La Svezia sta correggendo in modo netto la propria strategia scolastica dopo anni in cui l’istruzione aveva puntato con decisione sulla digitalizzazione, fino a introdurre strumenti digitali anche nella prima infanzia, e la nuova linea politica si fonda su un principio preciso: il ritorno alle competenze di base passa da più libri cartacei, più scrittura a mano e da un uso molto più cauto dei dispositivi elettronici nelle classi . Il cambio di rotta non nasce da una generica diffidenza verso la tecnologia, ma da una revisione pubblica e istituzionale del rapporto tra apprendimento, schermi e sviluppo cognitivo, maturata mentre nel Paese crescevano i timori per il calo della comprensione del testo e per l’indebolimento della capacità di concentrazione degli studenti .
Al centro della nuova impostazione c’è una presa di posizione molto chiara del Karolinska Institutet, richiamata nel dibattito pubblico e nelle ricostruzioni internazionali sulla svolta svedese, secondo cui esistono prove scientifiche evidenti del fatto che gli strumenti digitali possano ostacolare, piuttosto che migliorare, l’apprendimento degli studenti, soprattutto quando diventano il canale prevalente dell’attività didattica . La stessa impostazione è stata poi ripresa dal governo svedese, che nei propri documenti ufficiali sostiene che le abilità fondamentali, come lettura, scrittura, attenzione, concentrazione e calcolo, vengano acquisite meglio attraverso attività analogiche svolte in ambienti analogici, con libri fisici, carta e penna .
La decisione assume particolare rilievo perché la Svezia era stata a lungo considerata uno dei laboratori più avanzati della scuola digitale europea, con una forte enfasi su tablet, ricerche online e strumenti informatici già nei primi anni di percorso educativo . Proprio per questo il ripensamento ha un peso che va oltre i confini nazionali: non si tratta dell’adozione iniziale della tecnologia, ma della revisione critica di un modello che era stato assunto come riferimento in molti sistemi educativi occidentali .
Le autorità svedesi collegano la necessità di intervenire anche al peggioramento della capacità di lettura registrato negli ultimi anni, tanto che il governo ha presentato il rafforzamento della lettura come una priorità strategica dell’intero sistema scolastico . Eurydice, nella scheda dedicata alla riforma, riferisce che la comprensione del testo degli alunni svedesi è in calo e che oltre il 20 per cento degli studenti della scuola dell’obbligo non riesce a leggere correttamente, elemento che ha spinto l’esecutivo a finanziare in modo diretto l’acquisto di libri per scuole dell’infanzia e scuole di base .
Nel concreto, il governo ha stanziato nel 2024 un fondo statale da 176 milioni di corone svedesi per l’acquisto di narrativa e saggistica destinata ai primi anni dell’istruzione, una misura che, secondo la stima ufficiale riportata da Eurydice, può tradursi in circa 880 mila libri . Parallelamente, Stoccolma ha avviato un investimento più ampio sui libri di testo scolastici, con 685 milioni di corone nel 2023, 658 milioni nel 2024 e 755 milioni nel 2025, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al principio di un libro per ogni studente e per ogni materia .
Il ritorno ai supporti cartacei è accompagnato da una modifica normativa significativa, perché dal primo luglio 2024 sono entrati in vigore chiarimenti alla legislazione scolastica che rafforzano il diritto degli alunni ad avere accesso a libri di testo e altri strumenti didattici . Questa cornice giuridica indica che la scelta non è solo pedagogica o simbolica, ma strutturale, dal momento che l’accesso ai materiali stampati viene ricondotto a un obbligo più definito per il sistema scolastico .
Un altro passaggio decisivo riguarda la scuola dell’infanzia, cioè il segmento in cui la digitalizzazione aveva spinto più avanti l’uso dei dispositivi, e proprio qui il governo ha deciso di cambiare radicalmente direzione . Secondo le indicazioni ufficiali, il National Agency for Education è stato incaricato di rivedere il curriculum prescolare per eliminare l’obbligo di utilizzare strumenti digitali e per orientare l’educazione verso un ambiente sostanzialmente privo di schermi .
Il governo svedese ha inoltre stabilito che, nel nuovo impianto curricolare in vigore dal primo luglio 2025, per i bambini sotto i due anni debbano essere utilizzati soltanto strumenti analogici, come i libri, mentre per tutti gli altri bambini l’eventuale uso di strumenti non analogici dovrà essere fortemente limitato . Si tratta di una restrizione molto più severa rispetto al passato e segnala che, nella valutazione dell’esecutivo, l’esposizione precoce agli schermi non costituisce un valore di per sé, ma un fattore da ammettere solo in presenza di un vantaggio educativo documentato .
La motivazione scientifica e politica è espressa in termini espliciti nei documenti governativi, dove si afferma che gli ambienti senza schermo offrono condizioni migliori per sviluppare relazioni, capacità di concentrazione e apprendimento della lettura e della scrittura . Nello stesso testo il governo precisa che gli strumenti digitali dovrebbero essere introdotti nell’insegnamento solo a un’età in cui favoriscono davvero l’apprendimento e non quando, al contrario, rischiano di ostacolarlo, ribaltando così il paradigma della digitalizzazione come bene sempre e comunque progressivo .
La svolta investe anche le prove nazionali, perché nel gennaio 2024 il governo ha modificato il mandato dell’agenzia scolastica nazionale stabilendo che i test nazionali per i primi anni della scuola obbligatoria non debbano più essere digitali . La ragione, secondo il testo ufficiale, è che gli alunni più piccoli apprendono meglio usando penna, carta e libri fisici, un passaggio che collega direttamente la scelta valutativa alla più ampia revisione della didattica .
Anche il tema della distrazione in classe viene affrontato come parte della stessa emergenza educativa, dal momento che il governo ha incaricato il National Agency for Education di indagare sull’uso dei dispositivi digitali nelle scuole e di proporre misure per ridurre l’impiego di strumenti elettronici personali che incidono negativamente sullo sviluppo delle conoscenze e sul contesto educativo . In parallelo, l’esecutivo ha lavorato a un impianto per rendere le scuole senza telefoni cellulari durante la giornata scolastica, sulla base dell’idea che la consegna dei telefoni possa favorire sicurezza, apprendimento e sviluppo cognitivo .
Nel quadro della revisione svedese non scompare l’insegnamento del digitale, ma viene rimesso entro limiti più stretti e subordinato a criteri di età, efficacia e valore pedagogico comprovato . La stessa documentazione ufficiale chiarisce che gli ausili digitali non vengono esclusi in assoluto, ma devono essere selezionati con attenzione, introdotti più tardi e utilizzati solo quando esiste un chiaro supporto scientifico e un valore educativo documentato, superando l’idea di una sostituzione generalizzata dei libri con gli schermi .
Il significato politico di questa inversione di rotta risiede dunque nella scelta di riconoscere che l’iper-digitalizzazione scolastica, soprattutto nella prima infanzia, non ha prodotto automaticamente migliori competenze e potrebbe anzi aver accompagnato un indebolimento delle basi dell’apprendimento, dalla lettura profonda alla concentrazione prolungata . Per questo la Svezia ha deciso di tornare a un equilibrio diverso, in cui il libro cartaceo, la lettura silenziosa, la scrittura manuale e la mediazione dell’insegnante recuperano un ruolo centrale, mentre tablet e altri strumenti digitali vengono ricollocati come strumenti accessori e non più come architrave del percorso scolastico . Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
