Il secondo stadio del razzo cinese ZQ-3 R/B, un colosso spaziale dal peso di circa 11 tonnellate e lungo oltre 12 metri, è in fase di rientro incontrollato nell’atmosfera terrestre. L’evento si sta verificando proprio oggi, 30 gennaio 2026, con una finestra stimata di impatto intorno alle 11:20 UTC, le 12:20 ora italiana. A confermarlo sono i Centri Operativi di Sorveglianza e Tracciamento Spaziale dell’Unione Europea (EU SST), che da giorni monitorano con attenzione l’orbita del detrito spaziale.
Nelle prime fasi di analisi, anche l’Italia era stata inserita tra i Paesi potenzialmente interessati da una possibile caduta di frammenti, con alcune aree centrali – in particolare Lazio, Toscana e Umbria – considerate tra le più esposte. Tuttavia, gli ultimi calcoli orbitali hanno escluso il nostro territorio nazionale da ogni rischio, fornendo rassicurazioni alla popolazione e alle autorità locali.
Il razzo, lanciato il 3 dicembre 2025 dal Centro spaziale di Jiuquan, in Cina, faceva parte di una missione gestita dalla compagnia privata LandSpace. Si tratta nello specifico del secondo stadio del lanciatore ZQ-3, che – secondo gli esperti – potrebbe trasportare un “carico utile fittizio”, utilizzato probabilmente per scopi di test. Alcune parti della struttura, in particolare quelle in acciaio, potrebbero non disintegrarsi del tutto durante l’attraversamento dell’atmosfera, rischiando di impattare al suolo in modo frammentario.
La traiettoria dell’oggetto – ha spiegato l’EU SST – copre una fascia terrestre molto ampia, compresa tra i 57 gradi di latitudine nord e sud. Una porzione del globo che comprende gran parte delle terre emerse e degli oceani, incluse zone densamente popolate come gli Stati Uniti e l’Europa centro-meridionale. Tra i Paesi ancora sotto osservazione vi è la Polonia, dove l’agenzia spaziale nazionale (POLSA) ha attivato misure precauzionali, sottolineando la possibilità che alcuni frammenti raggiungano la superficie terrestre.
L’evento ha riacceso le polemiche internazionali nei confronti del programma spaziale cinese, già al centro di critiche per episodi analoghi verificatisi negli anni passati. Nel dicembre 2024, ad esempio, una parte di un altro razzo cinese è precipitata in Kenya, mentre nel maggio 2020 un frammento colpì la Costa d’Avorio. In entrambi i casi, fortunatamente, non si registrarono feriti.
La comunità scientifica internazionale continua a sollecitare standard più rigidi per quanto riguarda la gestione del fine vita dei lanciatori spaziali, puntando in particolare sul rientro controllato come pratica obbligatoria. La mancata pianificazione del rientro del secondo stadio del ZQ-3 R/B è stata letta come l’ennesima conferma di una gestione ancora poco trasparente e non sufficientemente coordinata con le autorità spaziali globali.
In un’epoca in cui l’attività orbitale è in costante espansione, episodi come questo pongono con urgenza il tema della sicurezza spaziale e terrestre, sollevando interrogativi sulla responsabilità internazionale nell’impiego delle tecnologie aerospaziali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
