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Iran, Khamenei è morto: a Teheran applausi e gioia dalle finestre -VIDEO-

Il 28 febbraio 2026, l’ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso in un attacco aereo congiunto di USA e Israele su Teheran. A Teheran molti cittadini hanno festeggiato per le strade e dalle finestre.

La notizia ha attraversato Teheran come una scarica elettrica. Nella serata del 28 febbraio 2026, poche ore dopo l’avvio dell’operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele denominata “Operation Epic Fury” (o “Il Ruggito del Leone” nella nomenclatura israeliana), la conferma dell’uccisione dell’ayatollah Ali Hosseini Khamenei si è diffusa rapidamente tra la popolazione iraniana, provocando reazioni di giubilo spontaneo che hanno sorpreso il mondo intero.

Testimoni citati dall’agenzia AFP hanno riferito di aver udito acclamazioni in diversi quartieri della capitale poco dopo le 23:00 ora locale (le 20:30 in Italia), nel momento in cui la notizia si è propagata attraverso i canali ancora attivi nonostante il tentativo del regime di bloccare le comunicazioni internet. Gli abitanti si sono affacciati alle finestre per applaudire, mentre in altre zone della città si udivano clacson, urla di gioia, fuochi pirotecnici e canti: scene che la televisione di Stato iraniana non avrebbe mai potuto trasmettere.

L’operazione militare e la morte della Guida Suprema

L’attacco era iniziato nella mattinata del 28 febbraio 2026, verso le 7:30 ora locale, con un’offensiva aerea e navale che ha coinvolto circa 200 aerei da combattimento israeliani e ha preso di mira oltre 500 obiettivi in tutto il territorio iraniano. L’esercito israeliano ha definito l’operazione “il più grande raid aereo della storia di Israele”, sottolineando la portata senza precedenti dell’intervento, condotto in coordinamento con le forze armate statunitensi che lo hanno battezzato “Operation Epic Fury”.

Il bersaglio più sensibile dell’intera operazione era il complesso residenziale e operativo di Khamenei, collocato nel cuore di Teheran. Secondo quanto riferito da un alto funzionario israeliano alle principali agenzie internazionali, tra cui Reuters e Axios, il corpo del leader supremo è stato recuperato sotto le macerie della sua residenza distrutta. Le immagini del cadavere sono state mostrate al premier israeliano Benjamin Netanyahu, che in un discorso alla nazione aveva già anticipato la notizia affermando: “Abbiamo distrutto in un potente attacco a sorpresa il complesso del tiranno Khamenei nel cuore di Teheran, e ci sono sempre più segni che questo tiranno non è più vivo”.

La conferma definitiva è arrivata in serata attraverso molteplici canali: l’ambasciatore israeliano a Washington, Yechiel Leiter, ha informato i funzionari americani dell’avvenuta eliminazione, il canale televisivo israeliano Channel 12 e Iran International hanno confermato la notizia, e il presidente Donald Trump ha dichiarato a NBC News di essere certo che Khamenei fosse morto insieme alla “maggior parte” della leadership iraniana di vertice.

Le reazioni nelle strade di Teheran

Prima che il regime iraniano riuscisse a bloccare quasi completamente l’accesso a internet — una tattica già impiegata durante le stragi di protesta dei mesi precedenti — decine di video sono riusciti a filtrare fuori dal Paese, mostrando scene di esultanza che hanno fatto il giro del mondo. A Teheran, secondo quanto documentato dal Times of Israel con video verificati, giovani sono saliti sui tetti dei loro edifici per festeggiare indicando le colonne di fumo che si alzavano dal complesso di Khamenei. Gruppi di ragazzi hanno urlato slogan contro il regime mentre il fumo dei bombardamenti si sollevava a pochi chilometri di distanza.

Forse l’immagine più simbolica della serata è stata quella di iraniani che ballavano in mezzo alla strada, un atto che il regime islamico aveva criminalizzato dal 1979, dichiarandolo “peccaminoso”. Studenti di una scuola femminile a Teheran sono stati filmati mentre intonavano “Morte al Velayat” — riferendosi al sistema di governo clericale — mentre altri cittadini urlavano slogan contro Khamenei dalle finestre delle loro abitazioni. Le manifestazioni spontanee hanno assunto forme diverse: clacson delle auto, falò, distruzione delle telecamere di sorveglianza del regime, e canti collettivi nei quartieri della capitale.

La crisi di successione al vertice

L’uccisione di Khamenei, che governava la Repubblica Islamica dal 1989 e aveva consolidato per 35 anni un controllo capillare su magistratura, media di Stato e tutte le forze di sicurezza incluse le Guardie Rivoluzionarie, apre una crisi di successione senza precedenti. La Costituzione iraniana prevede che un consiglio di religiosi designi un nuovo leader supremo, ma gli stessi attacchi del 28 febbraio hanno decimato l’alta catena di comando: Reuters cita tre fonti che confermano la morte del ministro della Difesa Amir Nasirzadeh e del comandante delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Pakpour, oltre ad Ali Shamkhani, consigliere della Guida suprema. Anche il genero e la nuora di Khamenei sono rimasti uccisi negli attacchi alla residenza del leader.

Gli analisti si interrogano su chi, nel caos istituzionale che si è aperto, possa rivendicare l’autorità per guidare la Repubblica Islamica: le Guardie Rivoluzionarie potrebbero tentare di imporre una forma di governo militare, mentre la diaspora iraniana e le figure dell’opposizione hanno già esortato i cittadini a “scendere in strada e prendere il controllo del governo”. L’esito di questa crisi di regime, in uno Stato già dilaniato da mesi di proteste sanguinose e da un’economia prostrata dalle sanzioni, rimane profondamente incerto mentre il mondo osserva con apprensione l’evoluzione degli eventi nelle prossime ore. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!