C’è stato un tempo in cui i partiti della sinistra italiana raccoglievano il consenso delle periferie, dei lavoratori, dei ceti popolari. Erano, nel linguaggio politico e simbolico, “i partiti del popolo”. Oggi, però, lo scenario si è rovesciato, e in modo netto. Il recente sondaggio Youtrend, anticipato da Il Sole 24 Ore, traccia una mappa socio-politica che mostra con chiarezza come Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra, Azione e Italia Viva siano diventati i riferimenti principali dell’elettorato più abbiente, istruito e benestante. I dati parlano chiaro: il Pd, secondo partito nella Supermedia al 22,2%, parte da un modesto 12,1% tra i cittadini con status socioeconomico più basso, ma cresce gradualmente fino a raggiungere il 27,4% nella fascia più alta. Un sorpasso simbolico che conferma una tendenza strutturale: i “dem” oggi parlano soprattutto alle élite urbane, alle zone residenziali delle grandi città, a quella che Lorenzo Pregliasco di Youtrend definisce la “Ztl”, l’area delle classi medio-alte.
Un discorso analogo vale per Alleanza Verdi Sinistra, che registra il suo picco di consensi (9,3%) nella fascia medio-alta e scende al 3,9% tra i meno abbienti. I numeri confermano che l’ecologismo e il progressismo radicale attirano ormai soprattutto chi ha già raggiunto una certa stabilità economica. E nella stessa direzione si muovono Azione e Italia Viva, rispettivamente al 5,6% e al 5,4% nella fascia più alta, ben oltre la loro media nazionale.
Sul versante opposto, Fdi, Lega e M5S intercettano oggi la gran parte del malessere sociale, delle difficoltà quotidiane, del disagio economico. Fratelli d’Italia, primo partito nella Supermedia (30%), ottiene il 31,1% nella fascia più bassa e il 31,9% in quella medio-bassa. In un’Italia elettoralmente stratificata per reddito e istruzione, Giorgia Meloni si afferma come figura di riferimento per una larga parte del Paese che si sente dimenticata e distante dalle narrazioni progressiste. Anche il Movimento 5 Stelle si conferma forza popolare, con il 18,6% tra i più poveri e solo il 7,5% nella fascia alta. La Lega, pur in calo generale, mantiene un solido 14,5% nella fascia più bassa, crollando però al 3,1% tra i più ricchi.
Interessante anche il caso di Forza Italia, che mostra una distribuzione più omogenea e trasversale del voto, con poche oscillazioni significative tra le varie fasce socioeconomiche. Un segnale di stabilità che ne fa un partito nazionale nel senso più tradizionale del termine.
Il dato politico di fondo, tuttavia, resta la trasformazione profonda dell’asse elettorale italiano: i partiti progressisti non parlano più – o non abbastanza – ai ceti popolari, che trovano oggi ascolto nelle forze sovraniste, conservatrici o populiste. È un’Italia divisa non tanto tra destra e sinistra, ma tra centro e periferia, tra garantiti e precari, tra chi ha e chi chiede. Una frattura profonda, che segna il futuro della politica italiana. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
