Una metaniera russa lunga 277 metri è alla deriva nel Mediterraneo centrale e si sta avvicinando alle acque di Lampedusa. Si tratta della Arctic Metagaz, un’imbarcazione gravemente danneggiata dopo una serie di esplosioni avvenute tra il 3 e il 4 marzo 2026 nelle acque comprese tra la Libia e Malta. A bordo, secondo le informazioni disponibili, si troverebbero ancora circa 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas naturale liquefatto, oltre a un carico stimato di 61.000 tonnellate di GNL.
Dopo le esplosioni, i 30 membri dell’equipaggio — tutti cittadini russi — hanno abbandonato la nave a bordo di una scialuppa di salvataggio. Sono stati successivamente soccorsi dalla petroliera russa Respect e trasferiti in Libia. Da allora, la Arctic Metagaz è rimasta completamente priva di equipaggio, in balia dei venti e delle correnti che la stanno lentamente trascinando verso nord-ovest, in direzione dell’isola italiana.
La nave era partita il 24 febbraio dal porto di Murmansk, in Russia, con destinazione Port Said, in Egitto, probabilmente per transitare attraverso il Canale di Suez. Il segnale del sistema di identificazione automatica — l’AIS — risulta perso da diversi giorni, rendendo difficile monitorarne con precisione la posizione e la rotta. Costruita nel 2003, la Arctic Metagaz è considerata parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, quel gruppo di imbarcazioni utilizzate da Mosca per esportare prodotti energetici sanzionati da Stati Uniti ed Europa. La nave è sottoposta a sanzioni americane e britanniche dal 2024.
Secondo la versione ufficiale diffusa dal ministero dei Trasporti russo, la metaniera sarebbe stata colpita da droni navali ucraini senza equipaggio, lanciati dalla costa libica. “Il 3 marzo, nelle immediate vicinanze delle acque territoriali della Repubblica di Malta, Stato membro dell’Unione europea, è stata compiuta un’aggressione contro la nave russa Arctic Metagaz”, si legge nel comunicato diffuso da Mosca tramite l’agenzia Tass. Il governo russo ha definito l’episodio “un atto di terrorismo internazionale e pirateria marittima”. L’Ucraina non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito e la versione russa non è stata verificata in modo indipendente.
La situazione preoccupa le autorità italiane per diversi motivi. Il rischio ambientale è il principale: una eventuale fuoriuscita delle 900 tonnellate di gasolio potrebbe avere conseguenze gravi per l’ecosistema marino, la pesca e l’economia turistica dell’isola. Il gas naturale liquefatto, in caso di dispersione, tenderebbe invece a evaporare rapidamente senza lasciare tracce persistenti. Vi è poi un secondo fronte di preoccupazione: la deriva della nave lungo una delle rotte più trafficate al mondo per i flussi migratori potrebbe rappresentare un serio ostacolo alla navigazione. Fino a quando la Arctic Metagaz si trova in acque internazionali, le autorità non hanno potere di intervento diretto sulla situazione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
