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Conte e il pranzo con l’uomo di Trump, Zampolli: “Mi ha chiesto di salutargli il Presidente”

Il leader del M5S ha incontrato Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump, in un ristorante romano. Polemiche per il doppio registro: in piazza contro gli Usa, a tavola con l’emissario del presidente americano.
Credit © la7

Giuseppe Conte e Paolo Zampolli si sono incontrati a pranzo al ristorante Sanlorenzo, in via dei Chiavari a Roma. A rivelare l’appuntamento è stato il quotidiano Libero, che ha pubblicato anche alcune foto dei due commensali nella sala riservata al piano inferiore del locale. L’incontro, durato circa un’ora e quarantacinque minuti, ha immediatamente acceso il dibattito politico.

Zampolli, imprenditore milanese trapiantato negli Stati Uniti e amico di lunga data di Donald Trump, ricopre attualmente il ruolo di inviato speciale del presidente americano per le partnership globali. Intervistato dal Giornale, ha confermato senza esitazioni il pranzo con il leader del Movimento 5 Stelle. “Sì, siamo vecchi amici, quando sono a Roma ci sentiamo, qualche volta ci vediamo”, ha dichiarato. E sul rapporto tra Conte e Trump ha aggiunto: “Conte e Trump si conoscono benissimo, Trump considera Conte un amico carino e gentile”.

La notizia ha sollevato reazioni immediate nel centrodestra. Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno accusato Conte di tenere un doppio registro: da un lato le piazze contro l’America e le critiche durissime alla politica estera statunitense, dall’altro un pranzo riservato con l’uomo più vicino a Trump in Italia. “Si va in piazza a manifestare contro il governo degli Stati Uniti e poi si va a pranzo con l’emissario speciale del presidente Trump”, ha attaccato il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami.

Il contesto rende l’incontro ancora più significativo. Nelle ore precedenti al pranzo, il governo italiano aveva negato l’utilizzo della base di Sigonella ai bombardieri americani, alimentando tensioni diplomatiche. Lo stesso Conte, nei giorni scorsi, aveva definito gli attacchi statunitensi all’Iran un “completo fallimento” e aveva accusato Washington di “atti di bullismo”, incalzando anche il Partito Democratico per quello che considera un pacifismo troppo moderato.

La replica del leader pentastellato non si è fatta attendere. Con una lettera pubblica indirizzata al direttore di Libero, Mario Sechi, Conte ha respinto ogni insinuazione. “L’incontro non ha avuto nessuna aura di segretezza”, ha scritto, spiegando che è avvenuto “su precisa richiesta del signor Zampolli, avanzata con lettera formale nella quale ha esibito le sue credenziali di Special Envoy of the President Trump for Global Partnerships”. Conte ha aggiunto di aver scelto un luogo pubblico proprio per trasparenza.

Nel merito della conversazione, l’ex premier ha rivendicato coerenza con le posizioni del Movimento. Ha dichiarato di aver incaricato Zampolli di riferire direttamente a Trump la sua contrarietà agli attacchi contro l’Iran, giudicati “completamente contrari al diritto internazionale”. Ha ribadito l’impegno affinché le basi italiane non vengano utilizzate per operazioni militari americane e ha definito “folle” il fatto che gli Stati Uniti si lascino trascinare dal governo Netanyahu.

>> Chi è Paolo Zampolli, l’inviato speciale di Trump

Zampolli, dal canto suo, ha minimizzato la portata politica dell’incontro parlando con diverse testate. All’Adnkronos ha raccontato che si è trattato di un pranzo tra amici che non si vedevano da tempo. “Non era un incontro che fa parte della mia missione”, ha precisato, aggiungendo però che Conte “mi ha chiesto di salutargli il presidente Trump e io lo farò al più presto”. Un dettaglio che conferma come, dietro la facciata conviviale, il canale diplomatico informale tra l’ex premier e la Casa Bianca resti aperto. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!