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Caso Epstein, Bank of America paga 72,5 milioni per risolvere la causa legale

Bank of America ha accettato di pagare 72,5 milioni di dollari per chiudere la class action intentata dalle vittime di Epstein, che accusavano la banca di aver agevolato il traffico sessuale del finanziere tra il 2011 e il 2019.

Bank of America ha accettato di pagare 72,5 milioni di dollari per chiudere una class action intentata da un gruppo di donne che accusano il secondo istituto bancario degli Stati Uniti di aver agevolato e finanziato le attività di traffico sessuale orchestrate dal finanziere Jeffrey Epstein, come risulta dai documenti depositati venerdì 27 marzo 2026 presso il tribunale federale di Manhattan.

La causa era stata avviata lo scorso ottobre da una delle presunte vittime, identificata con lo pseudonimo di Jane Doe, che aveva depositato il ricorso a nome proprio e di tutte le altre donne coinvolte. Nell’atto d’accusa si sosteneva che Bank of America avesse “consapevolmente e intenzionalmente partecipato, assistito, supportato e agevolato il giro di traffico sessuale di Jeffrey Epstein, fornendogli servizi bancari e di investimento mentre ignorava i segnali d’allarme, venendo meno alle proprie responsabilità in materia di conformità e regolamentazione”. Il periodo preso in considerazione dalla causa copre gli anni compresi tra il 2011 e il 2019, durante i quali, secondo i legali delle vittime, la banca avrebbe gestito conti correnti utilizzati da Epstein e dai suoi associati per finanziare e organizzare le attività illecite.

Un ruolo di primo piano nell’inchiesta è stato attribuito anche al miliardario Leon Black, cofondatore di Apollo Global Management, attraverso i cui conti presso Bank of America sarebbero stati trasferiti circa 170 milioni di dollari a Epstein. Secondo i legali delle vittime, quei trasferimenti rappresentavano “il mezzo principale attraverso il quale la rete di traffico sessuale veniva finanziata, senza apparente scopo commerciale o lecito”. Black ha sempre negato qualsiasi illecito e non figura tra i convenuti nel procedimento, ma la formalizzazione dell’accordo ha consentito anche di evitare la deposizione di otto ore prevista per il 26 marzo a suo carico.

L’accordo era stato anticipato a metà marzo, quando gli avvocati delle due parti avevano comunicato al giudice federale Jed Rakoff, titolare del procedimento a Manhattan, di aver raggiunto un “settlement in principle”, senza tuttavia rendere noti i dettagli economici dell’intesa. Il giudice ha sospeso il procedimento il 16 marzo, fissando successivamente un’udienza per l’approvazione formale dell’accordo. L’accordo definitivo, che richiede l’approvazione del giudice Rakoff, è stato ufficializzato venerdì con il deposito congiunto degli atti da parte di David Boies e Bradley Edwards, legali delle querelanti, i quali hanno precisato che la soluzione raggiunta rappresenta “l’opzione migliore per i loro assistiti, considerato che molti membri della classe hanno subito danni molti anni fa e necessitano ora di un risarcimento finanziario”.

Gli avvocati delle vittime hanno richiesto fino al 30% dell’importo liquidato, pari a circa 21,8 milioni di dollari, a titolo di onorari legali, secondo quanto riportato negli atti giudiziari. La banca, dal canto suo, ha precisato di non riconoscere alcuna responsabilità né di ammettere alcuna condotta illecita: “Pur ribadendo le nostre precedenti dichiarazioni, compreso il fatto che Bank of America non ha agevolato crimini di traffico sessuale, questa soluzione ci consente di mettere la questione alle spalle e offre ulteriore chiusura alle querelanti”, ha dichiarato un portavoce dell’istituto.

Il caso si inserisce in un filone giudiziario più ampio che ha coinvolto, nel corso degli ultimi anni, diversi grandi istituti finanziari accusati di aver intrattenuto rapporti commerciali con Epstein nonostante le evidenze del suo comportamento criminale. JPMorgan Chase aveva accettato di versare 290 milioni di dollari nel 2023 per chiudere una causa analoga, mentre Deutsche Bank aveva patteggiato per 75 milioni di dollari. L’accordo di Bank of America, inferiore per importo rispetto a quello di JPMorgan ma sostanzialmente in linea con quello di Deutsche Bank, rappresenta dunque il terzo caso di risoluzione stragiudiziale tra un grande istituto di credito e le vittime del finanziere pedofilo.

La vicenda di Jeffrey Epstein, arrestato nel 2019 con l’accusa di aver gestito per decenni una rete di traffico sessuale coinvolgente minorenni e trovato morto nella sua cella nel carcere federale di Manhattan nell’agosto dello stesso anno in circostanze ancora dibattute, ha generato un’ondata di procedimenti civili che continua a produrre sviluppi giudiziari rilevanti. Le cause intentate contro le banche si fondano sulla tesi che gli istituti di credito abbiano avuto accesso a informazioni sufficienti per riconoscere la natura illecita delle transazioni gestite per conto di Epstein, ma abbiano deliberatamente scelto di non agire per ragioni di profitto, violando in questo modo i propri obblighi di segnalazione e di adeguata verifica della clientela previsti dalla normativa antiriciclaggio.

Il fatto che tre delle principali banche americane ed europee abbiano optato per accordi extragiudiziali, senza mai ammettere responsabilità, alimenta interrogativi irrisolti sull’effettiva estensione della rete di complicità che avrebbe sorretto per anni le attività criminali di Epstein. Gli accordi, pur garantendo un risarcimento alle vittime, hanno contestualmente impedito un approfondimento istruttorio pieno, con la conseguenza che numerosi documenti relativi alle transazioni sospette restano riservati e sottratti al dibattito pubblico, lasciando aperta la questione sulla reale portata del coinvolgimento del sistema finanziario in una delle vicende di abuso e sfruttamento sessuale più gravi della storia recente degli Stati Uniti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!