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Luciana Littizzetto “querelata dall’Esercito”: le frasi sui militari e la replica della comica

A distanza di un anno, il caso Littizzetto resta emblematico del conflitto tra satira e sensibilità istituzionale, con risvolti legali ancora aperti e un dibattito che continua a dividere opinione pubblica e mondo militare.
Credit © Warner Bors Discovery

La vicenda che coinvolge Luciana Littizzetto torna al centro del dibattito pubblico a oltre un anno dalla trasmissione incriminata, riaccendendo il confronto tra libertà satirica e tutela dell’onore delle istituzioni militari. Tutto ha origine dalla puntata del 9 marzo 2025 di Che tempo che fa, durante la quale la comica, nella consueta letterina indirizzata a Ursula von der Leyen sul tema del riarmo europeo, pronunciò la frase “noi italiani non siamo capaci di fare le guerre, facciamo cagarissimo a combattere”.

Parole che suscitarono immediate reazioni nel mondo militare e tra le associazioni legate ai caduti. Nei giorni successivi, il generale Giorgio Battisti criticò pubblicamente l’uscita, mentre il tenente in congedo Pasquale Trabucco presentò una querela alla Procura di Milano. A questa si affiancò l’azione dell’Osservatorio Vittime del Dovere, che definì le dichiarazioni “diffamatorie e ingiuriose” e lesive della memoria di chi ha perso la vita in servizio.

Dal punto di vista giuridico, tuttavia, non risulta una querela formalmente avanzata dall’Esercito Italiano come istituzione. Un elemento non secondario, che colloca la vicenda nell’ambito di iniziative individuali e associative, piuttosto che in un contenzioso diretto con le Forze Armate nel loro complesso.

Intervistata il 21 aprile 2026 dal Corriere della Sera, Littizzetto è tornata sul caso con toni che confermano la propria linea difensiva. “Ne ho una in ballo con l’Esercito”, ha dichiarato, ribadendo di aver espresso un giudizio sul carattere nazionale degli italiani e non sulle famiglie dei caduti. La comica ha inoltre richiamato il senso della propria satira citando “sono responsabile di ciò che dico, non di quello che capisci”, frase attribuita a Massimo Troisi, rivendicando così la distanza tra intenzione ironica e interpretazione del pubblico.

Il caso resta quindi sospeso tra due dimensioni difficilmente conciliabili. Da un lato la satira, che per sua natura utilizza paradosso e provocazione per stimolare il dibattito politico e culturale; dall’altro la sensibilità di una parte del mondo militare, che ha percepito quelle parole come un’offesa all’onore delle Forze Armate e al sacrificio dei caduti. Una frattura che continua a interrogare il confine tra libertà espressiva e responsabilità pubblica, soprattutto quando il linguaggio dell’ironia si confronta con temi identitari e istituzionali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!