BigMama, al secolo Marianna Mammone, è rientrata in Italia il 5 marzo 2026 dopo essere rimasta bloccata per giorni a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, a causa della chiusura dello spazio aereo seguita all’escalation militare in Medio Oriente. La rapper irpina, partita originariamente dalle Maldive, si era ritrovata con il volo dirottato nei pressi dell’emirato dopo che gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele all’Iran avevano scatenato una risposta missilistica di Teheran che aveva coinvolto anche il territorio degli Emirati, rendendo l’aeroporto internazionale di Dubai – tra i più trafficati al mondo – temporaneamente inaccessibile per ragioni di sicurezza.
L’artista aveva raccontato la propria odissea attraverso una serie di video e messaggi sui social, in lacrime, descrivendo la situazione come un “vero incubo”. “Siamo partita dall’aeroporto di Malè, il mio volo è stato dirottato nel deserto nei pressi di Dubai. Siamo stati portati in un hotel e adesso ci pregano di rimanere lì e di fare attenzione”, aveva dichiarato. Nel corso dei giorni successivi, l’artista aveva aggiornato i propri follower confermando di sentire le esplosioni dei missili intercettati dalla contraerea emiratina, chiedendo pubblicamente supporto e attenzione mediatica: “Noi continuiamo a sentire i missili sulla testa. Io sono terrorizzata, voglio solo tornare a casa”.
L’appello aveva immediatamente ottenuto grande risonanza, mobilitando solidarietà da parte di fan e colleghi del mondo musicale, ma aveva anche generato un acceso dibattito pubblico, alimentato in particolare dall’intervento dell’eurodeputato Roberto Vannacci, che aveva sollevato polemiche circa il presunto utilizzo da parte della cantante di canali privilegiati o aiuti governativi per il rimpatrio. La vicenda si era intrecciata con dichiarazioni precedentemente rilasciate da BigMama in varie interviste, nelle quali l’artista aveva manifestato di non sentirsi pienamente rappresentata dallo Stato italiano in materia di diritti civili – in particolare riguardo alla sessualità e alla maternità – affermando che, qualora volesse avere figli, si trasferirebbe in un altro Paese europeo.
Il rientro in Italia è avvenuto il 5 marzo, dopo che la cantante, insieme alla propria compagna e ad altri connazionali incontrati in hotel, è riuscita a cambiare il volo originariamente previsto per il 28 febbraio. In una lunga serie di storie pubblicate su Instagram nella giornata del 6 marzo, BigMama ha ricostruito la vicenda nei dettagli, tenendo a precisare con fermezza che il ritorno a casa non è stato agevolato da alcun intervento esterno né da trattamenti di favore. “Ci tengo a chiarire, prima di leggere ulteriori fake news sul mio conto, che io e la mia ragazza siamo rientrate a casa da Dubai con la stessa compagnia aerea del viaggio originale. Biglietto che ho pagato con i miei soldi, come il taxi utilizzato per arrivare in aeroporto”, ha scritto l’artista.
La risposta alle accuse circolate online è stata netta e decisa. Senza nominare esplicitamente Vannacci, BigMama ha replicato duramente a chi, durante i giorni di emergenza, aveva scelto di attaccarla e diffondere notizie false sulla sua situazione: “Vergogna a tutte le persone che in un momento così delicato hanno deciso di attaccarci, infangare la nostra reputazione, mentire. Vergogna a chi ci ha augurato di morire lontani da casa e dalla nostra famiglia. La vostra ignoranza è disarmante, ma spiega tante cose”, ha scritto la cantante, concludendo con un messaggio ancora più diretto verso i detrattori.
BigMama ha anche voluto chiarire la propria posizione rispetto alle dichiarazioni che avevano scatenato le polemiche precedenti al viaggio, ribadendo di non aver mai manifestato disprezzo nei confronti del proprio Paese. “Non ho mai detto di odiare casa mia e di voler scappare. Non penso di dovermi giustificare”, ha precisato, mantenendo tuttavia ferme le proprie posizioni sui diritti civili e sull’identità personale, temi che l’artista ha sempre affrontato pubblicamente senza censure.
La vicenda di BigMama si inserisce nel quadro più ampio della crisi umanitaria che ha coinvolto decine di italiani rimasti bloccati nell’area del Golfo nelle stesse ore, quando l’escalation militare in Medio Oriente aveva paralizzato i collegamenti aerei di una delle regioni più trafficate del pianeta. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva invitato i connazionali presenti nella zona a restare nelle proprie strutture ricettive in attesa di indicazioni, mentre le operazioni di rimpatrio si erano rivelate complesse anche a causa delle difficoltà nei contatti con il Consolato italiano.
La storia della cantante campana aveva acquistato particolare visibilità mediatica anche per il contrasto percepito tra la richiesta di aiuto rivolta all’Italia e le sue precedenti dichiarazioni pubbliche. Una contraddizione solo apparente, secondo l’artista, che ha sottolineato come criticare alcune politiche o l’assenza di determinati diritti nel proprio Paese non equivalga in alcun modo a rinnegarne l’appartenenza. Un dibattito che, al di là della vicenda personale, ha riaperto una discussione più ampia sul rapporto tra identità nazionale, diritti civili e libertà di espressione nel panorama culturale e politico italiano. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
