Il mese di gennaio si avvia verso una conclusione particolarmente movimentata dal punto di vista meteorologico, con l’arrivo di ben due perturbazioni di matrice atlantica in rapida successione che promettono piogge diffuse, localmente intense, su buona parte del territorio nazionale. Dopo una breve e illusoria pausa concessa dall’allontanamento del precedente ciclone africano che ha colpito duramente il Sud, una nuova fase perturbata è già in atto e sarà seguita da un’ulteriore ondata di maltempo nei giorni a venire.
Il primo impulso, già attivo sul Nord Italia, è associato a un sistema depressionario in discesa dal Nord Atlantico che, nel corso del weekend, approfondirà un minimo barico sul Mar Tirreno settentrionale. Questo ciclone, pur non avendo la forza esplosiva del precedente sistema africano, mostrerà caratteristiche marcatamente instabili, con un nucleo depressionario ben strutturato che ruoterà sul Tirreno, richiamando verso il Centro-Nord masse d’aria umida e instabile. Le precipitazioni si concentreranno in particolare lungo le regioni tirreniche e al Settentrione, dove si attendono accumuli significativi.
Secondo i modelli numerici più aggiornati, le aree maggiormente coinvolte dai fenomeni saranno la Liguria orientale, la Toscana, il Lazio e la Campania, con picchi pluviometrici superiori ai 100 mm entro la giornata di domenica. Sui rilievi appenninici esposti a occidente, specie lungo il crinale tosco-emiliano, umbro e laziale, lo stau accentuerà ulteriormente l’intensità delle piogge, con accumuli che localmente potranno superare i 150 mm. Anche le Alpi centro-orientali saranno interessate da precipitazioni copiose, in particolare nei settori di confine e nelle valli prealpine, contribuendo ad aumentare il manto nevoso in quota.
Le temperature ancora relativamente miti nei bassi strati limiteranno l’isoterma della neve, che si attesterà intorno ai 1000 metri sulle Alpi orientali e tra i 1200 e i 1500 metri lungo l’Appennino centrale. Tuttavia, sul Nord-Ovest, grazie a infiltrazioni di aria più fredda, non si escludono nevicate a quote molto basse, fino al piano tra Piemonte e Valle d’Aosta, in particolare tra sabato e domenica. Un segnale importante per le aree alpine, in deficit idrico e nivometrico dopo un avvio d’anno siccitoso.
Ma non è finita qui. La seconda perturbazione, già in fase di inquadramento dalle simulazioni numeriche, è attesa tra mercoledì 28 e giovedì 29 gennaio. Essa seguirà una traiettoria analoga, con un nuovo minimo depressionario che potrebbe svilupparsi sempre in area tirrenica, alimentato da un flusso perturbato zonale attivo sull’Europa centro-occidentale. Anche in questo caso, le precipitazioni risulteranno più insistenti sulle medesime aree: Liguria, Toscana, Lazio, Campania e, più a nord, sull’arco alpino centro-orientale.
La configurazione meteorologica delle prossime giornate testimonia un cambiamento netto rispetto al regime anticiclonico che aveva caratterizzato l’inizio del mese. L’attivazione di un flusso atlantico più basso di latitudine sta permettendo l’ingresso di sistemi depressionari più organizzati sul Mediterraneo centrale. Una dinamica che, se confermata anche nei primi giorni di febbraio, potrebbe inaugurare una fase climatica più favorevole all’apporto di neve in montagna e al recupero del deficit idrico in alcune aree del Paese.
In conclusione, l’Italia si prepara ad affrontare una delle fasi più perturbate dell’inverno 2023–2024, con piogge diffuse, localmente molto abbondanti, e nevicate importanti sulle Alpi e lungo l’Appennino. Un’evoluzione che impone attenzione, sia sul fronte idrogeologico che per la viabilità, in attesa di conferme sui successivi impulsi perturbati attesi nei giorni della Merla.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
