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Giappone, annullato il festival dei ciliegi in fiore: troppi turisti

Fujiyoshida dice basta al festival dei ciliegi: troppi turisti, comportamenti inaccettabili e un’identità locale messa a rischio. Una pausa necessaria per difendere l’equilibrio fragile del luogo.

Il Giappone perde uno dei suoi festival più suggestivi, almeno per quest’anno. La città di Fujiyoshida, alle pendici del monte Fuji, ha deciso di cancellare il celebre festival dei ciliegi in fiore, evento primaverile che negli ultimi anni aveva attratto migliaia di turisti da tutto il mondo. La decisione, annunciata dalle autorità locali, nasce da un’esigenza precisa: proteggere la qualità della vita dei residenti, ormai compromessa dall’overtourism.

Nato nel 2016 per valorizzare il parco Arakurayama Sengen e promuovere la zona durante la stagione dei sakura, il festival era diventato in breve tempo un fenomeno virale. Merito della vista spettacolare offerta dal parco, che regala ai visitatori un’inquadratura perfetta: i ciliegi in fiore in primo piano e, sullo sfondo, l’imponente profilo del monte Fuji. Uno scenario che, complici i social media e la crescente popolarità della cultura giapponese all’estero, ha attratto ogni anno fino a 10mila persone al giorno in una città che conta appena 46mila abitanti.

Ma il successo si è trasformato in emergenza. Traffico paralizzato, rifiuti abbandonati, servizi pubblici sovraccarichi e comportamenti inappropriati da parte di alcuni turisti hanno reso il festival sempre più difficile da gestire. Come riportato dalla BBC, diversi residenti hanno denunciato episodi gravi: visitatori sorpresi a entrare nelle abitazioni private per usare i bagni, altri colti nell’atto di defecare nei giardini. Un deterioramento della convivenza civile che ha spinto il sindaco Shigeru Horiuchi ad annunciare la sospensione dell’evento con parole chiare: «Per proteggere la dignità e l’ambiente in cui vivono i nostri cittadini, abbiamo deciso di chiudere il festival che dura da dieci anni».

Dietro la scelta non c’è solo la volontà di porre un freno all’afflusso incontrollato, ma anche una riflessione più ampia su come il turismo di massa, se non regolato, possa danneggiare ciò che vorrebbe celebrare. La bellezza fragile dei sakura, simbolo di armonia e caducità nella cultura giapponese, diventa così il paradossale teatro di un’invasione che ha rotto gli equilibri locali. Non è ancora chiaro se il festival tornerà nei prossimi anni o se sarà necessario un nuovo modello di fruizione, più sostenibile e rispettoso della comunità ospitante. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!