamente la società giapponese, la politica energetica nazionale e la fiducia nei confronti del nucleare.
Il riavvio del reattore arriva dopo un via libera finale concesso a seguito della correzione di un’anomalia tecnica rilevata pochi giorni prima dell’attivazione. Durante gli ultimi test, infatti, erano stati identificati parametri errati negli allarmi relativi a 88 delle 205 barre di controllo, criticità che ha comportato un ritardo di 24 ore nell’avvio programmato. Solo dopo la rettifica dei dati, le autorità hanno autorizzato Tepco a procedere, in un contesto ancora segnato da forti tensioni sociali e diffidenze locali.
L’impianto di Kashiwazaki-Kariwa, situato nella prefettura di Niigata, nel nord-ovest del Paese, è già stato in passato al centro di controversie. Nel 2007 fu colpito da un terremoto che sollevò interrogativi sulla sua sicurezza, data la posizione su una faglia sismica attiva. La memoria di Fukushima, poi, non si è mai del tutto dissolta: un sondaggio dello scorso settembre ha rivelato che circa il 60% della popolazione locale si opponeva alla riattivazione. E a gennaio quasi 40.000 cittadini hanno firmato una petizione contraria, consegnata direttamente all’Autorità di regolamentazione nucleare.
La riaccensione del reattore numero 6 si inserisce in una strategia energetica più ampia voluta dal governo giapponese, che punta ad aumentare la quota di energia nucleare nel mix nazionale fino al 20% entro il 2040, partendo dall’attuale 8,5%. Una scelta motivata dalla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili – che ancora coprono circa il 70% della produzione elettrica – e di rispettare gli impegni internazionali verso la neutralità carbonica entro il 2050. Anche la crescita esponenziale dei consumi energetici legati all’intelligenza artificiale rende urgente un riequilibrio delle fonti.
Con Kashiwazaki-Kariwa, salgono ora a 14 i reattori nucleari tornati operativi in Giappone dall’incidente di Fukushima, un numero ancora lontano dai 54 attivi prima della catastrofe, quando il nucleare contribuiva a circa il 30% del fabbisogno energetico nazionale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
