A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco, il caso torna al centro dell’attenzione giudiziaria con elementi che mettono in discussione certezze consolidate. La condanna definitiva a 16 anni per Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima, non rappresenta più per la Procura di Pavia un punto fermo: secondo le più recenti valutazioni degli inquirenti, Stasi non sarebbe stato presente sulla scena del crimine nell’ora del delitto, ma impegnato a lavorare alla propria tesi al computer di casa, circostanza rivalutata anche alla luce della perizia della Cattaneo.
L’attenzione investigativa si concentra ora su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, Marco Poggi. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti individua un possibile movente in un presunto approccio sessuale respinto, maturato dopo la visione di un video intimo che ritraeva Chiara Poggi e lo stesso Stasi. Proprio sull’esistenza di quel filmato si è soffermato l’ex bocconiano nel corso dell’interrogatorio del 20 maggio 2025, fornendo elementi che confermerebbero la realtà del video e un confronto avuto con Marco Poggi.
Sul punto emergono tuttavia versioni divergenti. L’ex comandante dei carabinieri Gennaro Cassese, tra i primi investigatori del caso, ha dichiarato pubblicamente: “Marco Poggi e Stasi ne parlarono al cimitero, il fratello di Chiara chiese una copia di quel video, ripulita dalle parti intime, solo per conservare un ricordo della sorella, ma Stasi gli disse che non era possibile”. Diversa la ricostruzione fornita da Stasi ai magistrati, secondo cui la richiesta sarebbe avvenuta all’interno della sua abitazione. Una discrepanza che, pur non incidendo sull’esistenza del video, lascia aperti interrogativi sul contesto e sulla dinamica di quel dialogo.
Nel corso dello stesso interrogatorio, Stasi ha richiamato l’attenzione su elementi già noti ma mai chiariti del tutto, soffermandosi in particolare su dettagli della scena del crimine. Tra questi, il muretto di cinta danneggiato e soprattutto la presenza di cenere in un posacenere all’interno della casa. Un dettaglio che, nelle sue parole, assume un valore potenzialmente significativo: “la cenere nel posacenere. Io non fumavo, Chiara nemmeno, i genitori erano partiti da una settimana. C’è qualcosa che non torna. Ma non so darmi una risposta”. Un’osservazione che riapre il campo all’ipotesi della presenza di una terza persona nella villetta, forse il killer, prima o durante l’omicidio.
A rendere ancora più complesso il quadro è il recente intervento pubblico della madre di Alberto Stasi, che ha deciso di rompere un lungo silenzio esprimendo parole dure nei confronti di chi ritiene il vero responsabile del delitto. “Libero da 19 anni? Mi auguro che li abbia vissuti male questi anni, e io non sono abituata ad augurare il male a nessuno. Ma mi auguro non li abbia passati bene, se ha una coscienza. Speranza che parli? Non so”.
Le nuove piste investigative, le incongruenze emerse e i dettagli mai del tutto chiariti riportano il caso Garlasco in una dimensione di forte incertezza. A distanza di anni, la domanda centrale resta ancora senza una risposta definitiva: chi ha ucciso Chiara Poggi? Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
