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Parlamento, ecco i leader politici più assenteisti

Percentuali elevate di assenza tra i leader dell’opposizione riaprono il nodo della partecipazione parlamentare: tra impegni esterni e ruolo istituzionale, cresce il divario che interroga la qualità della rappresentanza democratica.

Nel pieno di una stagione politica segnata da scontri e rivendicazioni sulla centralità del Parlamento, i dati sulle presenze in Aula dei principali leader dell’opposizione aprono un fronte critico difficilmente ignorabile. L’analisi evidenzia percentuali di assenza elevate, in alcuni casi estremamente significative, che sollevano interrogativi sulla reale partecipazione alla funzione legislativa.

Va precisato che i leader della maggioranza non rientrano in questa rilevazione, in quanto impegnati nell’esecutivo con incarichi ministeriali che ne giustificano l’assenza dai lavori parlamentari ordinari. Diverso il caso delle opposizioni, chiamate per definizione a esercitare un ruolo diretto e costante nelle Aule.

Tra i più virtuosi spicca la figura di Carlo Calenda, con un tasso di assenza del solo 17,1%. Una percentuale molto contenuta rispetto alla media degli altri leader, che tuttavia non cancella del tutto il tema della continuità della presenza istituzionale. Più marcata la quota di Matteo Renzi, al 29,2%, seguita da Angelo Bonelli al 31,8%, dati che iniziano a delineare una partecipazione discontinua.

Non molto distante Nicola Fratoianni, al 39,1% seguito poi da Luigi Marattin, che sfiora la metà delle sedute con il 49,8% di assenze. Percentuali di questo livello mettono in discussione il contributo diretto al lavoro parlamentare, soprattutto per figure che ricoprono ruoli di guida politica.

Ancora più netta la criticità nei casi di Elly Schlein che registra un’assenza del 79,4% e sopratutto Giuseppe Conte che arriva addirittura all’82,2% di assenze incoronandolo come Leader politico più assente in questa legislatura. Numeri che, al di là delle giustificazioni legate agli impegni politici esterni legati ai partiti di appartenenza, pongono un problema evidente di rappresentanza e presenza nelle sedi istituzionali.

Se è vero che la leadership politica si esercita anche fuori dal Parlamento, è altrettanto evidente che un livello così alto di assenze rischia di svuotare il ruolo delle Aule e di indebolire il rapporto diretto tra eletti e funzione legislativa. In un sistema parlamentare, la presenza non è un dettaglio formale ma un elemento sostanziale della democrazia rappresentativa.

Il tema, dunque, non è solo statistico ma politico: può un leader rivendicare centralità istituzionale senza garantire una presenza significativa nei luoghi in cui quella centralità si concretizza? Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!