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Leadership centrosinistra, Renzi: “Se Schlein e Conte si sfidano voto Schlein”

Il leader di Italia Viva, ospite di Otto e Mezzo su La7, si schiera per Schlein in un ipotetico ballottaggio con Conte e rilancia lo strumento delle primarie per scegliere il candidato premier del campo largo.
Credit © X account @matteorenzi

Il dibattito sulla leadership del centrosinistra si arricchisce di un nuovo tassello con le dichiarazioni rilasciate da Matteo Renzi, leader di Italia Viva, nel corso della trasmissione Otto e Mezzo su La7, condotta da Lilli Gruber. Il senatore ed ex presidente del Consiglio ha affermato con chiarezza che, in caso di ballottaggio alle primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, esprimerebbe il proprio voto in favore della segretaria del Partito Democratico: “Se ci fosse un ballottaggio tra Conte e Schlein voterei Schlein”, ha dichiarato, aggiungendo però che i rapporti personali tra i protagonisti della scena politica devono rimanere estranei alle logiche strategiche della coalizione.

Le parole di Renzi giungono in un momento particolarmente delicato per il cosiddetto campo largo, quella coalizione di centrosinistra che dopo il risultato referendario sul premierato — con il No che ha prevalso nettamente — si trova a dover sciogliere il nodo cruciale della guida unitaria in vista delle prossime elezioni politiche, attese nel 2027. Il leader di Italia Viva ha ribadito la propria convizione che la soluzione non possa prescindere dallo strumento delle primarie, definite “una grande festa di popolo” se condotte con serietà e partecipazione: “Qual è l’alternativa? Far decidere a chi?”, ha incalzato, respingendo l’ipotesi di accordi tra dirigenti lontani dalla base elettorale.

Il contesto in cui matura questa dichiarazione è quello di una competizione sempre più serrata tra i due principali pretendenti alla leadership dell’opposizione. Da un lato Elly Schlein, che rivendica il proprio ruolo di leader naturale del centrosinistra in quanto segretaria del partito più grande della coalizione, e che ha dichiarato di non avere “nessuna intenzione di fare passi indietro”; dall’altro Giuseppe Conte, che secondo diversi osservatori “ha indossato di nuovo l’abito da premier”, rilanciando con forza la propria candidatura all’indomani della consultazione referendaria.

L’ulteriore elemento di tensione all’interno del campo progressista è rappresentato dalle voci, rilanciate anche dal Corriere della Sera, secondo cui figure di peso come Goffredo Bettini e Massimo D’Alema avrebbero invitato la segretaria democratica a compiere un “atto di generosità”, cedendo a Conte il ruolo di candidato premier. Una tesi respinta con fermezza da esponenti del Pd come Gianni Cuperlo, il quale ha sottolineato che Schlein “ha dimostrato con atti, parole, coerenze di essere certamente la più unitaria di questo campo”, ricordandone il contributo decisivo al mantenimento dell’unità della coalizione nelle elezioni regionali.

Sullo stesso palcoscenico, Renzi ha anche espresso un giudizio su Silvia Salis, figura emergente nel panorama progressista, alla quale ha riservato parole di apprezzamento: “Se Silvia Salis si candidasse la voterei volentieri”, ha affermato, aggiungendo tuttavia che la diretta interessata si sarebbe dichiarata contraria allo strumento delle primarie, condizione che per Renzi rappresenta un presupposto irrinunciabile per qualsiasi percorso di selezione della leadership. Anche il nome di Pier Luigi Bersani è tornato a circolare come possibile “federatore”, figura di mediazione in grado di tenere insieme le diverse anime di una coalizione che fatica a trovare una sintesi sui vertici.

Il leader di Italia Viva ha contestualizzato le proprie preferenze all’interno di una visione più ampia, precisando che il proprio impegno principale sarà quello di costruire un polo riformista autonomo nell’ambito del campo largo: “Lavorerò perché Casa riformista abbia un candidato o una candidata”, ha spiegato, delineando così una strategia che punta a garantire a Italia Viva una presenza riconoscibile e distinta all’interno di una coalizione che rischia di essere dominata dai soli Pd e Movimento 5 Stelle. Le primarie, in questa ottica, rappresentano sia uno strumento di legittimazione democratica sia un terreno su cui il partito renziano intende giocare le proprie carte.

Il nodo della leadership del centrosinistra resta dunque aperto e tutt’altro che prossimo a una soluzione, con le varie componenti della coalizione che continuano a marcare le proprie posizioni senza che emerga ancora un punto di convergenza. Rosy Bindi ha sottolineato come il problema centrale sia che “Conte e Schlein non si riconoscono e non si legittimano tra di loro”, una frattura che rende complessa qualsiasi ipotesi di unità organica sotto una guida condivisa. In questo scenario frammentato, la dichiarazione di Renzi assume un significato politico preciso: da un lato segnala la preferenza per un profilo più istituzionale e meno populista alla guida dell’opposizione, dall’altro ribadisce che le regole del gioco devono passare per la partecipazione dal basso e non per accordi di palazzo.

In prospettiva, il dibattito sulla leadership del centrosinistra appare destinato ad animare i prossimi mesi della politica italiana, con il 2027 come orizzonte temporale che rende sempre più urgente una risposta definitiva. Il referendum sul premierato ha dato nuova energia all’opposizione e, come osservato da più parti, ha riaperto concretamente la prospettiva di una vittoria elettorale; ma trasformare questo slancio in un progetto politico coeso e credibile richiederà scelte difficili, alle quali nessuno dei protagonisti sembra ancora disposto a rinunciare in favore dell’altro. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!