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Guerra in Iran, Meloni convoca l’E4: cos’è il nuovo formato europeo senza Washington

La premier italiana ha promosso il formato E4 con Francia, Germania e Regno Unito per coordinare la risposta europea alla crisi in Iran, senza attendere l’agenda di Washington né i tempi dell’UE a 27.

È Giorgia Meloni a prendere in mano le redini del coordinamento europeo sulla crisi in Medio Oriente. La premier italiana ha convocato e promosso il formato «E4» — una cabina di regia ristretta che riunisce Italia, Francia, Germania e Regno Unito — per rispondere alla guerra in Iran senza dipendere dall’agenda americana né restare intrappolata nella lentezza burocratica dell’Unione europea a ventisette.

La prima riunione si è tenuta venerdì 6 marzo, con una chiamata tra Meloni, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer. L’incontro era inizialmente riservato: Palazzo Chigi avrebbe preferito tenerlo fuori dai riflettori. La notizia è però trapelata, svelando un’iniziativa diplomatica che segna un cambio di passo nell’approccio italiano alla crisi.

Il formato E4 nasce con due obiettivi precisi. Il primo: costruire un tavolo europeo in grado di condividere informazioni, valutare le richieste di sostegno provenienti dai Paesi del Golfo e proteggere interessi comuni — a partire dalla sicurezza di Cipro — senza che siano gli Stati Uniti a dettare l’agenda. Il secondo: aggirare la farraginosa macchina decisionale comunitaria, che richiede il consenso di tutti i ventisette Stati membri prima di muoversi. Un lusso che la crisi in atto non consente.

Per Meloni, il formato rappresenta anche una risposta alle critiche interne ed europee che la dipingono come troppo allineata a Washington. Da oltre un anno la leader di Fratelli d’Italia si presenta come «ponte privilegiato» tra Europa e Stati Uniti. Ma la tensione si è fatta più acuta: l’Italia non è stata preventivamente informata da Washington sull’operazione militare congiunta con Israele contro l’Iran. Un fatto che ha accentuato il disagio di Roma e accelerato la ricerca di un canale autonomo di interlocuzione europea.

La premier è determinata a non rompere con la Casa Bianca, ma altrettanto determinata a non subire passivamente le iniziative americane. “Quando non sono d’accordo con Trump, non ho problemi a farlo sapere, come ho sempre dimostrato, ma non si può rompere un’alleanza strategica per l’Italia e per l’Europa”, è il concetto che Meloni è pronta a ribadire. Il messaggio è chiaro: il dialogo con Washington resta fondamentale, ma l’Europa — e l’Italia in testa — non rinuncia a una propria autonomia strategica.

Sullo sfondo pesa anche la preoccupazione per le ricadute economiche della crisi. L’escalation in Medio Oriente sta già spingendo al rialzo i prezzi del carburante, con effetti diretti sulle tasche degli italiani. Palazzo Chigi monitora la situazione con attenzione, consapevole che una crisi energetica prolungata avrebbe conseguenze politiche rilevanti. Nel frattempo, a fine marzo, si terrà a Dallas il Cpac, la convention dei conservatori americani: a differenza delle edizioni precedenti, non è ancora chiaro se Meloni parteciperà con un saluto al presidente Trump. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!