Nel cuore delle Dolomiti, incastonato tra pascoli verdi e vette frastagliate, il villaggio di Funes, in Trentino Alto Adige, si prepara a dire stop all’assalto dei turisti giornalieri. Il motivo? Una chiesa diventata, suo malgrado, un’icona globale sui social media: Santa Maddalena. La sua silhouette perfettamente armonizzata con lo sfondo delle montagne ha conquistato milioni di sguardi digitali in tutto il mondo, ma ha anche trasformato radicalmente la vita degli abitanti del borgo.
La fama della chiesa di Santa Maddalena non è arrivata da una campagna turistica studiata a tavolino, ma da una serie di coincidenze mediatiche. Circa dieci anni fa è apparsa sulle schede SIM di un operatore di telefonia mobile cinese e, poco dopo, è diventata uno degli sfondi predefiniti nell’aggiornamento iOS 7 di Apple. Da quel momento, l’immagine del piccolo edificio religioso in stile tardo gotico e barocco, posato come una miniatura ai piedi delle Odle, ha fatto il giro del mondo. Instagram e TikTok si sono riempiti di fotografie e video, alimentando un flusso continuo di visitatori, molti dei quali attratti unicamente dalla possibilità di replicare lo scatto “perfetto”.
Questa esposizione globale ha però avuto un costo. Funes, che conta appena poche centinaia di residenti, si è ritrovata a dover gestire picchi di afflusso turistico fino a 8.000 persone al giorno durante l’alta stagione. Un numero sproporzionato per un centro così piccolo, privo delle infrastrutture necessarie per accogliere un turismo tanto massiccio quanto effimero. I cosiddetti “turisti mordi e fuggi”, infatti, arrivano in auto o in pullman, sostano il tempo necessario per una fotografia, e ripartono senza contribuire realmente all’economia locale. Intanto, traffico, rumore e rifiuti hanno iniziato a compromettere seriamente la vivibilità del paese.
Per questo, le autorità locali hanno deciso di adottare una misura drastica che entrerà in vigore a partire da maggio: l’accesso all’area della chiesa sarà consentito solo ai residenti e ai turisti che soggiornano almeno una notte nella zona. I mezzi turistici saranno respinti, mentre per le automobili sarà disponibile un parcheggio a circa 30 minuti a piedi dall’ingresso del paese; una volta esauriti i posti, l’alternativa sarà parcheggiare ancora più lontano. Lo scopo è chiaro: disincentivare la visita lampo e favorire un turismo più sostenibile, che rispetti i tempi e i bisogni di chi a Funes ci vive tutto l’anno.
Non si tratta di una chiusura al turismo, ma di un tentativo di riequilibrarlo. La chiesa di Santa Maddalena continuerà ad accogliere chi desidera scoprirla con lentezza, magari fermandosi a dormire in uno dei masi o a gustare i prodotti tipici della valle. Quello che il villaggio chiede è solo rispetto: per la bellezza dei luoghi, per la fragilità del paesaggio, per la vita quotidiana delle persone. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
