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Ecco i lavori che scompariranno con l’AI, c’è anche il tuo?

Traduttori, contabili, operatori di sportello: il rapporto AI Shock Index svela quali ruoli sono a rischio estinzione. Ma la partita si gioca sulle competenze, non sulla paura.

La trasformazione del lavoro non è più una previsione futuristica ma un processo in atto, concreto e rapido. Secondo l’ultimo AI Shock Index Report pubblicato da Mia Academy, il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto nel 2025 un valore record di 1,2 miliardi di euro, segnando una crescita del 58% rispetto all’anno precedente. Un’espansione che non riguarda solo la tecnologia in sé, ma il tessuto economico e professionale del Paese, destinato a cambiare volto nel giro di pochi anni.

Il rapporto lancia un segnale d’allarme: l’AI sta erodendo con velocità crescente i margini di sicurezza di circa trenta professioni impiegatizie, molte delle quali finora considerate “intoccabili”. In particolare, Mia Academy ha sviluppato un indicatore proprietario, l’AI Shock Index, capace di classificare il rischio di sostituzione automatica con una scala da 1 a 5, misurando fattori come la ripetitività dei compiti, la necessità di interazione umana e la complessità decisionale.

Ai massimi livelli di rischio (livello 5) troviamo ruoli come data entry, telemarketing, customer service via chat, traduzioni tecniche e verifica documentale: attività caratterizzate da routine rigide, facilmente replicabili da sistemi generativi o di data processing avanzati. Seguono (livello 4) contabili junior, addetti al back office, sportellisti bancari e prenotatori di viaggio: figure che non spariranno subito, ma vedranno le proprie mansioni svuotate di contenuto e tempo operativo a causa dell’automazione.

Ma l’automazione non si ferma al mondo impiegatizio. Il report evidenzia anche l’impatto su professioni tecniche e creative, come copywriter SEO, graphic designer junior e programmatori alle prime armi, che oggi devono competere con modelli generativi capaci di produrre in pochi secondi bozze di codice, contenuti testuali o elementi grafici seriali.

A fronte di questo scenario, però, emergono nuove professionalità: specialisti AI, data scientist, ingegneri di prompt, architetti di sistema e formatori digitali sono sempre più richiesti, spesso con retribuzioni che superano i 120 mila euro l’anno per i profili senior. È una polarizzazione netta: chi governa la tecnologia accresce il proprio valore, chi la subisce rischia di essere sostituito.

Il cuore della questione è la formazione. Le imprese italiane stanno investendo in soluzioni AI per aumentare efficienza e competitività, ma senza un aggiornamento delle competenze scolastiche e professionali il costo sociale sarà inevitabile. Serve una transizione culturale che rimetta al centro la capacità di integrare le macchine nei processi, non di contrastarle. L’unico vantaggio umano ancora ineguagliabile resta l’empatia, la gestione dell’imprevisto, la comprensione profonda del contesto: qualità che, almeno per ora, nessun algoritmo è in grado di replicare. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!