Giuseppe Conte gioca una partita a più tavoli. Da un lato continua a guidare un Movimento 5 Stelle che ha già cambiato pelle rispetto alle origini, archiviando definitivamente la stagione grillina e avviando un percorso costituente che lo ha reso leader indiscusso del partito. Dall’altro, stando alle indiscrezioni che circolano con insistenza negli ambienti politici romani, l’ex presidente del Consiglio starebbe valutando l’ipotesi di un ulteriore salto: la creazione di un soggetto politico del tutto nuovo, che possa raccogliere le ambizioni di chi vuole guidare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche del 2027.
L’ultimo tassello di questa strategia si chiama NOVA 2026, il progetto lanciato ufficialmente il 7 aprile dal M5S su impulso dello stesso Conte, con cui il Movimento intende costruire il programma politico attraverso un processo partecipativo aperto ai cittadini. “Non caliamo un programma dall’alto, ma lo costruiamo insieme a chi l’Italia la vive ogni giorno”, recita la nota dei coordinatori regionali Marco Croatti e Gabriele Lanzi che ha accompagnato il lancio dell’iniziativa. Un’operazione che, in apparenza, sembra rafforzare l’identità pentastellata, ma che nelle letture più attente degli osservatori politici viene interpretata come il preludio a una rifondazione più radicale.
La strategia delle primarie
Il vero campo di battaglia, per Conte, sono le primarie del centrosinistra. Dopo il successo del fronte del No al referendum sulla giustizia del 23 marzo 2026, il leader del M5S ha rilanciato con forza l’ipotesi di una consultazione aperta per scegliere il candidato premier del “campo largo”. “È presto per dirlo ma il M5S si sente protagonista e sarà sicuramente rappresentato nelle primarie”, ha dichiarato Conte, lasciando intendere senza troppe riserve la propria disponibilità a scendere in campo personalmente. Un messaggio diretto alla segretaria del Pd Elly Schlein, che ha risposto dichiarandosi “disponibile alle primarie” qualora fosse questa la scelta della coalizione.
Secondo un sondaggio elaborato da YouTrend nel dicembre 2025, Conte risulterebbe il potenziale leader del campo largo più competitivo contro Giorgia Meloni, davanti ad Antonio Decaro e Silvia Salis. Tuttavia, lo stesso sondaggio registra un dato che impone cautela: in un ipotetico confronto diretto a due tra Conte e Schlein alle primarie, sarebbe la segretaria dem a prevalere con il 40,0% contro il 35,6% del leader pentastellato, con una quota rilevante di indecisi pari al 24,4%. Un margine che lascia aperta la partita, ma che fotografa anche i limiti della candidatura contiana al di fuori dell’elettorato specificamente M5S.
Il nodo dell’identità politica
La questione del nuovo partito si intreccia inevitabilmente con quella dell’identità del Movimento 5 Stelle. L’ipotesi, riportata dal quotidiano Il Tempo nell’edizione del 10 aprile 2026, è che Conte stia valutando di “sbancate i gazebo” delle primarie per poi procedere a una vera e propria rifondazione: addio al M5S come lo conosciamo, via libera a un soggetto politico interamente modellato sulla figura dell’ex premier. Un progetto che, per una certa ironia della storia, finirebbe per soddisfare anche Beppe Grillo, il fondatore del Movimento che proprio in questi giorni ha rivendicato la titolarità del simbolo e del nome della sua creatura politica.
In realtà, la trasformazione è in atto da anni. Già nell’ottobre 2024, dopo la definitiva rottura con Grillo, il Corriere della Sera aveva riportato che Conte non avrebbe fondato un nuovo partito in senso formale, preferendo “rifondare” quello esistente a partire dall’assemblea costituente del dicembre 2024. Il risultato, scriveva il quotidiano milanese, sarebbe stato “un nuovo partito de facto“, con l’obiettivo di sottrarre definitivamente a Grillo le “chiavi di casa” del Movimento. Quella fase è ormai compiuta: Conte è stato riconfermato leader dagli iscritti nell’ottobre 2025 e ha avviato il rinnovo dei vertici a inizio 2026, con la definizione di una nuova squadra di vicepresidenti.
Il percorso verso il 2027
L’architrave della strategia contiana per le elezioni politiche del 2027 è sintetizzata in una formula ormai ricorrente: “Prima il programma, poi il percorso, poi individueremo l’interprete”. Una sequenza deliberatamente vaga sul punto cruciale — ovvero chi guiderà la coalizione — ma molto precisa sulla direzione di marcia. Conte vuole che sia il M5S a dettare l’agenda programmatica del fronte progressista, portando come “dote” il lavoro della fase costituente aperta alla società civile. In questo senso, il progetto NOVA 2026 non è soltanto un esercizio partecipativo interno al Movimento, ma un tentativo di posizionamento nell’intero spazio del centrosinistra.
Il leader M5S ha anche esplicitato, in un videomessaggio diffuso a fine dicembre 2025, la propria ambizione di lungo corso: “Nel 2026 partirà un grandissimo cantiere in cui saranno coinvolti non solo gli iscritti ma chiunque vorrà partecipare per costruire il progetto di governo per un’Italia migliore”. Un lessico che travalica i confini tradizionali di un partito e che punta a intercettare quell’elettorato deluso o non ancora fidelizzato che costituisce il serbatoio potenziale di qualsiasi nuova offerta politica. La sfida, per Conte, è duplice: consolidare il consenso interno al M5S, evitando ulteriori emorragie, e al tempo stesso costruire un profilo da leader nazionale credibile, capace di reggere il confronto con Schlein nelle primarie e con Meloni nelle politiche.
Il triangolo Conte-Schlein-Salis
Nello scenario delle primarie, il duello non è soltanto a due. Accanto a Conte e Schlein si staglia la figura di Silvia Salis, indicata da alcuni come possibile “terzo incomodo” capace di intercettare un elettorato diverso da quello tradizionale dei due principali partiti di centrosinistra. Salis si è però sempre espressa contro le primarie, rendendo incerta la sua effettiva partecipazione a una consultazione che, al momento, resta ancora un’ipotesi e non una decisione formalizzata dalla coalizione. Un sondaggio pubblicato da L’Unità a fine marzo 2026 indica che il 36,1% degli elettori del centrosinistra vedrebbe in Conte il candidato ideale, quota che sale al 42,6% restringendo la rosa a soli tre nomi.
La partita è ancora aperta su tutti i fronti. Che Conte decida di procedere con una formale fondazione di un nuovo soggetto politico oppure di proseguire sulla strada della rifondazione interna al M5S, la sostanza della sua strategia non cambia: puntare alle primarie del centrosinistra come strumento di legittimazione popolare, costruire un programma di governo che possa fungere da collante per l’intera coalizione progressista, e presentarsi alle elezioni del 2027 come il candidato premier più competitivo per sfidare Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
