L’intelligence americana ha rilevato che l’Iran ha avviato operazioni di posa di mine nello Stretto di Hormuz, la via d’acqua più strategica del pianeta attraverso cui transita circa il 20% del greggio mondiale. La notizia, riportata inizialmente da CBS News e confermata da CNN sulla base di due fonti a conoscenza delle valutazioni dei servizi segreti statunitensi, aggrava ulteriormente uno scenario di crisi che si protrae dall’ultima settimana di febbraio 2026, quando l’Iran ha dichiarato la chiusura unilaterale dello stretto a seguito degli attacchi congiunti condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi militari e nucleari iraniani.
Secondo le fonti citate da CNN, le operazioni di posa sarebbero per ora di portata limitata: alcune decine di ordigni sarebbero stati disseminati nei giorni scorsi nella strettoia che separa il Golfo Persico dal Golfo dell’Oman, larga appena 34 chilometri nel punto più ristretto. Tuttavia, le stesse fonti avvertono che l’Iran conserverebbe ancora tra l’ottanta e il novanta per cento dei propri mezzi navali minori e delle unità destinate alla posa di mine, il che lascia intendere che le forze di Teheran sarebbero in grado di dispiegare centinaia di ordigni lungo la rotta marittima in tempi relativamente brevi.
Le Guardie della Rivoluzione Islamica — il Corpo dei Pasdaran, che di fatto controlla lo stretto insieme alla marina convenzionale iraniana — hanno già dichiarato in precedenza che qualsiasi nave che avesse tentato di transitare sarebbe stata attaccata. CNN ha descritto la situazione nello stretto come una vera e propria “valle della morte”, con un reticolo potenziale di mine, imbarcazioni cariche di esplosivo e sistemi missilistici costieri in grado di trasformare il corridoio in uno sbarramento invalicabile. La Marina degli Stati Uniti, ha precisato un funzionario americano, non ha ancora avviato operazioni di scorta per le navi commerciali in transito, sebbene il presidente Donald Trump abbia dichiarato che la sua amministrazione sta valutando attivamente le opzioni disponibili in tal senso.
L’ultimatum di Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto alle notizie di posa delle mine con un messaggio pubblicato sul suo social Truth, con toni che non lasciano margini di ambiguità interpretativa. “Se l’Iran ha messo mine nello Stretto di Hormuz, di cui non abbiamo segnalazioni, le rimuova immediatamente”, ha scritto il presidente americano, precisando che in caso contrario “le conseguenze militari saranno a livelli mai visti prima” e che la rimozione delle mine rappresenterebbe invece “un passo nella giusta direzione”. La formulazione di Trump include esplicitamente una clausola di salvaguardia diplomatica, aprendo a un de-escalation se Teheran dovesse ottemperare alla richiesta.
L’avvertimento odierno si inserisce in una serie di minacce militari che Trump ha rivolto all’Iran nel corso degli ultimi giorni. In un precedente messaggio diffuso sui social, il presidente aveva già dichiarato che se l’Iran avesse bloccato il flusso di petrolio nello stretto, Washington avrebbe risposto “venti volte più duramente” rispetto a quanto fatto finora, evocando “morte, fuoco e furia” e prospettando attacchi capaci di rendere impossibile per la Repubblica Islamica ricostruirsi come nazione. Trump ha anche sottolineato che la difesa della libertà di navigazione nello Stretto costituirebbe un beneficio diretto per tutti i Paesi dipendenti da quelle rotte energetiche, citando esplicitamente la Cina tra i principali beneficiari di un eventuale intervento americano: “Questo è un regalo degli Stati Uniti d’America alla Cina e a tutte quelle nazioni che utilizzano in modo massiccio lo Stretto di Hormuz”. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
