Una riduzione drastica degli investimenti nella difesa finanziati attraverso i prestiti europei e, sullo sfondo, un messaggio politico diretto a Bruxelles sul fronte energetico. È questa la linea che emerge dalle ultime mosse del governo guidato da Giorgia Meloni, che avrebbe deciso di ridimensionare sensibilmente il ricorso al programma Security Action for Europe (Safe), lo strumento della Commissione europea destinato a sostenere gli investimenti in sicurezza e armamenti dei Paesi membri.
Secondo quanto riferito da fonti governative, l’Italia — che inizialmente aveva previsto di accedere a circa 14,9 miliardi di euro sui 150 complessivi messi a disposizione dall’Unione — si orienta ora verso un utilizzo molto più contenuto delle risorse. L’intenzione sarebbe quella di limitarsi ai soli progetti già legati a contratti esistenti, per un valore stimato tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Una scelta che comporta, di fatto, un taglio di circa 10 miliardi rispetto alle previsioni iniziali.
La decisione si inserisce in un quadro politico più ampio e si lega direttamente alla posizione espressa dalla presidente del Consiglio nel corso di un recente intervento televisivo, in cui ha sottolineato l’impossibilità di spiegare ai cittadini che le risorse disponibili siano destinate esclusivamente alla difesa. Un’affermazione che riflette la volontà dell’esecutivo di riequilibrare le priorità, puntando a ottenere maggiore attenzione europea sul tema dell’energia.
In questo contesto, assume rilievo la scadenza del 31 maggio per la presentazione dei progetti legati ai fondi Safe. Il governo italiano avrebbe scelto di non procedere con l’invio delle richieste entro il termine, preferendo attendere la risposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla lettera inviata da Meloni lo scorso 18 maggio, incentrata proprio sulla necessità di nuovi interventi e risorse per il settore energetico. La replica è attesa per il 3 giugno e, fino ad allora, Roma manterrà una posizione attendista.
Parallelamente, la vicenda evidenzia anche tensioni interne all’esecutivo, in particolare tra la presidente del Consiglio e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Il progetto Safe rappresenta infatti uno dei pilastri dell’azione politica del ministro, che ne ha fatto un elemento qualificante del proprio mandato. I confronti tra i due vengono descritti come “franchi”, segno di un dialogo aperto ma segnato da divergenze sostanziali sulla gestione delle priorità strategiche.
Sul piano europeo, la scelta italiana riapre una fase di complessità nei rapporti con Bruxelles. Il tema della difesa, centrale nell’agenda dell’Unione, si intreccia con quello energetico, su cui il governo italiano chiede maggiore impegno e flessibilità. Una dinamica che segna un’evoluzione rispetto alla precedente fase di collaborazione tra Meloni e von der Leyen, oggi messa alla prova da interessi e priorità divergenti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
