Un pranzo in un ristorante del centro di Roma, il Sanlorenzo in via dei Chiavari, consumato attorno alle 13.10 di martedì 31 marzo 2026, ha acceso un’improvvisa bufera politica attorno a Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle. Il commensale seduto di fronte all’ex presidente del Consiglio non era un interlocutore qualsiasi: si trattava di Paolo Zampolli, nominato da Donald Trump come Special Envoy of the President for Global Partnerships, ovvero inviato speciale del presidente degli Stati Uniti con rango di ambasciatore, figura ad oggi unica nell’intera Unione Europea.
A rivelare l’incontro è stato il quotidiano Libero, corredando la notizia con alcune fotografie che ritraggono i due a tavola. La notizia ha suscitato immediate polemiche trasversali, in particolare da parte del centrodestra, che ha accusato Conte di condurre un “doppio gioco”: attaccare pubblicamente l’amministrazione Trump e Washington sui temi della politica estera, per poi incontrare in modo riservato il suo emissario in Italia. Conte ha risposto con una lettera, precisando che l’incontro era avvenuto su esplicita richiesta formale di Zampolli, che si era presentato con le proprie credenziali diplomatiche, e che aveva scelto deliberatamente un luogo pubblico proprio per garantire la massima trasparenza.
Chi è Paolo Zampolli
Paolo Angelo Zampolli è nato a Milano il 5 marzo 1970, sebbene le sue radici familiari affondino nella Val di Zoldo, in provincia di Belluno, dove sono originari i suoi nonni. Trasferitosi negli Stati Uniti in giovane età, ha costruito la propria fortuna professionale a New York nel settore della moda, fondando quella che viene descritta come una delle prime agenzie di modelle della città. È proprio in questo contesto che si colloca l’episodio che avrebbe cambiato la sua vita e, indirettamente, quella degli Stati Uniti: è stato Zampolli, secondo le biografie ufficiali e le sue stesse dichiarazioni, a presentare a Donald Trump la modella slovena Melania Knauss, futura First Lady americana. La sua agenzia le aveva fornito il visto d’ingresso come lavoratrice, aprendo di fatto la strada alla carriera statunitense della donna che avrebbe poi sposato il futuro presidente.
Il legame con Trump si è consolidato nei decenni successivi, trasformandosi in un’amicizia personale di lungo corso che oggi conta oltre trent’anni. Zampolli è un convinto sostenitore del movimento MAGA (Make America Great Again) e ha partecipato attivamente alla rete di relazioni che circonda l’establishment trumpiano. Nel dicembre 2020, durante il primo mandato presidenziale, Trump lo aveva già nominato nel consiglio di amministrazione del John F. Kennedy Center for the Performing Arts a Washington, a testimonianza di un rapporto di fiducia reciproca che va ben oltre la semplice conoscenza.
Il ruolo diplomatico all’ONU
Prima di ricevere l’incarico come inviato speciale per l’Italia, Zampolli aveva già ricoperto un ruolo nell’arena diplomatica internazionale, operando come ambasciatore alle Nazioni Unite in rappresentanza di uno Stato caraibico. Questa esperienza lo ha introdotto nei circuiti della diplomazia multilaterale, conferendogli una familiarità con i meccanismi istituzionali internazionali che va al di là del profilo puramente imprenditoriale. La nomina a special envoy per l’Italia, conferitagli direttamente da Trump in un incontro a Mar-a-Lago agli inizi del 2025, rappresenta tuttavia il vertice del suo percorso diplomatico, collocandolo in una posizione di interlocutore privilegiato tra Washington e Roma.
Zampolli ha spiegato la distinzione tra il suo ruolo e quello di un ambasciatore tradizionale: “L’ambasciatore ha compiti istituzionali. Io sono una cosa diversa. Sono Special Envoy, anche se ho il rango di ambasciatore”, ha dichiarato in un’intervista. Il suo mandato consiste nel rafforzare i legami politici ed economici tra gli Stati Uniti e l’Italia, spaziando dai rapporti commerciali alla cooperazione nel settore della difesa, lavorando come canale informale ma autorevole tra le due capitali. L’Italia è risultata essere, fino ad oggi, l’unico Paese dell’Unione Europea a disporre di un inviato speciale dedicato da parte dell’amministrazione Trump, circostanza che Zampolli stesso ha letto come “una chiara indicazione dell’importanza dell’Italia per il presidente e la sua volontà di stabilire un rapporto privilegiato con la premier Giorgia Meloni”.
La polemica politica
Il pranzo del 31 marzo al Sanlorenzo ha generato una ridda di interpretazioni politiche. Conte ha tenuto a chiarire che, nel corso dell’incontro, non ha modificato in alcun modo le posizioni del Movimento 5 Stelle in materia di politica estera, anzi ha incaricato Zampolli di riferire a Trump che gli attacchi all’Iran sono a suo giudizio “completamente contrari al diritto internazionale” e che il presidente americano rischia di “avere tutta la comunità internazionale contro”. Ha inoltre ribadito le proprie critiche alla gestione americana della crisi in Medio Oriente, con riferimento esplicito alla politica del governo di Benjamin Netanyahu.
Dal canto suo, Zampolli ha minimizzato la portata dello scambio, dichiarando al portale Adnkronos: “Giuseppe è un amico, mio e del presidente; non lo vedevo da tempo, l’ho solo salutato. E abbiamo mangiato molto bene”. Ha aggiunto che Conte gli ha chiesto di trasmettere i propri saluti a Trump e che provvederà a farlo “al più presto”. La vicenda ha messo in luce le tensioni interne al panorama politico italiano, con il centrodestra che ha sfruttato l’occasione per rimarcare quella che considera una contraddizione tra la retorica antiamericana dei 5 Stelle e i comportamenti concreti del loro leader. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
