La Danimarca alza il tono nella gestione dell’immigrazione con un annuncio che segna un nuovo irrigidimento delle politiche già restrittive in vigore. Il governo ha comunicato l’intenzione di espellere sistematicamente i cittadini stranieri condannati a un anno o più di carcere per reati gravi, tra cui aggressione aggravata e stupro. Una presa di posizione netta, motivata dalla volontà di tutelare la sicurezza interna e rafforzare il principio secondo cui chi viola gravemente la legge non può restare nel Paese.
Il Ministero dell’Immigrazione ha precisato che questa misura si applicherà “in linea di principio”, lasciando intendere che casi eccezionali potranno ancora essere valutati individualmente. Attualmente, infatti, le espulsioni non sono automatiche e devono tenere conto delle convenzioni internazionali, come la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che protegge il diritto alla vita privata e familiare e vieta i trattamenti inumani o degradanti. Tuttavia, con il nuovo orientamento, sarà lo Stato a stabilire un criterio più rigido, spostando il baricentro della valutazione dal caso umano alla gravità del reato.
La Danimarca non è nuova a politiche migratorie controverse: da anni Copenaghen porta avanti una strategia di “tolleranza zero” nei confronti dell’immigrazione irregolare, con l’obiettivo dichiarato di accogliere “il meno possibile”. Il nuovo provvedimento si inserisce in questo quadro e rispecchia un consenso politico trasversale, alimentato anche da pressioni dell’opinione pubblica in tema di sicurezza.
Nei prossimi mesi, la proposta sarà tradotta in legge e potrebbe costituire un precedente per altri Paesi del Nord Europa, dove il dibattito sull’immigrazione resta teso e fortemente polarizzato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
