A meno di due settimane dall’inizio del Festival di Sanremo 2026, Carlo Conti continua a svelare dettagli che confermano un cambiamento importante nell’estetica e nel linguaggio televisivo della kermesse. Dopo aver annunciato i co-conduttori e le co-conduttrici, il direttore artistico e conduttore toscano ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair in cui ha descritto un Festival radicalmente rinnovato sul piano visivo. “Ogni esibizione è pensata come uno spettacolo a sé, un piccolo halftime show”, ha dichiarato Conti, riferendosi allo storico evento del Super Bowl americano. Eppure, più che lo spettacolo a stelle e strisce, sembra che il Festival stia assorbendo (finalmente) la lezione dell’Eurovision Song Contest.
Nell’intervista con Simone Marchetti, direttore di Vanity Fair, Conti ha spiegato: “Quest’anno c’è quello che io chiamo il ‘bouquet’: è fondamentale il mix di generi che porti sul palco di Sanremo. Quest’anno c’è una grande varietà di rock, rap puro, pop, ritmi latini, country e molte, molte ballad”. Poi ha aggiunto: “Ho chiesto al regista, allo scenografo e al responsabile delle luci di creare un’atmosfera diversa per ogni performance”. L’obiettivo? Trasformare ogni esibizione in un piccolo evento a sé stante, con una cifra visiva unica, costruita su misura per ogni artista.
Se il paragone con il Super Bowl può sembrare un po’ azzardato, c’è da dire che Conti ha centrato il punto su un elemento che per anni è stato il tallone d’Achille del Festival: la piattezza visiva. Fatta eccezione per gli ospiti internazionali o alcune rare eccezioni, Sanremo ha spesso trascurato l’aspetto scenico delle performance, limitandosi a un palco statico e a inquadrature da varietà anni ’90. Ora, invece, si punta a uno show dove luci, scenografie ed effetti diventino parte integrante del racconto musicale, proprio come accade da anni all’Eurovision.
Anche nel podcast Pezzi di Musica, il conduttore ha ribadito questa svolta: “Ho sempre messo al centro la musica e meno lo show, anche nei miei vecchi Festival. Il mondo musicale italiano però è molto cambiato negli ultimi anni. Adesso c’è una scelta maggiore, molti più nomi, lo scorso anno sono stato molto fortunato tra chi è stato lanciato dal Festival e altri che hanno ripreso il loro splendore. Quest’anno magari ci sono anche alcuni nomi che non sono conosciutissimi, ma c’è più varietà musicale rispetto alla scorsa edizione, si spazierà moltissimo a livello di generi”.
Nonostante le ambizioni artistiche, Conti si dice tranquillo sul fronte degli ascolti. “Guardi, l’anno scorso, quando ho accettato la direzione del Festival, fare meglio di Amadeus sembrava impossibile. Eppure è andata bene. Quest’anno, poi, la data è stata spostata di tre settimane per via delle Olimpiadi: contro il Festival giocheranno anche le partite di Champions League. Ma anche questo conta in parte”, ha detto a Vanity Fair. “Dal mio primo Festival, era il 2015, per Sanremo è stato un crescendo che l’ha portato, di conduzione in conduzione e di edizione in edizione, al successo di oggi. A questo punto, resta solo da battere il mio record dello scorso anno. E, se non lo faccio, pazienza: sarò ancora più sereno a sapere che non ho vinto contro me stesso”.
Parole simili anche nel podcast: “L’anno scorso Sanremo ha battuto tutti i record di ascolto. Però come avete visto, nonostante i grandi numeri non ho fatto grossi proclami, non mi sono esaltato più di tanto, perché fa parte del mio lavoro. Se quest’anno farò qualche punto in meno, va bene lo stesso, alla fine dovrei battere me stesso. Va bene così, ci può essere un anno che va meglio, un anno che va leggermente peggio, l’importante è che il Festival abbia questo trend estremamente positivo che ha da dieci anni a questa parte”.
Insomma, nonostante il riferimento al Super Bowl, il Festival di Sanremo 2026 sembra guardare più a Rotterdam, Torino e Liverpool che a Miami o Las Vegas. La scelta di dare un’identità visiva a ogni brano, di diversificare il palco per ogni artista, di abbracciare senza remore tutti i generi musicali, è una mossa che porta il Festival in una nuova era: quella in cui lo spettacolo conta tanto quanto la canzone, e dove l’Italia può finalmente sentirsi meno “provinciale” rispetto al grande circuito europeo. È un cambiamento atteso da anni. Forse, era proprio il momento giusto. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
