Una potente espulsione di massa coronale ha raggiunto la Terra nella giornata di ieri, generando una tempesta geomagnetica di classe G1 e regalando scenari spettacolari nelle regioni artiche, dove aurore polari dai colori vividi hanno danzato nel cielo notturno. Secondo i modelli dello Space Weather Prediction Center della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), il fenomeno non è isolato: ulteriori nubi di plasma solare sono già in viaggio verso il nostro pianeta e potrebbero impattare l’atmosfera terrestre tra il 6 e l’8 febbraio.
Alla radice di questa attività c’è la macchia solare 4366, una delle regioni più dinamiche osservate negli ultimi mesi sulla superficie del Sole. Le macchie solari sono aree temporaneamente più fredde della fotosfera, causate da forti concentrazioni di campo magnetico che impediscono al calore interno di emergere con regolarità. La 4366 si distingue per la sua complessa configurazione magnetica, classificata “beta-gamma-delta”: una struttura instabile, considerata tra le più propense a generare brillamenti solari violenti.
E in effetti l’attività della macchia è già sopra la media. Solo negli ultimi sette giorni, la regione ha prodotto sei brillamenti solari di classe X, la più elevata nella scala delle eruzioni solari. I flare di classe X rilasciano immense quantità di energia, emettendo radiazioni elettromagnetiche che spaziano dai raggi X alle onde radio. Un singolo evento può liberare in pochi minuti l’equivalente energetico di miliardi di bombe nucleari. Anche se tali radiazioni non penetrano l’atmosfera terrestre, possono disturbare temporaneamente la ionosfera, influenzando le comunicazioni ad alta frequenza e i segnali GPS.
La CME che ha colpito la Terra ieri è il risultato di una di queste eruzioni. Nonostante l’intensità relativamente contenuta — una G1 sulla scala NOAA, che misura da G1 a G5 — l’evento conferma la vivacità del Sole in questa fase del suo ciclo undecennale, attualmente in fase di massimo. Le previsioni a breve termine indicano un’elevata probabilità che la macchia 4366 continui a produrre flare, anche nei prossimi giorni. Poiché la regione attiva è rivolta direttamente verso la Terra, eventuali nuove espulsioni di plasma potrebbero raggiungere il nostro pianeta entro 48-72 ore, causando ulteriori tempeste geomagnetiche.
Gli scienziati monitorano con attenzione l’evolversi della situazione. Le tempeste solari di grande intensità possono causare danni significativi ai satelliti, interferenze nei sistemi di navigazione e, nei casi estremi, blackout elettrici su larga scala. Tuttavia, gli eventi attesi nei prossimi giorni rientrano ancora nella fascia bassa della scala di rischio. Il monitoraggio costante delle regioni attive solari consente oggi di prevedere con un buon margine di anticipo l’arrivo di CME potenzialmente pericolose, offrendo il tempo necessario per adottare misure di protezione per le infrastrutture più vulnerabili.
Nel frattempo, gli appassionati del cielo notturno nelle latitudini settentrionali possono godersi uno degli spettacoli più affascinanti offerti dalla natura: le aurore boreali, che in queste notti raggiungono un’intensità e una frequenza rare, grazie al legame invisibile ma potente che unisce la nostra stella al campo magnetico terrestre. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
