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Caro energia, Centrali a Carbone pronte a ripartire subito. Pichetto Fratin: “A una condizione”

Il ministro dell’Ambiente apre alla riattivazione degli impianti fermi da mesi nel contesto della crisi energetica legata all’instabilità nel Golfo.

L’impennata dei prezzi energetici riporta in discussione le centrali a carbone italiane. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato che gli impianti di Civitavecchia e Brindisi potrebbero tornare in funzione in tempi rapidissimi: “Possono essere operative anche subito, basta un decreto”. La condizione posta dal ministro è però vincolante: il prezzo del gas dovrà stabilizzarsi stabilmente oltre la soglia dei 70 euro per megawattora, altrimenti la riattivazione non sarebbe sostenibile dal punto di vista economico.

Le due centrali termoelettriche, entrambe gestite da Enel, sono ferme da tempo. La centrale di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia dispone di una potenza installata di circa 1.980 megawatt, mentre l’impianto Federico II di Brindisi raggiunge i 2.640 megawatt. Entrambe le strutture avevano già contribuito a garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale durante la crisi energetica seguita al conflitto in Ucraina nel 2022, quando produssero insieme circa 6 terawattora nei soli primi nove mesi dell’anno. Da allora, la competitività del gas rispetto al carbone aveva reso antieconomico il loro utilizzo. Nel 2025 i due impianti erano rimasti completamente fermi.

Il contesto è cambiato. La nuova crisi nel Golfo ha fatto risalire bruscamente le quotazioni del gas, esercitando una pressione crescente sulle bollette elettriche di famiglie e imprese. Secondo il ministro, la situazione creatasi è “devastante” per l’intero settore produttivo italiano. A cavarsela sono le aziende che in passato avevano sottoscritto contratti a prezzo fisso, oggi al riparo dalle oscillazioni di mercato. Per le altre, l’impatto si fa sentire direttamente sui costi di produzione.

Sul fronte degli stoccaggi, il governo ha scelto per ora di attendere, scommettendo su un’inversione della curva dei prezzi nei prossimi mesi. Il ministero rivendica una posizione più solida rispetto alla crisi del 2022, con una rete di approvvigionamenti più articolata e diversificata rispetto al passato.

Pichetto Fratin ha poi acceso i riflettori su un paradosso che riguarda la transizione energetica. Secondo il ministro, in Italia risultano bloccati progetti per oltre 150 gigawatt di capacità rinnovabile: “Spesso a fermarli a livello regionale sono proprio quei partiti che a livello nazionale accusano il governo di non fare abbastanza per le rinnovabili”. Il ministro ha sottolineato che a livello centrale le autorizzazioni procedono a ritmo sostenuto, ma che l’ostacolo principale si concentra nelle sedi regionali, in particolare in quelle governate dal centrosinistra.

La questione delle centrali a carbone non è nuova. Già a fine 2024 il ministero aveva avviato una verifica con Enel per valutare i costi di mantenimento degli impianti in riserva fredda, stimati in circa 78 milioni di euro per dodici mesi. La Commissione europea aveva però sollevato seri dubbi sulla compatibilità di eventuali compensazioni con la normativa sugli aiuti di Stato. Oggi, con i prezzi energetici nuovamente in tensione, il tema torna al centro del dibattito politico ed economico. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!