Dopo la vittoria del “no” al referendum, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è diventata il bersaglio di una serie di insulti, minacce e intimidazioni sui social media, in un clima di odio esploso nelle ore successive alla chiusura delle urne.
Tra i commenti più gravi apparsi sull’account della premier si legge: “A breve non potrai neanche uscire di casa per non essere sommersa da sputi”. Non si tratta di un caso isolato: centinaia di messaggi offensivi, in gran parte provenienti da profili anonimi, hanno inondato i canali social della presidente del Consiglio subito dopo che il risultato è diventato chiaro.
Tra i contenuti pubblicati figurano immagini che richiamano la morte di Benito Mussolini a Piazzale Loreto, riferimento diventato ricorrente negli attacchi online diretti al governo. Altri commenti esprimono soddisfazione per la sconfitta del “sì” con toni volgari e denigratori, oppure lanciano appelli alle dimissioni della premier.
Meloni, nella serata del voto, era apparsa in video per commentare l’esito referendario richiamando il principio del rispetto della volontà popolare. Proprio questo gesto ha scatenato la reazione più aggressiva da parte di una parte degli utenti della rete.
Il fenomeno non è nuovo. Da quando Meloni è entrata a Palazzo Chigi, gli attacchi sui social si ripetono con una cadenza prevedibile a ogni evento politico rilevante: profili senza nome, messaggi violenti e nessuna assunzione di responsabilità da parte di chi li pubblica.
Sullo sfondo resta il tema del linguaggio pubblico: quando la dialettica politica lascia spazio al livore e all’incitamento, il passo verso episodi concreti di violenza si accorcia. Il rischio che la violenza verbale si traduca in azioni reali rimane una preoccupazione concreta per la tenuta della convivenza democratica. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
