Gli Stati Uniti si trovano a fare i conti con una crisi senza precedenti nel trasporto aereo, frutto di un’insolita convergenza tra un sistema perturbato di eccezionale intensità e la paralisi amministrativa causata dallo shutdown parziale del governo federale. Quella che avrebbe dovuto essere una settimana di grandi spostamenti — con lo Spring Break scolastico e i tornei di basket della March Madness a mobilizzare milioni di americani — si è trasformata in un incubo per decine di migliaia di viaggiatori rimasti bloccati nei terminal di tutto il Paese.
Il sistema perturbato, classificato dai meteorologi del National Weather Service tra i più intensi della stagione, ha colpito dapprima il Midwest con accumuli di neve superiori ai 30 centimetri in numerose località, per poi scaricarsi con tutta la sua forza sulla costa orientale. New York e le aree circostanti sono state investite da raffiche di vento fino a 80 km/h, rendendo estremamente rischiose le operazioni di decollo e atterraggio e costringendo le compagnie aeree a sospendere preventivamente centinaia di collegamenti.
I dati forniti dal portale di monitoraggio FlightAware fotografano una situazione di straordinaria gravità. Il giorno più nero è stato lunedì, quando si è toccato il picco con 4.800 voli cancellati e oltre 12.800 ritardi accumulati sull’intero territorio nazionale. Anche nella giornata di martedì, nonostante un lieve allentamento della pressione, le compagnie aeree hanno dovuto sopprimere più di 1.100 collegamenti, mentre altri 7.300 voli hanno registrato pesanti slittamenti d’orario. I grandi hub internazionali hanno subito i danni maggiori: a Chicago O’Hare, al LaGuardia di New York e all’Hartsfield-Jackson di Atlanta, centinaia di aeromobili sono rimasti a terra per ore, trasformando i terminal in enormi dormitori improvvisati dove i passeggeri hanno trascorso la notte sui pavimenti e sulle sedie dei gate.
A complicare ulteriormente il quadro interviene il blocco parziale del governo federale, iniziato il 14 febbraio per la mancata approvazione del budget del Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS). Al centro dello stallo politico tra democratici e repubblicani vi è il finanziamento dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale per l’immigrazione: l’opposizione dem chiede restrizioni più severe alle operazioni dell’ICE, inclusa la necessità di mandato giudiziario preventivo, dopo che interventi federali a Minneapolis hanno causato la morte di due cittadini americani. I repubblicani, da parte loro, accusano i democratici di usare il bilancio come leva politica in modo irresponsabile.
Le conseguenze più immediate si riverberano sulla Transportation Security Administration (TSA), l’agenzia responsabile dei controlli di sicurezza negli aeroporti, con circa 50.000 dipendenti che si trovano a operare senza stipendio. Secondo il DHS, dall’inizio dello shutdown si sono già registrate oltre 300 dimissioni tra gli agenti, e le assenze per malattia sono quasi raddoppiate. All’aeroporto internazionale di Philadelphia la carenza di personale ha costretto le autorità a chiudere diversi varchi di sicurezza, con la raccomandazione ufficiale ai passeggeri di presentarsi fino a 3,5 ore prima della partenza per i voli internazionali. Situazioni analoghe si sono segnalate anche ad Austin, in Texas, dove le file ai checkpoint si estendevano già fuori dall’edificio nelle prime ore del mattino.
Il presidente Trump ha invitato gli agenti TSA a continuare a svolgere il proprio lavoro nonostante la mancanza di retribuzione, promettendo che non li dimenticherà. Nel frattempo, molti lavoratori si vedono costretti a cercare occupazioni secondarie — dalla guida per servizi di ride sharing ai lavori nella ristorazione — mentre il pagamento degli arretrati potrebbe richiedere settimane, anche dopo la fine dello shutdown. Chris Sununu, presidente di Airlines for America, l’associazione delle compagnie aeree, ha definito la situazione “inaccettabile e anti-americana”, intensificando le pressioni su Congresso e Casa Bianca affinché si trovi un accordo urgente.
L’attuale blocco è il terzo dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump: in precedenza vi erano stati uno shutdown di pochi giorni a febbraio e uno più prolungato tra ottobre e novembre 2025. Il combinato disposto di agenti sottopagati, condizioni meteorologiche estreme e traffico passeggeri ai massimi stagionali disegna uno scenario di difficile e rapida risoluzione. Fino a quando il Congresso non troverà un’intesa sul bilancio del DHS, i cieli americani rischiano di restare in balia di una crisi le cui ripercussioni si estendono ben oltre il semplice disagio dei viaggiatori. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
