Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Candidato Premier del Campo Largo, Schlein o Conte? Cosa dicono gli ultimi sondaggi

I sondaggi Piepoli e Youtrend di marzo 2026 mostrano Schlein prima tra gli elettori di centrosinistra con il 32%, ma tallonata da Conte al 27%. Fratoianni, Bonelli e Renzi restano ai margini del dibattito sulla candidatura Premier.

Il panorama politico del centrosinistra italiano appare, alla luce degli ultimi rilevamenti demoscopici, attraversato da una crisi di leadership strutturale che investe direttamente la ricerca di un candidato Premier capace di unire le diverse anime dell’opposizione. I sondaggi più recenti — in particolare quello condotto dall’Istituto Piepoli per RaiNews24 a marzo 2026 e il rilevamento Youtrend di gennaio 2026 — fotografano uno scenario in cui nessuna delle figure in campo riesce a catalizzare un consenso davvero maggioritario nemmeno tra il proprio elettorato di riferimento, rendendo la costruzione di un fronte unitario un esercizio politico di estrema complessità.

Il dato che più colpisce nell’analisi Piepoli riguarda direttamente Elly Schlein: la segretaria del Partito Democratico raccoglie solo il 32% delle preferenze tra gli elettori di centrosinistra quando si ipotizza uno scenario di primarie di coalizione, un risultato che, pur collocandola in vetta alla classifica interna, tradisce una significativa incapacità di mobilitare la propria base. Schlein guida il PD che nei sondaggi di marzo 2026 si attesta intorno al 21,6%, in calo di mezzo punto percentuale, una contrazione che si riflette anche sul suo personale indice di popolarità tra i simpatizzanti progressisti. La figura della segretaria dem, pur rimanendo la prima scelta tra gli elettori del centrosinistra in senso stretto, appare dunque lontana dal profilo di un candidato Premier in grado di esercitare una reale forza trainante sull’intera coalizione.

Conte incalza: il 27% nel campo largo

Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, si posiziona immediatamente alle spalle della segretaria dem con il 27% delle preferenze espresse dagli elettori di centrosinistra, un risultato sorprendente per un esponente che formalmente guida una forza politica distinta e che nel proprio bacino di riferimento raggiunge consensi prossimi al plebiscito: il 90% degli elettori pentastellati lo indica come candidato ideale alla guida del campo largo. Nel confronto diretto con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, simulato dal sondaggio Youtrend di gennaio 2026, Conte è l’unico leader dell’opposizione capace di rendersi competitivo, attestandosi al 49,9% e separandosi da Meloni da un margine di appena 0,2 punti percentuali. Il Movimento 5 Stelle, d’altra parte, risulta in crescita nei più recenti rilevamenti, con un +0,6% che lo porta al 12,4%, mentre il PD arretra.

Salis e le figure “terze”: un 18% che pesa

Nello stesso rilevamento Piepoli, una quota non trascurabile degli elettori di centrosinistra — pari al 18% — indica Silvia Salis come candidata preferita alle primarie di coalizione, un dato che segnala l’appetito per figure meno logoraté dalle dinamiche di partito e più percepite come autonome rispetto agli apparati. Antonio Decaro, sindaco di Bari ed europarlamentare dem, ottiene risultati significativi nel sondaggio Youtrend, posizionandosi vicino alla soglia del 48% nello scenario di sfida diretta con Meloni, confermando come i profili di estrazione amministrativo-locale godano di una credibilità trasversale superiore rispetto ai leader di partito nazionali. Questi dati convergono nel delineare un elettorato di centrosinistra che non si riconosce pienamente in nessuno dei leader tradizionali e che mostra una certa apertura verso nomi nuovi o comunque distanti dalla gestione quotidiana delle segreterie romane.

Fratoianni, Bonelli e Renzi: consensi marginali

Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra — formazione che nei sondaggi di marzo 2026 si attesta intorno al 7%, in lieve crescita — non compaiono tra i nomi indicati come candidati Premier nelle rilevazioni disponibili, segno che la loro influenza, pur reale a livello di posizionamento ideologico della coalizione, non si traduce in una spinta alla candidatura alla guida del governo. Matteo Renzi, con il suo partito Casa Riformista accreditato di circa il 2,1% delle intenzioni di voto, risulta parimenti assente dai radar delle preferenze per la candidatura Premier all’interno dell’area progressista, nonostante il suo recente attivismo politico e l’apertura verso nuove aggregazioni di centro. La loro posizione nel dibattito interno al campo largo è quella di soggetti capaci di influenzare l’agenda e i contenuti programmatici, senza tuttavia rappresentare per l’elettorato di riferimento un’alternativa credibile alla guida dell’esecutivo.

Il nodo delle primarie e la frammentazione del voto

Un ulteriore elemento di complessità emerge dall’analisi delle preferenze sulle modalità di scelta del leader: il 29% del campione complessivo si esprime a favore delle primarie di coalizione, ma tale consenso sale significativamente al 51% tra gli stessi elettori di centrosinistra, a riprova di come la base progressista percepisca questo strumento come il più legittimante. Tuttavia, il 58% degli intervistati — considerando l’intero campione — non ha saputo o voluto indicare alcun candidato preferito per la guida del campo largo, un dato che la dice lunga sull’assenza di figure autenticamente carismatiche e sul livello di sfiducia che attraversa trasversalmente l’elettorato. La frammentazione delle preferenze, con Schlein al 32%, Conte al 27% e Salis al 18% tra gli elettori di centrosinistra, rende evidente come una eventuale competizione interna sarebbe tutt’altro che scontata negli esiti e aperta a sorprese fino all’ultimo.

Il quadro complessivo: opposizione in cerca di bussola

La fotografia che emerge dai sondaggi di marzo 2026 è quella di un centrosinistra strutturalmente frammentato, in cui il partito di maggioranza relativa dell’opposizione — il PD — arretra nei consensi mentre il M5S avanza, alterando progressivamente i rapporti di forza interni alla coalizione e rendendo sempre più difficile la costruzione di una candidatura condivisa. Fratelli d’Italia di Meloni si conferma saldamente primo partito al 29-30% e il centrodestra mantiene un vantaggio strutturale sul centrosinistra che, alle elezioni europee del giugno 2024, si era tradotto in uno scarto di oltre quattordici punti percentuali. In questo contesto, la scelta del candidato Premier del campo largo rimane una delle variabili politiche più incerte del panorama italiano, con i sondaggi che per ora certificano più le divisioni che le convergenze. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!