A partire dal 13 marzo 2026 scatta una nuova ondata di rincari sui tabacchi lavorati in Italia. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha comunicato ufficialmente l’aggiornamento dei listini, che interesserà alcune delle marche più diffuse sul territorio nazionale, tra cui MS, Dunhill, Vogue, Rothmans e Lucky Strike. I rivenditori autorizzati — tabaccai e altri esercenti abilitati — sono tenuti ad applicare i nuovi prezzi non appena i sistemi informatici dei distributori ufficiali, come Logista, avranno aggiornato i rispettivi database fiscali.
Si tratta del terzo aggiornamento del 2026, in un percorso di revisione progressiva dei listini avviato con la Legge di Bilancio dell’attuale governo. Il piano, pensato su base triennale, prevede incrementi scaglionati sino al 2028, con l’obiettivo dichiarato di incrementare il gettito fiscale e, contestualmente, disincentivare il consumo di tabacco. Complessivamente, la manovra punta a far confluire nelle casse dello Stato circa 1,5 miliardi di euro in più nel triennio.
Il contesto: tre tornate di rincari dall’inizio del 2026
L’iter degli aumenti 2026 è partito il 16 gennaio, quando la prima tranche ha colpito prevalentemente il gruppo Philip Morris, con rincari fino a 30 centesimi su marchi come Marlboro, Chesterfield, Merit, Diana e Muratti. Le Marlboro, in quella fase, sono passate a 6,80 euro a pacchetto, diventando tra le sigarette più costose del mercato italiano. La seconda tornata è scattata il 13 febbraio 2026, con ulteriori rincari medi di 30 centesimi che hanno interessato circa 75 prodotti tra sigarette, sigari, sigaretti e tabacco trinciato, coinvolgendo questa volta principalmente il gruppo JTI – Japan Tobacco International, cui appartengono marchi come Camel, Winston, American Spirit e Glamour. L’adeguamento del 13 marzo rappresenta quindi la terza fase di questo ciclo, inserita nella medesima programmazione fiscale approvata in manovra.
Le marche coinvolte dal 13 marzo
I nuovi listini diramati dall’ADM — aggiornati al 11 marzo 2026 per le sigarette e consultabili sul portale ufficiale dell’ente — individuano con precisione i prodotti soggetti a riadeguamento. Tra i marchi più riconoscibili figurano le Dunhill, con la variante Dunhill International che sale a 7,20 euro, Dunhill Gold, Dunhill Red e Dunhill Blue a 6,80 euro, e Dunhill Club a 5,80 euro. Vengono ritoccate al rialzo anche le Vogue in tutte le varianti principali — Vogue Lilas, Vogue Classique Long Bleue e Vogue Bleue — che passano a 6,00 euro. Le MS Chiare 100’S salgono a 6,20 euro, mentre le Dunhill MS Chiare si attestano a 5,80 euro.
L’aggiornamento interessa in modo significativo anche tutta la gamma Rothmans: le varianti Rothmans of London nelle versioni Silver 100, S-Series Blue, S-Series Silver, White 20’s, Sensora D-Series, Surround King Size e S-Series White arrivano tutte a 5,50 euro. Le versioni Rothmans Essence — nelle declinazioni Red, Blue King Size, Silver King Size, Blue 100’s — si portano a 5,20 euro a pacchetto o cartoccio. Rimodulato anche il prezzo delle Lucky Strike Original (cartoccio da 20 pezzi a 5,50 euro) e delle Luckies Crafted 1871 Red a 5,20 euro.
La logica fiscale dietro i rincari
La struttura degli aumenti si basa principalmente sull’incremento dell’accisa specifica, la componente fissa applicata per ogni chilo convenzionale di sigarette. Nel 2026 tale valore è stato portato a 32 euro per 1.000 sigarette, per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e a 38,50 euro a partire dal 2028. A questa componente si aggiunge una quota proporzionale sul prezzo al pubblico e, per determinate fasce, un onere fiscale minimo che garantisce un prelievo minimo indipendentemente dal prezzo di vendita. È questa struttura scalare a determinare i differenti tempi e modalità di applicazione degli aumenti, che non colpiscono tutte le marche simultaneamente, ma seguono le comunicazioni periodiche dell’ADM ai distributori.
Per il tablacco trinciato il percorso di rincaro è ancora più marcato: l’accisa è salita da 148,50 a 161,50 euro al chilo nel 2026, e continuerà a crescere nei prossimi due anni — 165,50 euro/kg nel 2027 e 169,50 euro/kg dal 2028 — portando il prezzo di una busta da 30 grammi dagli originari 7,40 euro del 2025 a circa 7,92 euro nel 2026, fino a raggiungere 8,25 euro stimati nel 2028. I prodotti a tablacco riscaldato non bruciato, come le Terea, seguono invece un binario separato con rincari più contenuti, stimati tra i 5 e gli 8 centesimi nel 2026.
L’impatto complessivo sul mercato
L’insieme degli adeguamenti previsti per il 2026 porterà a un rincaro medio di circa 15 centesimi a pacchetto sulle sigarette tradizionali, con punte più alte per alcune referenze premium. Sul fronte del gettito, lo Stato stima di incassare circa 900 milioni di euro aggiuntivi solo nel 2026 grazie all’insieme degli aggiornamenti delle accise. Alcune marche di fascia alta hanno già superato la soglia dei 7 euro a pacchetto — è il caso della Dunhill International a 7,20 euro — mentre molte altre si avvicinano a questa cifra, configurando uno scenario in cui il pacchetto medio si assesta stabilmente sopra i 6 euro in attesa degli ulteriori scatti previsti nel biennio successivo.
Il dibattito sull’opportunità di ulteriori incrementi rimane aperto: l’Associazione Italiana Oncologi invoca da anni un aumento di 5 euro a pacchetto, mentre la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) sostiene un approccio più sistematico alla cosiddetta sin tax, la tassa sui beni dannosi per la salute. A livello comunitario, si discute inoltre di una possibile direttiva europea che obblighi tutti gli Stati membri a incrementare in modo uniforme le accise sui prodotti del tabacco, armonizzando una politica fiscale che oggi presenta ancora significative differenze tra Paese e Paese. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
