L’enorme lago gelido che da giorni staziona sull’Europa orientale e sulla Russia sta determinando un severo raffreddamento in molte aree del continente, configurando un quadro termico tipico dei grandi inverni continentali. Le temperature in Paesi come Polonia, Ucraina, Bielorussia e le Repubbliche baltiche stanno registrando valori inferiori alla media climatologica di riferimento di ben 8-10°C, con minime che in alcune località interne sono scese al di sotto dei -20°C. Si tratta di un’irruzione gelida strutturata in quota e ben ancorata al suolo, alimentata da un anticiclone russo-siberiano che ne garantisce la persistenza e la progressiva estensione verso ovest.
Tuttavia, la traiettoria di questa massa d’aria fredda non sembra, almeno per ora, destinata a interessare in modo diretto la nostra Penisola. L’Italia si trova infatti sotto l’influenza marginale di un flusso zonale mite di origine atlantica, il quale, scorrendo sul bordo meridionale del gelo continentale, contribuisce a mantenere un regime termico più elevato, pur a fronte di condizioni meteorologiche spiccatamente instabili. Tale configurazione ha già causato episodi di maltempo intenso, soprattutto al Nord e al Centro, con accumuli pluviometrici abbondanti, locali alluvioni e nevicate anche a quote collinari sul settore nord-occidentale.
L’analisi dei modelli a medio termine, in particolare il run del Centro Europeo (ECMWF) aggiornato al 30 gennaio, mostra come tra il 1° e il 7 febbraio la situazione rimarrà sostanzialmente invariata. Il nucleo gelido principale tenderà ad espandersi verso la Germania orientale e la Repubblica Ceca, ma l’Italia sarà ancora protetta da un flusso occidentale umido e più temperato. Le uniche zone italiane che potrebbero essere sfiorate da un raffreddamento più deciso saranno le regioni alpine, in particolare il Piemonte occidentale e la Valle d’Aosta, dove le isoterme a 850 hPa potrebbero temporaneamente scendere sotto i -4/-5°C, favorendo episodi nevosi a bassa quota.
Per la settimana successiva, compresa tra il 9 e il 15 febbraio, si conferma una notevole incertezza. I principali modelli continuano a mostrare una “staticità barica”, con il gelo che rimarrebbe confinato sull’Europa centrale senza riuscire a sfondare le Alpi. Tuttavia, trattandosi di una massa d’aria molto fredda e persistente, non si esclude del tutto una possibile espansione meridionale, soprattutto qualora si verificassero ondulazioni più marcate del getto polare o la formazione di una depressione secondaria sul Mediterraneo occidentale, in grado di richiamare l’aria fredda verso sud.
È bene ricordare che la previsione della traiettoria delle masse gelide continentali presenta sempre un certo margine d’errore, soprattutto a distanza di più di 5-7 giorni. La possibilità che l’Italia, almeno con le regioni settentrionali, venga interessata da una fase più fredda resta dunque sul tavolo, anche se al momento appare poco probabile.
Il monitoraggio continuerà costante, con aggiornamenti quotidiani: febbraio, statisticamente il mese più rigido dell’inverno, potrebbe ancora riservare sorprese.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
