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Crisi Medio Oriente, ACI Europe: “Aeroporti Ue a rischio carburante entro tre settimane”

Gli aeroporti europei rischiano una carenza sistemica di jet fuel entro tre settimane se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto. L’allarme arriva da ACI Europe in una lettera al commissario Ue ai trasporti Tzitzikostas.

Gli aeroporti europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei entro le prossime tre settimane se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto. L’allarme arriva da ACI Europe, l’associazione che rappresenta gli hub aeroportuali dell’Unione europea, in una lettera visionata dal Financial Times e indirizzata al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas.

Nella missiva, ACI Europe avverte delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale riguardo alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’Ue”. Le riserve di jet fuel si stanno esaurendo rapidamente mentre “l’impatto delle attività militari sulla domanda” di petrolio mette ulteriormente a dura prova le forniture.

Il passaggio chiave della lettera fissa una scadenza precisa: “Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’Ue”. L’avvicinarsi della stagione estiva, quando il trasporto aereo alimenta l’intero ecosistema turistico europeo, rende ancora più urgente la situazione.

L’allarme si inserisce in un contesto di forte dipendenza europea dalle raffinerie che si affacciano sullo Stretto di Hormuz: gli aeroporti del continente ricevono da quell’area circa la metà del jet fuel disponibile. Le importazioni europee di carburante aereo sono già scese a 420 mila barili al giorno, con un calo del 40% rispetto alla settimana precedente, mentre i prezzi sono raddoppiati — una tonnellata di cherosene ha sfiorato i 1.800 dollari, più del doppio rispetto a fine febbraio.

L’associazione denuncia anche l’assenza di strumenti adeguati a livello comunitario: “Al momento non esiste una mappatura, una valutazione o un monitoraggio a livello europeo della produzione e della disponibilità di carburante per aerei”. Una crisi dell’approvvigionamento, si sottolinea nella lettera, “comprometterebbe gravemente le operazioni aeroportuali e la connettività aerea, con il rischio di gravi ripercussioni economiche per le comunità colpite e per l’Europa”.

Sul fronte delle compagnie aeree, Ryanair e Lufthansa hanno già avvertito della possibilità di cancellazioni di voli e riduzione della capacità. Il numero uno di Ryanair Michael O’Leary ha dichiarato che, se il conflitto si protraesse fino a maggio, le compagnie potrebbero dover tagliare i voli estivi. Anche alcuni Paesi asiatici, come il Vietnam, hanno già iniziato a razionare il carburante per aerei. Il direttore generale di Iata, Willie Walsh, ha infine precisato che anche in caso di rapida riapertura dello Stretto ci vorrebbero mesi prima che forniture e prezzi tornassero alla normalità. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!