Nell’alba del 13 giugno 1933, nei pressi di Magenta, in provincia di Milano, qualcosa cadde dal cielo. Secondo la ricostruzione che nei decenni successivi avrebbe alimentato uno dei casi ufologici più controversi della storia italiana, le forze armate del regime fascista recuperarono i resti di un velivolo di forma cilindrica, con oblò sulla fiancata dai quali uscivano luci bianche e rosse, le cui caratteristiche tecniche non erano riconducibili ad alcun prototipo aeronautico allora noto. Mussolini, stando alla stessa narrazione, avrebbe immediatamente disposto il massimo riserbo, convinto in un primo momento che si trattasse di un aereo sperimentale di produzione tedesca, francese o britannica, e avrebbe fatto trasferire i resti sotto scorta armata negli hangar della SIAI-Marchetti a Vergiate, sul Lago Maggiore, uno dei siti aeronautici più avanzati e strategicamente protetti d’Italia in quel periodo.
A seguito del recupero, secondo la narrazione, Benito Mussolini – con il concorso di Galeazzo Ciano e Italo Balbo – avrebbe istituito un organismo di studio classificato denominato Gabinetto RS/33, dove “RS” stava per “Ricerche Speciali” e “33” indicava l’anno di fondazione, operante sotto la copertura dell’O.V.R.A., la polizia segreta del regime. Questo comitato, con sede principale presso l’Università La Sapienza di Roma, sarebbe stato affidato alla direzione scientifica di Guglielmo Marconi, il pioniere della radio la cui fascinazione per i segnali di origine extraterrestre era, secondo alcune fonti, tutt’altro che un segreto negli ambienti scientifici dell’epoca. Il gruppo, composto da scienziati e militari selezionati personalmente dal Duce, avrebbe avuto il compito di analizzare l’oggetto recuperato, valutarne le implicazioni tecnologiche e condurre esperimenti di ingegneria inversa su di esso, senza mai giungere, per quanto riportato, a risultati definitivi.
La vicenda rimase sepolta per decenni nei meandri della storia non ufficiale, fino a quando, nella metà degli anni Novanta, il fondatore e segretario del Centro Ufologico Nazionale, Roberto Pinotti, ricevette da un anonimo mittente – identificato nelle cronache come “Mister X” – una busta contenente documenti che sostenevano di essere autentici carteggi dell’epoca fascista. Nella corrispondenza si faceva menzione esplicita del Gabinetto RS/33, dei suoi obiettivi e delle sue attività, insieme a riferimenti ad avvistamenti successivi di “aeromobili non convenzionali” avvenuti nel 1936 nel nord Italia. Pinotti, convinto inizialmente che si trattasse di un falso, tenne per anni riservate quelle informazioni, sottoponendole successivamente ad analisi per verificarne la compatibilità con la carta e gli inchiostri dell’epoca, senza tuttavia ottenere una certificazione definitiva di autenticità. Fu soltanto nel 2001 che la storia divenne di pubblico dominio attraverso i media italiani, venendo perlopiù accolta con scetticismo, quando non con aperto scherno, da storici e commentatori.
Uno dei dettagli più perturbanti della narrazione riguarda il destino finale del reperto. Secondo le ricostruzioni di Pinotti e del suo collaboratore Alfredo Lissoni, il relitto custodito a Vergiate rimase negli hangar della SIAI-Marchetti per circa dodici anni, durante i quali la documentazione raccolta dal Gabinetto RS/33 passò progressivamente in mani tedesche con l’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale e il consolidarsi dell’alleanza con la Germania nazista. Un incendio doloso nel capannone della SIAI di Vergiate, datato 17 marzo 1943, avrebbe distrutto parte dei materiali. Nei mesi conclusivi del conflitto, tra il 1944 e il 1945, l’Office of Strategic Services americano – il precursore della CIA – avrebbe recuperato il relitto con l’intermediazione del Vaticano e della rete dei servizi segreti alleati, portando definitivamente fuori dall’Italia quella che la narrazione descrive come la prima tecnologia di origine non umana mai recuperata in Europa.
La storia, confinata per oltre vent’anni nei circoli ufologici e nei programmi di divulgazione paranormale, ha subito un’improvvisa e radicale trasformazione di status nel 2023, quando è entrata ufficialmente nel dibattito politico-istituzionale statunitense. Il 26 luglio 2023, dinanzi all’House Oversight Committee del Congresso degli Stati Uniti, il maggiore David Grusch, veterano dell’U.S. Air Force e già co-responsabile del portafoglio UAP presso la National Geospatial-Intelligence Agency, nonché rappresentante della UAP Task Force del Dipartimento della Difesa, ha reso testimonianza sotto giuramento affermando di essere stato informato, nell’esercizio delle sue funzioni ufficiali, dell’esistenza di “un programma pluridecennale di recupero e retroingegnerizzazione di UAP” al quale gli era stato negato l’accesso. Nel corso della stessa audizione, rispondendo a domande specifiche, Grusch ha dichiarato esplicitamente: “Il 1933 è stato il primo recupero in Europa, e avvenne a Magenta, in Italia. Recuperarono un veicolo parzialmente integro”.
Le affermazioni di Grusch non si limitano alla vicenda italiana. L’ex ufficiale ha sostenuto di aver preso visione di documenti attestanti il recupero di un velivolo di origine aliena da parte del governo di Mussolini nel 1933, e la successiva acquisizione dello stesso da parte degli Stati Uniti nel 1944 o 1945 con l’assistenza del Vaticano e dell’alleanza dei Five Eyes. Ha inoltre dichiarato di aver parlato con quaranta testimoni nel corso di quattro anni di indagini, e che il governo americano sarebbe in possesso di “biologics non umani” recuperati dai velivoli. La NASA e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti hanno smentito categoricamente queste affermazioni, dichiarando che non esistono programmi di tale natura e che la vita extraterrestre non è ancora stata scoperta, e nessuna prova documentale a sostegno delle tesi di Grusch è stata finora resa pubblica o verificata da esperti indipendenti.
L’intreccio tra la testimonianza di Grusch e il caso italiano ha conferito nuova visibilità alle ricerche di Pinotti, il quale ha ribadito in più occasioni la propria convinzione che i documenti in suo possesso siano autentici. In un contesto più ampio, la vicenda del Gabinetto RS/33 si inserisce nel crescente dibattito internazionale sulla trasparenza governativa in materia di UAP, un tema che negli ultimi anni ha prodotto audizioni parlamentari, nuove normative e dichiarazioni ufficiali in diversi Paesi. La connessione con la figura di Marconi – il cui interesse per la comunicazione a distanza e i fenomeni elettromagnetici non convenzionali è documentato – aggiunge un ulteriore strato di complessità a una vicenda che oscilla continuamente tra storia verificabile e narrazione leggendaria. Roberto Pinotti è stato invitato come unico relatore italiano al Simposio della SOL Foundation, uno degli eventi accademici più importanti nel campo degli UAP, a riprova di come il caso del 1933 sia oggi discusso non solo nelle riviste di ufologia ma anche in ambienti di ricerca che ambiscono a un approccio scientifico.
La questione dell’autenticità dei documenti rimane irrisolta e controversa. Il Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) ha espresso nel corso degli anni posizioni critiche rispetto alle conclusioni di Pinotti, sottolineando l’assenza di riscontri archivistici incontrovertibili e la provenienza anonima dei materiali. La storiografia accademica, dal canto suo, non ha finora prodotto ricerche sistematiche sull’argomento, lasciando il caso in una zona grigia in cui la mancanza di prove definitive non equivale necessariamente a una confutazione. Quel che è certo è che la vicenda ha attraversato quasi un secolo di storia, sopravvivendo a ogni tentativo di liquidarla definitivamente: dall’Italia di Mussolini alla Washington dei whistleblower, il mistero di Magenta continua a porre domande a cui nessuna fonte ufficiale ha ancora fornito una risposta esaustiva. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
