Il taglio delle accise sui carburanti è appeso a un filo e, salvo sorprese dell’ultima ora, potrebbe non essere rinnovato oltre la scadenza del 6 giugno. Al suo posto prende corpo l’ipotesi di un bonus da 100 euro destinato alle famiglie più fragili, individuate tra circa 1,2 milioni di nuclei con Isee fino a 15mila euro e già beneficiari della social card. Una misura dal costo contenuto, stimato in circa 120 milioni di euro, ben lontano dai quasi 2 miliardi spesi dall’esecutivo dal 18 marzo per sostenere il prezzo dei carburanti attraverso il taglio delle accise.
La copertura del voucher, secondo quanto emerge, sarebbe garantita dall’extragettito Iva generato proprio dall’aumento dei prezzi alla pompa, pari a circa 150 milioni di euro. Un’operazione che, sulla carta, consentirebbe di superare la logica degli interventi generalizzati per concentrare le risorse su una platea più ristretta. Resta tuttavia sul tavolo, seppur in posizione meno solida, anche l’ipotesi di una proroga parziale dello sconto sui carburanti, eventualmente rimodulata in base agli aumenti registrati – in particolare sulla benzina – e finanziata attingendo ai fondi di coesione europei non ancora utilizzati.
Il nodo, però, è politico prima ancora che finanziario. L’ennesimo bonus selettivo rischia di alimentare un meccanismo ormai consolidato: una stratificazione di interventi frammentati che continuano a concentrarsi sulle stesse fasce di reddito, senza incidere in modo strutturale sull’economia reale. Una dinamica che finisce per drenare risorse pubbliche senza affrontare le cause profonde dell’aumento dei prezzi, né tantomeno le ricadute sistemiche sull’intero tessuto produttivo.
Alla luce di questi elementi, appare sempre più evidente come la scelta tra proroga delle accise e bonus una tantum rischi di essere un falso dilemma. Il vero tema riguarda l’allocazione delle risorse disponibili. Piuttosto che moltiplicare micro-interventi, avrebbe maggiore senso concentrare gli sforzi su un ambito strategico come il trasporto delle merci. È lì che il costo dei carburanti si trasmette direttamente ai prezzi finali, alimentando l’inflazione e riducendo il potere d’acquisto in modo generalizzato.
Del resto, i dati empirici raccontano una realtà meno drammatica di quanto spesso rappresentato. Il ponte del 2 giugno appena trascorso ha registrato un record di spostamenti, con milioni di italiani in viaggio e un forte afflusso turistico. Un segnale chiaro: nonostante i rincari, la domanda di mobilità privata resta elevata, segno che il prezzo dei carburanti, pur in crescita, non ha prodotto un effetto dissuasivo tale da giustificare interventi emergenziali indiscriminati.
In questo contesto, continuare a inseguire il consenso attraverso bonus selettivi rischia di rivelarsi una strategia miope. Serve invece una visione più ampia, capace di distinguere tra esigenze reali e interventi simbolici, orientando le risorse verso obiettivi che abbiano un impatto concreto e duraturo sull’economia del Paese. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
