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I 40 italiani nella rubrica di Jeffrey Epstein: chi sono e cosa significa davvero quella lista

Nell’agenda dell’ex maggiordomo di Jeffrey Epstein figurano circa 40 nomi italiani, ecoc chi sono.

L’esplosione mediatica seguita alla pubblicazione degli Epstein Files da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – oltre tre milioni di documenti tra mail, foto e video, resi accessibili in ottemperanza a una legge firmata dal presidente Donald Trump – ha riportato l’attenzione internazionale sul caso del finanziere Jeffrey Epstein, condannato per favoreggiamento della prostituzione e arrestato nuovamente nel 2019 per traffico sessuale di minorenni prima di essere trovato morto nella sua cella il 10 agosto dello stesso anno. Tra le rivelazioni più dibattute in Italia vi è la presenza, nell’agenda personale dell’ex maggiordomo Alfredo Rodriguez – documento noto come “Little Black Book” – di circa 40 nomi italiani, appartenenti al mondo dell’imprenditoria, della finanza e, in via mediata, della politica.

L’inchiesta de Le Iene e la rete di contatti italiani

Il programma televisivo Le Iene, nella puntata del 25 novembre 2025 su Italia 1, ha dedicato un lungo servizio all’inchiesta condotta dall’inviato Wad, che ha sistematicamente contattato tutti i nominativi italiani presenti nella rubrica di Epstein per ricostruire la natura e l’entità di quei legami. Sebbene molti numeri di telefono risultassero ormai non attivi, alcuni imprenditori – prevalentemente operanti nell’area milanese – hanno risposto e confermato di aver conosciuto il finanziere americano, nella maggior parte dei casi attraverso la mediazione di Ghislaine Maxwell, compagna e complice di Epstein, successivamente condannata a vent’anni di carcere per il suo ruolo nel reclutamento delle vittime minorenni. Il servizio ha messo in luce come quella rete di conoscenze si fosse consolidata soprattutto tra gli anni ‘90 e i primi anni 2000, in un contesto di frequentazioni mondane e relazioni d’affari in cui il nome di Epstein circolava come quello di un influente finanziere newyorkese, non come quello di un predatore sessuale.

Flavio Briatore e il nodo della festa di St. Tropez

Il nome italiano più citato è quello di Flavio Briatore, imprenditore e personaggio televisivo la cui presenza nella rubrica era già emersa nel 2019, quando il sito di gossip Gawker aveva pubblicato per la prima volta il contenuto del “Little Black Book”. Stando a quanto ricostruito da più organi di stampa, l’unico incontro documentato tra i due risale al 2001, in occasione della festa di compleanno di Naomi Campbell a St. Tropez, ai tempi fidanzata di Briatore. A quella festa era presente anche Ghislaine Maxwell, che accompagnava Epstein, nonché la diciassettenne Virginia Giuffré, che sarebbe diventata tristemente nota come vittima degli abusi dell’ex principe Andrea e che è morta suicida nel 2025. Briatore ha sempre dichiarato di non aver mai frequentato Epstein al di fuori di quell’unica occasione mondana e di non essere stato a conoscenza di alcuna attività criminale. Nella stessa rubrica compare anche Giuseppe Cipriani, magnate della ristorazione internazionale, e Andrea Bonomi, fondatore e presidente del fondo di investimento Investindustrial.

I nomi politici: una presenza indiretta

Discorso diverso riguarda i nomi di figure politiche italiane che compaiono non nella rubrica telefonica di Epstein, bensì nelle sue corrispondenze email, rese pubbliche insieme alla documentazione del Dipartimento di Giustizia. Giuseppe Conte viene menzionato in uno scambio di mail tra Epstein e Steve Bannon risalente al giugno 2018, quando Bannon allega al finanziere un link a un articolo di USA Today sull’incontro tra l’allora presidente del Consiglio e Donald Trump. Analogamente, il nome di Mario Draghi appare in documenti relativi al periodo in cui era governatore della Banca Centrale Europea, tra il 2011 e il 2019, mentre quello di Matteo Salvini emerge in conversazioni con Bannon legate all’interesse di quest’ultimo per l’ascesa dei movimenti sovranisti europei, insieme ai nomi di Viktor Orbán e Marine Le Pen. Anche il nome di Silvio Berlusconi compare in questo contesto. Come chiarito fin da subito dalla stampa internazionale, non esiste alcun collegamento tra queste personalità e i traffici sessuali di Epstein: la loro presenza nei documenti riflette esclusivamente l’interesse del finanziere per le dinamiche politiche europee.

Il ruolo-chiave di Ghislaine Maxwell e il legame con l’Italia

La figura di Ghislaine Maxwell è centrale per comprendere come l’Italia sia entrata nell’orbita di Epstein. Prima di diventare la complice del finanziere, la figlia dell’imprenditore britannico Robert Maxwell aveva frequentato a lungo il nostro Paese, dove tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 era stata fidanzata con il nobile italiano Gianfranco Cicogna Mozzoni. La morte misteriosa del padre nel 1991 e il conseguente scandalo finanziario che portò la famiglia al fallimento segnarono la fine di quella relazione e l’inizio della sua storia con Epstein negli Stati Uniti. Chi ha frequentato entrambi descrive Maxwell come la “tuttofare” di Jeffrey: organizzava eventi, gestiva i contatti internazionali e, secondo le accuse poi confermate dal processo, reclutava le vittime. Il suo legame privilegiato con l’Italia ha dunque funzionato da porta d’ingresso per Epstein nell’alta società italiana.

I viaggi del “Lolita Express” verso l’Italia

I registri di volo dell’aereo privato di Epstein, il cosiddetto “Lolita Express”, documentano almeno cinque-sei viaggi verso destinazioni italiane – tra cui Milano, Roma e Rimini – effettuati tra il 2001 e il 2003. Alcuni di questi voli risultano aver trasportato ragazze minorenni non identificate. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, quei viaggi servirono al finanziere per incontrare direttamente imprenditori, industriali e agenti di modelle italiani, ampliando una rete di frequentazioni che poi puntava a sfruttare per scopi di influenza o ricatto. Tra i nomi italiani emersi dagli Epstein Files nell’ambito di una ricerca più approfondita sui documenti del DOJ compaiono anche figure legate alla galassia finanziaria e imprenditoriale del Nord Italia, nonché alcuni soggetti connessi all’ambiente della moda e della televisione, anche se i contorni di questi rapporti restano ancora da definire con precisione.

I sei nomi censurati e la polemica politica

Una delle rivelazioni più recenti riguarda la vicenda dei sei nomi censurati dal Dipartimento di Giustizia, che il deputato democratico Ro Khanna ha provveduto a rendere pubblici accusando il DOJ di aver protetto “uomini ricchi e potenti” senza alcuna giustificazione legata alla tutela delle vittime. Tra i sei nominativi svelati figurano due figure con cognomi italiani: Salvatore Nuara, descritto come ex detective del Dipartimento di Polizia di New York (NYPD) e presente nel “Little Black Book”, e Nicola Caputo, ex europarlamentare. Khanna ha denunciato in aula che l’FBI, sotto l’attuale amministrazione, avrebbe “pulito” (scrubbed) i file già a marzo, prima della loro consegna al DOJ, lasciando intendere che la massa di tre milioni di documenti ancora non analizzati potrebbe contenere ulteriori rivelazioni. Il DOJ ha ammesso l’errore relativo alla censura dei sei nomi e ha consentito la loro divulgazione.

La distinzione necessaria: essere in lista non è sinonimo di colpa

Il punto metodologico più rilevante, ribadito dai giornalisti e dagli esperti legali che hanno analizzato i documenti, è che la presenza di un nome nella rubrica di Epstein o nei suoi registri di volo non costituisce di per sé prova di coinvolgimento nei reati per cui il finanziere è stato condannato. L’agenda dell’ex maggiordomo Alfredo Rodriguez conta circa 1.700 voci, corrispondenti a circa 1.500 persone tra cui una cinquantina di membri di famiglie reali e personalità di primo piano come Bill Clinton, Donald Trump, Michael Jackson, Alec Baldwin, Mick Jagger e Naomi Campbell. Epstein era un uomo d’affari che frequentava l’alta società internazionale, organizzava eventi culturali e benefici, investiva in progetti scientifici: molti dei suoi contatti lo conoscevano esclusivamente in quella veste. Il vero scandalo morale e giudiziario riguarda i 254 nomi di donne oscurati nei documenti per proteggere le vittime – le uniche protagoniste di una vicenda in cui il sistema del potere, secondo l’accusa, ha funzionato per anni come scudo nei confronti dei colpevoli e non delle persone offese. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!