Il peso dei bonus edilizi continua a gravare sui conti dello Stato e allontana l’Italia dal rientro nei parametri europei. È quanto emerge con chiarezza dall’audizione della Corte dei Conti davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, che fotografa una situazione in cui il deficit 2025 resterà sopra la soglia del 3% del Pil. Un dato che, al di là del linguaggio tecnico, segnala il rinvio dell’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo.
Secondo i magistrati contabili, rispetto alle stime aggiornate del Documento programmatico di finanza pubblica, il consuntivo 2025 evidenzia un peggioramento dell’indebitamento netto di circa 0,1 punti percentuali di Pil, pari a poco meno di 600 milioni di euro. Uno scostamento sufficiente a impedire il raggiungimento dell’obiettivo simbolico e sostanziale fissato dalle regole europee. Il nodo centrale resta l’andamento della spesa pubblica, che continua a crescere più rapidamente delle entrate.
Nel dettaglio, la Corte individua nell’accelerazione della spesa in conto capitale una delle principali determinanti del peggioramento. L’aumento complessivo, pari a 11,6 miliardi, è riconducibile in larga parte ai contributi agli investimenti, rivisti al rialzo di 6,1 miliardi proprio per effetto della maggiore spesa legata ai bonus edilizi. A questi si aggiungono 3,5 miliardi di investimenti fissi lordi, sostenuti anche dai programmi del PNRR, e ulteriori 2 miliardi di altre spese in conto capitale.
Il riferimento ai bonus edilizi, e in particolare al Superbonus introdotto durante il governo guidato da Giuseppe Conte, è esplicito. La Corte sottolinea come la misura, nella sua impostazione originaria, non abbia consentito fin dall’inizio una stima precisa degli oneri complessivi. Solo successivamente sono stati introdotti correttivi, a fronte di una dinamica della spesa che si è rivelata molto più elevata delle attese iniziali.
Il quadro che emerge è quello di una misura con effetti rilevanti sia sul piano contabile sia su quello economico. Da un lato, l’impatto diretto sui saldi di finanza pubblica; dall’altro, le conseguenze sul mercato edilizio, caratterizzato negli anni recenti da forti tensioni su prezzi, domanda di manodopera e disponibilità di materiali. Un contesto che ha richiesto interventi normativi ripetuti, tra modifiche alla disciplina, restrizioni sulle cessioni dei crediti e tentativi di contenimento della spesa.
Nel dibattito politico, il tema resta centrale. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha più volte indicato nei bonus edilizi una delle principali cause delle difficoltà nel percorso di rientro del deficit. Dall’altra parte, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico rivendicano gli effetti espansivi della misura sull’economia, in termini di crescita e occupazione. Tuttavia, la valutazione tecnica della Corte introduce un elemento di oggettività nel confronto, legando direttamente la dinamica della spesa ai risultati sui conti pubblici.
Nel passaggio finale dell’audizione, la Corte evidenzia come l’esposizione residua legata al Superbonus sia in progressiva riduzione, lasciando intravedere una fase conclusiva della misura. Resta però il tema dell’eredità finanziaria, che continuerà a incidere sui bilanci pubblici anche negli anni successivi.
La questione, in definitiva, riguarda il rapporto tra politiche di incentivo e sostenibilità dei conti. L’esperienza del Superbonus rappresenta un caso emblematico: una misura di forte impatto economico, ma accompagnata da criticità nella previsione e nel controllo della spesa. Un equilibrio complesso, destinato a rimanere al centro del dibattito sulle future scelte di finanza pubblica. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
